Quanto Veneto alla cerimonia che ha aperto i giochi: dal violinista Zanon a Egonu, la serata firmata Balich-Michieletto
Molti i protagonisti veneti e non solo sportivi, a cominciare dal regista dell'intera cerimonia diffusa in mondovisione dallo stadio di San Siro
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Quanto Veneto alla cerimonia che ha aperto i giochi: dal violinista Zanon a Egonu, la serata firmata Balich-Michieletto
di Gloria BertasiMolti i protagonisti veneti e non solo sportivi, a cominciare dal regista dell'intera cerimonia diffusa in mondovisione dallo stadio di San Siro
Anna Danesi, Paola Egonu, Carlotta Cambi
Atleti, artisti e creativi. Un angolo di Veneto sul palco e dietro le quinte di San Siro (e, anche, di Cortina): dal violinista di Castelfranco Giovanni Andrea Zanon alle campionesse del volley nazionale, passando per la Divina, Federica Pellegrini. Con i fuoriclasse «storici» del fondo — Fulvio Valbusa e Pietro Piller Cottrer — impegnati nell’alzabandiera ampezzana e Deborah Compagnoni, trevigiana d’adozione, cui è andato l’onore di accendere insieme a Alberto Tomba il braciere all’arco della Pace a Milano.
E parla veneto tutta l’architettura della serata, applaudita in mondo visione: veneziani Marco Balich, il direttore creativo alla sua sedicesima cerimonia olimpica, e Damiano Michieletto, il direttore artistico (è originario di Scorzè) mentre è di Castelfranco lo scenografo Paolo Fantin, a lui il compito di «disegnare — così ha spiegato l’artista — la cerimonia» le cui architetture potranno essere ammirate a marzo alla Fenice. È infatti sua la scenografia del Lohengrin di Wagner (con alla regia Michieletto).
L'omaggio al Canova
Campioni di creatività e sport interpreti, a vario titolo, di una cerimonia il cui inno è stato l’«Armonia». E a rappresentarla nella sua forma più alta, un altro veneto: Antonio Canova, il Maestro di Possagno, il «Fidia» del Neoclassicismo, omaggiato in apertura della cerimonia. Settanta ballerini dell’Accademia del teatro della Scala a rappresentare statue che prendono vita nelle teche: al centro Amore e Psiche, ai lati il busto di Paride, il Genio della Morte, la Naiade, sculture nate dal genio di Canova.
Quindi, primo veneto sul palco, il violinista Zanon, nato 26 anni fa a Castelfranco: sue le note a sottofondo dell’interpretazione dell’Infinito di Leopardi da parte di Pierfrancesco Favino. Una partitura originale suonata su uno Stradivari del 1716. Il musicista di Castelfranco non è alla sua prima Olimpiade: suonò anche alla chiusura di Pechino.
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La creatività di Balich
Non ha, invece, mai fatto capolino sul palco Balich: veneziano doc (elementari alla Poerio, medie al Morosini e liceo al Marco Polo) fu suo il concerto più divisivo di sempre, almeno in laguna, ossia i Pink Floyd ma porta la sua firma — e già lavorava agli eventi olimpici — quel «Capodanno LoVe» col bacio collettivo che animò San Marco dal 2008 al 2010. «Venezia mi ha portato a vedere il senso del bello e dell’apprezzare la bellezza, l’architettura, le arti — le sue parole al conferimento dell’onorificenza “Veneziano dell’anno” nel 2023 —. Essere vissuti qui significa che conosci le proporzioni delle cose».
Creatività e, appunto, sport: Federica Pellegrini, tra non molto mamma bis, venerdì si è vista allo stadio (con immancabili post social) e, prima, è stata tedofora. Come lo sono state le regine della pallavolo Paola Egonu e Anna Danesi (ex Imoco di Conegliano) insieme a Carlotta Cambi. E pure l’ex pattinatore di Roana, sull’altopiano di Asiago, Enrico Fabris. A Cortina, con i fondisti Valbusa e Piller Cottrer, per l’alzabandiera anche il ragazzino che, lasciato a terra dal bus perché privo di «ticket olimpico», ha camminato sei chilometri sotto la neve.
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8 febbraio 2026
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