AI, le piccole azioni di resistenza
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AI, le piccole azioni di resistenza

Giovedì 17 settembre 2026
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In attesa di un’agenzia di controllo, prendiamo sul serio l'enciclica di Leone XIV

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AI, le piccole azioni di resistenza

Mauro Crippa e Giuseppe Girgenti | 17 settembre 2026

In attesa di un’agenzia di controllo, prendiamo sul serio l'enciclica di Leone XIV

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Quando mai si è visto un tacchino felice nel giorno del ringraziamento? Quando mai un capitalista (non necessariamente turbo) chiede all’autorità pubblica di porre un limite al suo profitto? Se si tagliano le previsioni di utile, crollano i valori delle società, con conseguenze gravi per i portafogli degli azionisti. Ma come facciamo a credere alla sincerità di Sam Altman, Elon Musk, Dario Amodei, Jacob Coxon, novelli sostenitori di una sorta di decrescita felice di dimensioni globali?

A creare questa situazione paradossale è l’AI che sempre di più si tinge di venature apocalittiche, catastrofistiche (se non messianiche, nella versione del Ceo di Palantir, Peter Thiel).
Apprendiamo che ogni giorno cresce il potenziale criminale dell’AI: non solo per hackerare sistemi altrui, inquinare i processi democratici, produrre colossali truffe economiche, sterminare centinaia di milioni di posti di lavoro umani e uccidere innocenti con i droni AI-comandati. Non è più solo uno strumento neutro che diventa cattivo in mani umane. È piuttosto volontà di potenza tecnologica al di là del bene e del male. Fa di testa sua, già vive di una vita propria, decidendo per sé, il bene e il male, la vita e la morte e i destini di tutti noi.

Saltano le graduatorie nelle quali in qualche modo si misurava la corsa alla Superintelligenza, ma restava inviolata la barriera dell’autocoscienza. Con esse, saltano le argomentazioni neopositivistiche di epistemologi, filosofi della scienza e teorici dell’algoretica, di fatto ammutoliti dopo che gli sviluppatori dell’AI li hanno superati a sinistra, saldandosi con le più cupe analisi di un fascismo suprematista e tecnocratico denunciato da Naomi Klein.
Certamente, ciò che è già evidente è che l’AI ha rimescolato le carte: demonizzata dai suoi creatori, eppure ormai imprescindibile nella vita quotidiana di tutti noi. Gli ingegneri avrebbero potuto tirare il freno in tempo utile, fino a due, tre anni fa, ma hanno aspettato di giungere al punto di non ritorno.

Apprendiamo anche che la grande paura nasce dalla constatazione che oggi i prodotti di AI sono concepiti, progettati e costruiti dalla stessa AI. Cerchiamo disperatamente una spina da staccare, un interruttore On-Off da azionare, un pannello di controllo che ci dia la sensazione di essere al comando, ma temiamo di non poterli trovare più. Al di là della catastrofe ventura, siamo già in una catastrofe. Su questo giornale, Milena Gabanelli racconta che il sistema della scienza (l’attendibilità veritativa delle riviste scientifiche) è già inficiata da migliaia di contributi fake, prodotti dall’AI. Sempre sul Corriere, Walter Quattrociocchi scrive che «…una risposta falsa può essere fluida quanto una vera, e un ragionamento sbagliato apparire impeccabile» e ci porta alla conclusione che «non serve una superintelligenza ostile per causare un danno sistemico. Basta una società capace di generare molto più di quanto sia ancora in grado di verificare».

Insomma, la catastrofe è quella cosa che, mentre passiamo il tempo a discuterne, è già tra noi. Allo stesso modo ragioniamo dei cambiamenti climatici e c’è chi li nega, mentre viviamo in città devastate da un caldo mai visto prima. Forse dovremmo realisticamente rassegnarci all’idea di essere in guerra con l’AI: è la prima reazione sana di un organismo che vuole tutelarsi. Affidarsi ai responsabili di questo enorme pericolo è per lo meno incauto. Tanto meno possiamo contare sulla politica (ed infatti il presidente americano, incontinente nella comunicazione ma non privo di malizia, ha bollato i lamenti dei suoi pupilli industriali come privi di senso). In attesa di una irrealistica agenzia internazionale di controllo dell’AI, cominciamo a resistere quotidianamente nelle piccole azioni di ogni giorno. Convinciamo i ragazzi a non utilizzarla per fare temi, versioni e tesi, controlliamo direttamente le fonti e i testi che vogliamo utilizzare, ricerchiamo sempre la dimensione umana nelle diagnosi e nelle cure e rileggiamo, prendendola sul serio, l’ultima enciclica di Leone XIV Magnifica humanitas: già il titolo dice tutto.

17 settembre 2026 ( modifica il 17 settembre 2026 | 21:41)

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