Non c'è un modo giusto per dirlo
Corriere della Sera - Cultura

Non c'è un modo giusto per dirlo

Venerdì 18 settembre 2026
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Pubblichiamo in anteprima l'incipit di «Le cose in natura semplicemente crescono» di Yiyun Li. La scrittrice americana nata in Cina (Pechino, 1972) ha perso due figli a distanza di sette anni, entrambi suicidi. Il memoir sul secondo dramma ha vinto il premio Pulitzer lo scorso maggio e arriva in Italia per NN Editore dal 22 settembre (traduzione di Laura Noulian, con una prefazione di Andrea Bajani, pp. 239, euro 18).

Sabato 19 settembre 2026

Non c'è un modo giusto per dirlo

Pubblichiamo in anteprima l'incipit di «Le cose in natura semplicemente crescono» di Yiyun Li. La scrittrice americana nata in Cina (Pechino, 1972) ha perso due figli a distanza di sette anni, entrambi suicidi. Il memoir sul secondo dramma ha vinto il premio Pulitzer lo scorso maggio e arriva in Italia per NN Editore dal 22 settembre (traduzione di Laura Noulian, con una prefazione di Andrea Bajani, pp. 239, euro 18).

di YIYUN LI

«Non c’è un modo giusto per dirlo»: quando arriva, la polizia introduce inesorabilmente la cattiva notizia con questa frase, come se la sua presenza non fosse già di pessimo auspicio. La prima volta che la sentii, sapevo già di cosa mi avrebbero informata. Ciononostante, prestai attenzione al modo in cui la cattiva notizia mi veniva comunicata: l’ispettore insistette perché prima mi sedessi. Presi posto al tavolo da pranzo, lui spostò un’altra sedia alla giusta distanza e si sedette a sua volta. Senza dubbio stava seguendo il protocollo, tuttavia la frase – «non c’è un modo giusto per dirlo» –mi colpì perché era insieme precisa ed efficace. Dev’essere un’espressione che, benché sia quasi una frase fatta, non si usa spesso nel linguaggio di tutti i giorni; la sua precisione mi è rimasta impressa.

La seconda volta, avendo immaginato ciò che stavano per comunicarmi, non mi soffermai più su quelle parole.E non aspettai che l’ispettore mi dicesse di sedermi. Indicai una sedia a mio marito e ne presi un’altra dal soggiorno. Il mio cuore già cominciava ad avvertire quella sensazione per cui non esiste un nome. Chiamatela dolorosa, chiamatela straziante, chiamatela de­vastante, ma sono tutte parole sbagliate, inutili nella loro familiarità. Stavolta, i quattro poli­ziotti restarono in piedi.

Non c’è un modo giusto per esporre simili fatti,che vanno riconosciuti prima di proseguire con il libro. Mio marito e io avevamo due figli e li abbiamo persi entrambi: Vincent nel 2017, a sedici anni; James nel 2024, a diciannove. Entrambi hanno scelto il suicidio, ed entrambi sono morti non lontano da casa; James vicino a Princeton Station, Vincent vicino a Princeton Junction.

Gli ispettori incaricati dei due casi apparte­nevano a due diverse agenzie pubbliche; una collegata all’Amtrack, l’altra alla New Jersey Transit. Mentre scrivo, prendo all’improvviso coscienza di una cosa che non mi era chiara né qualche mese fa, né tantomeno ieri. I fatti spie­gherebbero il disagio dell’ispettore della New Jersey Transit, quando mi aveva detto, durante la sua seconda visita, di non essere riuscito a tro­vare il fascicolo di Vincent nell’archivio. Aveva un atteggiamento inquieto,forse provava umi­liazione per la sua incapacità o il fastidio di do­verci affrontare di nuovo. Durante la sua prima visita, aveva fatto tutto il possibile per evitare ogni riferimento al suicidio, ripetendo le parole «non possiamo dire di più, al momento» e «l’in­dagine è in corso» e «scena del crimine». Nono­stante quel suo farfugliare, avevo già capito che James si era suicidato. E fui io a dirgli che anche il fratello di James era morto suicida vicino a Princeton Junction, poco più di sei anni prima.

La mia amica Elizabeth, arrivata da Austin, Texas, giusto in tempo per essere con noi prima dell’appuntamento con l’ispettore, dopo scosse la testa. «Non sembra particolarmente capace, no?» disse, e io ne convenni. A quel punto, le raccontai dell’altro ispettoreche, alla sua se­conda visita, ci aveva detto che lavorava per il Dipartimento di polizia dell’Amtrak da oltre vent’anni e ogni volta che andava dai familia­ri di un suicida tornava a casa ad abbracciare i suoi due figli, anche quando ormai erano di­ventati troppo grandi per gli abbracci. È una verità scomoda che io non possa fare a meno di osservare e notare le cose anche nei momenti più terribili.

Sette giorni dopo la morte di James, l’ispetto­re della New Jersey Transit tornò per restituir­ci lo zainetto di James, proprio come l’ispettore dell’Amtrack era tornato per riportarci il telefo­no di Vincent. Un caso che coinvolge la vita e la sua conclusione non si chiude mai,miracolosa­mente, al momento della dichiarazione di morte.
(© 2025, Yiyun Li All rights reserved; © 2026 Enne Enne Editore, Milano).

Su «la Lettura» #773, in edicola solo domani e disponibile da oggi in anteprima nell'App, Yiyun Li (nella foto) è intervistata da Enrico Rotelli.

18 settembre 2026 ( modifica il 18 settembre 2026 | 18:38)

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