Verona, la crisi tedesca non ferma l’Arena: incassi record, boom di spettatori polacchi
Corriere della Sera - Cultura

Verona, la crisi tedesca non ferma l’Arena: incassi record, boom di spettatori polacchi

Giovedì 17 settembre 2026
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Cambia la geografia del pubblico: diminuiscono i tedeschi ma crescono, oltre ai polacchi, inglesi, americani e spagnoli

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Verona, la crisi tedesca non ferma l’Arena: incassi record, boom di spettatori polacchi

di Matteo Sorio

Cambia la geografia del pubblico: diminuiscono i tedeschi ma crescono, oltre ai polacchi, inglesi, americani e spagnoli

Nell’annata del primato d’incassi, 37 milioni propiziati anche dalle tre serate in più e dal biglietto medio a 88,67 euro, il festival lirico areniano intercetta la pesante congiuntura economica della Germania, che per Verona non è solo il primo mercato dell’export ma anche il principale bacino turistico «esterno». Dagli 82mila tedeschi ospiti in Arena l’estate scorsa si è scesi quest’anno a 71mila, un calo di 11mila presenze, -13%. Cambia la geografia del pubblico, allora, con la quota straniera in Arena che, sui 416mila spettatori totali, decresce dal 61% al 57% e registra la «new entry» dei polacchi, +32%, miglior trend davanti a inglesi e americani (+14%) e spagnoli (+13%).

La crisi della Germania

«La Germania vive un momento di crisi e abbiamo perso una parte del suo pubblico, ma tutt’intorno i dati sono in positivo». Così ieri, 16 settembre, il vicedirettore artistico di Fondazione Arena, Stefano Trespidi, presentando i risultati del 103esimo festival, 8.168 spettatori di media a fronte dei 7.782 dell’anno scorso. «I numeri sono il frutto degli investimenti», le parole di Cecilia Gasdia, sovrintendente da otto anni con il secondo mandato in scadenza a inizio 2028, lei che si è rifatta ai 61,3 milioni di costi di produzione. Il festival 2026 si prepara a incidere sul prossimo bilancio, dopo che la fondazione lirica ha registrato nel ‘25 il decimo utile consecutivo, 85mila euro contro i 171mila del 2024, con il fatturato dei biglietti a incidere su quasi metà dei 61,3 milioni di ricavi.

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Le novità

L’anfiteatro di Piazza Bra intanto è atteso da novità su vari fronti. Il sindaco Damiano Tommasi, ieri, ha dichiarato che «per completare l’eredità delle cerimonie olimpiche e paralimpiche di Milano-Cortina serve l’accessibilità ai gradoni areniani dall’arcovolo 67: speriamo si concretizzi presto». L’assessore comunale alla Cultura, Marta Ugolini, ha ribadito poi il «progetto di un museo che racconterà l’Arena e la lirica in modo coordinato e integrato: è qualcosa che ancora manca, qui tra gli arcovoli, e che vogliamo lasciare alla città, sempre come eredità delle cerimonie di Milano-Cortina».
Per Fondazione Arena c’è inoltre il tema della delibera d’indirizzo con cui la Provincia, a fine luglio, ha dato il via all’iter per contribuire finanziariamente con 700mila euro l’anno a partire dal 2027 e tornare ad avere un ruolo operativo negli uffici di via Roma: sarebbe un ulteriore afflusso economico, per Fondazione, che nel 2025 ha fatto segnare 12,7 milioni di contributi statali, quasi 2.5 milioni dal Comune e 2,1 milioni dai privati. «La strada è lunga e complessa ma c’è la manifestazione d’intenzione della Provincia», il commento di Trespidi, cui è seguito quello di Stefano Negrini, vicepresidente della Provincia: «Vogliamo tornarne nel cda di Fondazione per essere attori protagonisti insieme al Comune».

Le presenze dall'Italia

Tornando ai dati diffusi ieri — in una conferenza cui è intervenuto in video anche il ministro della Turismo, il veronese Gianmarco Mazzi — le presenze dall’Italia al festival lirico 2026 sono state 181mila, oltre 35mila in più. La fetta veronese è appena al 4% del totale, 17.863 presenze: significa 1 veronese ogni 52, se consideriamo i 930mila abitanti tra città e provincia. «È stata l’edizione più giovane della storia», aggiungevano da Fondazione citando l’11% di spettatori under 30. Un target che contribuisce al sempre più preponderante acquisto online, che vale 27,9 milioni ossia il 75% dei ricavi da biglietteria. Quanto alla nuova Traviata ambientata al Moulin Rouge di Parigi, ha generato 7 sold-out sui 19 stagionali.

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