Vinicio Marchioni illumina il Piccinni con Riccardo III: «Il potere non cambia mai, Shakespeare parla sempre al presente»
Corriere della Sera - Cultura

Vinicio Marchioni illumina il Piccinni con Riccardo III: «Il potere non cambia mai, Shakespeare parla sempre al presente»

Domenica 8 febbraio 2026
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L'attore nella rappresentazione con la regia di Antonio Latella e traduzione di Federico Bellini

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Vinicio Marchioni illumina il Piccinni con Riccardo III: «Il potere non cambia mai, Shakespeare parla sempre al presente»

di Annibale Gagliani

L'attore nella rappresentazione con la regia di Antonio Latella e traduzione di Federico Bellini

Vinicio Marchioni è pronto a illuminare il proscenio del teatro Piccinni di Bari col suo purissimo talento attoriale. Protagonista del Riccardo III di William Shakespeare – regia di Antonio Latella e traduzione di Federico Bellini (prodotto da Teatro Stabile dell’Umbria e Lac) –, reciterà in cinque repliche: mercoledì 11 febbraio alle 19.30; giovedì 12 febbraio, 19.30; venerdì 13 febbraio, 21; sabato 14 febbraio, 20; domenica 15 febbraio, 18. Una rappresentazione magistrale del controverso sovrano inglese: deforme, spietato, pervaso dalla possessione del trono e delle donne. Una corte che oscilla tra bieca follia e bellezza scintillante. Inoltre domenica 15 febbraio, ore 11, l’attore romano sarà ospite della libreria Il Ghigno di Molfetta per la presentazione del suo romanzo d’esordio, Tre notti (Rizzoli).

Riccardo III, una figura talmente malvagia da rasentare la commedia. Forse ci ricorda qualche potente – ubriaco di potere – del mondo di oggi?
«La scrittura di Shakespeare è universale: le dinamiche narrate seicento anni fa in Riccardo III, per questo tipo di potere autoritario, folle, cieco, completamente narcisistico, simpaticamente volgare, sono le stesse di oggi. Nella nostra versione, con la regia di Antonio Latella, che non ha voluto attualizzare la messa in scena, le parole risuonano e ci fanno venire in mente oscuri personaggi che inquietano le nostre vite. Ma in qualsiasi epoca venga messa in scena, purtroppo, questo potere malvagio e autoritario può essere evocato».

Che sensazioni prova quando recita i testi del Bardo dell’Avon?
«Noi cerchiamo di fare da tramite tra le parole di Shakespeare e il pubblico, per emozionarlo, ma anche per farlo riflettere. Le sensazioni che ha un attore sono quelle che si attraversano mentre studi il materiale. Avere la possibilità d’immergerti in tutto quello che è stata la storia con la S maiuscola, quindi la Guerra dei Cent’anni, la Guerra delle Rose, e ritrovarti a riflettere sulle dinamiche che quotidianamente sono sotto i nostri occhi. Provi un grande dolore per l’umanità, perché ti chiedi, ma è possibile che siamo così ciechi da cascarci ogni volta se le dinamiche del potere sono sempre le stesse?».

Quale battuta di Riccardo III sente di più e la spiazza sempre recitare?
«Ogni sera inizio lo spettacolo col primo monologo: “Ora all’inverno del nostro scontento… in questo fiacco e flautato tempo di pace”. Mi viene da pensare a quanta ipocrisia ci sia in questo periodo nel mondo, perché la pace, la democrazia, la serenità che viviamo è fondata sul sangue delle guerre. Il regista ci ha portato tutti a riflettere sulla prima parola che apre questo spettacolo: “Ora”. È una dichiarazione di universalità, nel senso che in qualsiasi epoca verrà messo in scena Riccardo III si aprirà sempre con “qui e ora”».

Il suo romanzo, “Tre notti”, racconta la borgata romana che lei ha vissuto visceralmente. Cos’è cambiato oggi nella periferia della capitale?
«La borgata di Tre Notti era completamente distaccata da Roma. Un micro-paese intorno alla capitale, come tante altre borgate, costruite dalle microcomunità che si trasferivano dall’Abruzzo, dalle Marche, da Rieti, dal Sud. Ne facevano parte le persone più variegate, tra cui le prostitute, quelli dai diecimila mestieri, i figli drogati o coloro che per vivere andavano a rubare le radio nelle macchine. Era gente che non veniva esclusa: quel microcosmo si aiutava a vicenda. Non esistevano termini come “inclusività”, perché l’inclusività era normale, faceva parte del modo di vivere. Se qualcuno di esterno faceva del male anche ai tipi più eccentrici, la comunità interveniva, li difendeva. Il romanzo descrive la costruzione dei nuovi palazzoni, dei primi grandissimi agglomerati urbani che avrebbero trasformato quelle borgate nella periferia che conosciamo. La storia è ambientata nel 1991 anche per questo: volevo riflettere sul cambiamento dell’Italia, osservando il linguaggio, e di conseguenza il nostro modo di pensare e vivere».

Cosa le lascia dentro la Puglia ogni volta che ci torna?
«Un grande senso di calore. Sono molto legato a Bari perché "20 sigarette", il mio primo film per il cinema nel 2010, è stato proiettato per la prima volta proprio al Bif&st. Un festival che mi ha omaggiato del premio “Vittorio Gassman” come miglior attore protagonista nel 2022, per il film "Ghiaccio". La Puglia mi porta fortuna».

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8 febbraio 2026 ( modifica il 8 febbraio 2026 | 15:24)

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