Adolescenti, scuola e Costituzione: cauti sull'AI, temono il registro elettronico. E sull'uguaglianza uno su quattro ha dei dubbi
I risultati della nuova indagine sugli studenti curata dal Laboratorio Adolescenza di Milano e Iard con la collaborazione di Corriere.it/scuola
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Adolescenti, scuola e Costituzione: cauti sull'AI, temono il registro elettronico. E sull'uguaglianza uno su quattro ha dei dubbi
di Maurizio Tucci*I risultati della nuova indagine sugli studenti curata dal Laboratorio Adolescenza di Milano e Iard con la collaborazione di Corriere.it/scuola
* Presidente Laboratorio Adolescenza Milano
Quattro studenti su cinque (78,8%) sostengono che una società multiculturale e multietnica sia un’opportunità e un arricchimento e il 73,3% condivide in pieno l’articolo 3 della nostra Costituzione che sancisce l’uguaglianza dei cittadini senza distinzione di sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali. Due importanti squarci di luce in un’adolescenza che si dimostra, ancora una volta, l’unica concreta speranza per un futuro migliore.
L'indagine
I dati emergono dall’edizione 2026 della «Indagine sugli stili di vita degli adolescenti che vivono in Italia», realizzata da Laboratorio Adolescenza e Istituto di ricerca Iard con il patrocinio della Società Italiana di Pediatria e la collaborazione di Corriere.it/scuola, su un campione nazionale rappresentativo di 3.040 studenti tra i 13 e i 19 anni. E un’altra evidenza confortante è che, in controtendenza rispetto al trend registrato negli ultimi anni, aumenta la percentuale di adolescenti che ritiene che, al di là delle capacità individuali, una buona preparazione scolastica e universitaria sia la cosa più importante per raggiungere dei traguardi nella vita (35% vs 22% nel 2019). Evidenza che piace molto ad Alessandra Condito, Dirigente del Liceo Classico Tito Livio di Milano, che commenta: «La migliore dimostrazione che i giovani, che insistiamo a definire distratti e indifferenti, sono capaci di uno sguardo lungo sulle cose della vita. In un momento in cui si sollecitano le famiglie a considerare percorsi formativi più brevi (vedi il 4 + 2) e si continua a pensare che l’Alternanza Scuola-Lavoro (ora Formazione Scuola Lavoro) sia cosa buona e giusta, gli adolescenti ci dicono/sanno che una formazione di qualità è propedeutica a una buona qualità della vita».
Le eccezioni all'articolo 3 della Costituzione
Non va comunque sottovalutato e va certamente «recuperato» quel 25% (31% dei maschi) che condivide l’articolo 3 della Costituzione «ma con qualche eccezione» o non lo condivide del tutto. Così come va anche recuperato – considerando che sulla carta ci sono ore in abbondanza che le scuole dovrebbero dedicare all’educazione civica – quel 20% (che nelle scuole tecniche e professionali supera abbondantemente il 30%) che crede che il contenuto dell’art. 3 sia una raccomandazione Onu o un articolo del Codice Penale, e quel 20% che crede che l’Italia sia una Repubblica federale o presidenziale.
La relazione con gli insegnanti
Per tornare al tema più specifico della scuola, è positivo osservare che il 63,4% degli studenti intervistati considera «buona» la comunicazione con gli insegnanti e il 57% si riconosce nella valutazione che la scuola dà di lei/lui (voti, considerazione da parte degli insegnanti, reputazione complessiva). Anche se nei licei il 45% (vs 32% in tecnici e professionali) si considera sottovalutato. Riguardo al registro elettronico, solo uno studente su quattro (e nei licei anche meno) lo ritiene utile. Il 36% lo riterrebbe accettabile se i voti fossero visibili dopo qualche giorno in modo che possano loro scegliere il momento in cui comunicarli ai genitori e non essere costretti a doverne rendere conto magari già al citofono rientrando a casa. La maggioranza relativa (38%) lo considera tout-court una forma di controllo inaccettabile. Prevedibile, ovviamente, che il 97% consideri ingiusto il divieto di portare il cellulare a scuola, dividendosi tra chi considera giusto silenziarlo durante le lezioni (68%) e chi spegnerlo (29%).
Il bullismo
Resiste ancora, anche se in calo rispetto agli anni passati, la preferenza per la classe tradizionale (51%) rispetto alla soluzione «aule e insegnanti dedicati alle differenti discipline con compagni di classe di volta in volta diversi».
Nell’indagine si è anche analizzato se e quanto, al di là programma curriculare, gli studenti avessero l’opportunità di parlare, con uno o più insegnanti, di argomenti di interesse generale. Ne è risultato che oltre il 75% ha modo di parlare di bullismo e cyberbullismo, rispetto delle regole per la convivenza collettiva, razzismo, intolleranza e pregiudizi. Tra il 50% e il 75% ha modo di parlare di rischi legati all’uso dei social media, violenza di genere, opportunità e rischi dell’intelligenza artificiale, conseguenze del cambiamento climatico, conseguenze derivanti dal consumo di alcool e droghe. Meno del 50% di orientamento di genere, sessismo, molestie sessuali. Fanalino di coda tra gli argomenti trattati (32%) «sessualità e affettività», anche perché probabilmente gli insegnanti sono demotivati o anche preoccupati di farlo considerando le sempre maggiori difficoltà che il Legislatore introduce per consentire di parlare di questi argomenti a scuola.
Gli insegnanti sono meno propensi, invece, a dare consigli agli studenti riguardo ad attività a cui dedicare parte del tempo libero. Sopra il 50% solo consigli per vedere un film o leggere un romanzo, 44% una serie TV o su piattaforme online, 43% uno spettacolo teatrale, 34% un saggio di approfondimento o l’ascolto di un podcast, 29% un profilo o una pagina social, 18% un concerto.
I timori sull'Ai
Riguardo all’intelligenza artificiale, la maggioranza relativa degli adolescenti (38%) esprime preoccupazione nel valutare l’impatto dell’intelligenza artificiale sul futuro, contro il 27% che invece ne sostiene i benefici e un terzo del campione che afferma di non sapersi esprimere in proposito. Dati raccolti ben prima di tutto il clamore suscitato nei giorni scorsi dalle dichiarazioni del ricercatore della società Anthropic, Jacob Coxon, che ha denunciato i pericoli imminenti che l’IA potrebbe causare all’intera umanità.
Il timore non impedisce però agli adolescenti di utilizzare l’IA a piene mani come aiuto nello studio. Lo fa abitualmente il 62% delle femmine e il 57% dei maschi, più alle scuole superiori (68%) che alle medie (39%). È positivo – sottolinea Carlo Buzzi, sociologo, Direttore scientifico dell’indagine e coordinatore del Comitato scientifico Iard – che il 67,5% degli studenti abbia la possibilità di parlare, almeno con un insegnante, di intelligenza artificiale analizzando opportunità e rischi. Questo perché l’uso delle tecnologie digitali finalizzato all’apprendimento necessita cautela, riflessività e, in alcuni casi, anche diffidenza, cosa che gli insegnanti sanno bene, come emerge dalla “«Quarta Indagine sui docenti italiani», curata dal sociologo Gianluca Argentin. Ciò non solo perché così facendo lo studio rischia di ridursi ad una sorta di gigante copia-incolla, riducendo inevitabilmente l’assorbimento delle conoscenze, ma soprattutto perché quando gli strumenti utilizzati diventano via via meno controllabili, come sta inequivocabilmente emergendo, il loro utilizzo rischia di perdere le funzioni di supporto per assumere ruoli ancora ignoti».
18 settembre 2026 ( modifica il 18 settembre 2026 | 07:59)
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