Giuseppe Festa, scrittore-naturalista: «La mia vita con gli orsi per raccontare le loro storie»
Corriere della Sera - Cultura

Giuseppe Festa, scrittore-naturalista: «La mia vita con gli orsi per raccontare le loro storie»

Giovedì 17 settembre 2026
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Di Predore, ha trasformato in lavoro la sua passione. Ha iniziato scrivendo canzoni, ha continuato con i libri, poi sono arrivati anche i documentari. Il suo ultimo lavoro è «La danza del lupo»

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Giuseppe Festa, scrittore-naturalista: «La mia vita con gli orsi per raccontare le loro storie»

di Camilla Bianchi

Di Predore, ha trasformato in lavoro la sua passione. Ha iniziato scrivendo canzoni, ha continuato con i libri, poi sono arrivati anche i documentari. Il suo ultimo lavoro è «La danza del lupo»

Giuseppe Festa durante il suo giro in Europa come musicista di strada

«I miei nonni materni sono di Predore, dove ho trascorso tutte le mie travolgenti estati. Dopo la laurea in Scienze naturali ho trovato un posto come educatore ambientale in una cooperativa bergamasca, ho lasciato Milano e mi sono trasferito sul lago d’Iseo, che oggi per me è più casa di qualsiasi altro luogo. Penso di amare così tanto la natura perché sono nato e vissuto in città ma ho avuto la possibilità di conoscere un altro mondo. E questo mi ha portato a scriverne, a parlarne, a cantarlo». Giuseppe Festa è un uomo fortunato, ha trasformato in lavoro la sua grande passione per la natura. Segue progetti che aiutano le persone a «costruire dei sentimenti per la Terra, quelli che ti spingono a proteggerla». Ha iniziato scrivendo canzoni, ha continuato con i libri, poi sono arrivati anche i documentari.

«Ho cominciato a parlare del rapporto tra uomo e natura attraverso la musica. Con i Lingalad ho scritto un album ispirato al «Signore degli Anelli», il potere evocativo della natura mi affascinava, quella Terra di Mezzo che forse era la nostra, prima che la devastassimo. Poi nel 2010 ho scritto un romanzo, “Il passaggio dell’orso”, ispirato a un’esperienza che avevo avuto da ragazzo come volontario al Parco nazionale d’Abruzzo». Il suo ultimo libro è «La danza del lupo» (Longanesi), un thriller ambientato tra i boschi dei Monti Sibillini (il tour di presentazione farà tappa a Bergamo il 30 settembre alla libreria Fantasia di Borgo Santa Caterina).

Il docufilm «L’estate dell’Orsa Maggiore», premiato ai Globi d’Oro 2026, racconta di due cucciole d’orso. In autunno sarà trasmesso dalla Rai. «È la storia, tratta da un mio libro, di Morena, una cucciola d’orso marsicano, forse l’animale più raro al mondo in questo momento, solo una settantina di esemplari. Fu trovata dieci anni fa nel Parco d’Abruzzo, era orfana e venne affidata a una biologa che, attraverso un protocollo studiato appositamente e mai sperimentato prima, l’allevò cercando di non farla diventare confidente con l’uomo. Quando è cresciuta, Morena è stata liberata ma, purtroppo, sei mesi dopo dei cani da pastore l’hanno uccisa, una causa di morte piuttosto comune per gli orsi in Abruzzo». 

Le riprese del film erano in corso «quando nel parco è stata trovata un’altra cucciola, ribattezzata Nina, che vagava sola al bordo di una strada. Così il documentario è diventato un film nel film, abbiamo seguito Nina a distanza, con telecamere nascoste, per raccontare la sua storia. È stata liberata d’inverno, prima di una grande nevicata, quando aveva quasi un anno. Sappiamo che sta bene, i suoi spostamenti sono monitorati con un radiocollare». Due storie studiate dai ricercatori di tutto il mondo, che hanno portato a scoperte importanti sui plantigradi: «Ad esempio, che hanno tanti comportamenti innati. C’è una bellissima ripresa di Nina in montagna che solleva delle pietre cercando larve di insetti, potrebbe aver visto la mamma farlo ma era troppo piccola quando l’ha persa, più facilmente ha agito d’istinto».

Il film sarà presentato a fine mese a Pescasseroli alla Conferenza internazionale sulla ricerca e la gestione degli orsi. La prima proiezione ufficiale avverrà a Milano il 20 settembre al Festival Visioni dal Mondo, al Teatro Litta. «La regia è di Andrea D’Ambrosio, io ho partecipato a soggetto e sceneggiatura e anche alle riprese, interpretando me stesso. Ho imparato molto dai protagonisti, persone che praticano una forma silenziosa di resistenza, che scelgono ogni giorno la strada della cura».

Orsi e lupi popolano i romanzi di Giuseppe Festa. La convivenza con questi animali è possibile anche nella realtà: «Quel che conta è lavorare sulla prevenzione. Si è visto che con i recinti elettrificati, cani adeguati da guardiania e la presenza del pastore al pascolo, i danni da orso e da lupo vengono azzerati. Se vogliamo convivere con questi animali non dobbiamo abbandonare i pastori al loro destino ma aiutarli. Non dobbiamo deturpare il territorio in cui vivono i grandi predatori e invaderlo in modo scellerato ma nemmeno permettere che loro invadano il nostro. Noi umani abbiamo una paura ancestrale, atavica nei confronti di questi animali, per superarla bisogna lavorare dal punto di vista culturale. E iniziare dai più giovani è un ottimo punto di partenza».

Giuseppe continuerà il suo cammino nei boschi, in cerca di nuovi spunti: «Non sto lavorando a un prossimo libro, ma qualche idea c’è. L’anno scorso ho fatto un viaggio strano, ho preso la chitarra e sono stato tre settimane in giro per l’Europa come musicista di strada in cerca di storie. Avevo un cartello: “Non darmi soldi ma raccontami una storia”, ne ho raccolte diverse e molto belle. Un’esperienza che potrebbe diventare un libro o un docu-film, chissà».

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