Le iperboli opposte dell’AI
Quando Trump dice che chi vince la gara «vince tutto», parla della competizione geopolitica e geoeconomica con la Cina: non ha intenzione di rallentare il vantaggio che i laboratori americani di AI hanno su quelli cinesi.
Le iperboli opposte dell’AI
Danilo Taino | 16 settembre 2026Quando Trump dice che chi vince la gara «vince tutto», parla della competizione geopolitica e geoeconomica con la Cina: non ha intenzione di rallentare il vantaggio che i laboratori americani di AI hanno su quelli cinesi.
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Siamo allo smisurato: nell’era dell’AI che avanza e travolge, è probabilmente inevitabile. Donald Trump dice che chi vince la gara dell’Intelligenza Artificiale «vince tutto». Tutto, niente di meno. Dalla torre opposta, ingegneri con testa e mani nel campo dicono che invece l’AI «ci ucciderà tutti». Tutti, niente di meno. Dario Amodei, fondatore e faccia pubblica di Anthropic, sostiene che tra pochi mesi gli agenti artificiali potrebbero impadronirsi di Internet e metterlo tutto fuori uso: sembra quasi moderato, non parla di apocalisse (grazie), ma anche lui va per il tutto. Ad avanzamenti scientifici iperbolici rispondono iperboli di catastrofi finali per l’umanità: come spesso, nella storia. Stavolta però è diverso, dicono gli allarmisti, questa potrebbe essere l’ultima innovazione, non ci sarà la possibilità di svilupparne un’altra. Mah, forse un po’ di sobrietà di fronte a una novità per niente sobria può essere una buona idea, almeno per capire dove siamo. Che l’Intelligenza Artificiale prometta miglioramenti eccezionali nella medicina e nella farmacia, nell’istruzione, nei trasporti, nella produttività e nel benessere è probabilmente vero. Che non abbia senso cercare di fermarla è evidente, tra l’altro il genio è uscito dalla bottiglia. Quando Trump dice che chi vince la gara «vince tutto», parla però d’altro, della competizione geopolitica e geoeconomica con la Cina: non ha intenzione di rallentare il vantaggio che i laboratori americani di AI hanno su quelli cinesi. Pechino, d’altra parte, inizia anch’essa a essere preoccupata ma è convinta che le proposte di Amodei & C. per rallentare — francamente non spiegate in modo convincente — abbiano l’obiettivo di frenare lo sviluppo dei loro modelli. In effetti, gli allarmisti che vogliono congelare la corsa possono sollevare sospetti. Lo fanno per cristallizzare il vantaggio che hanno? Chiedono che gli Stati li proteggano da concorrenti in crescita? Oppure sono davvero preoccupati per qualcosa che loro sanno e noi no? Come che sia, cinici o meno, pongono questioni vere: come minimo, ci sono funzioni dell’AI che loro stessi dovrebbero controllare e delle quali dovrebbero rendere pubblici i rischi: guerre scatenate senza l’intervento umano, sviluppi di armi biologiche, chatbot che fanno innamorare (nel vero senso della parola) ragazzi e ragazze e moltissimo altro. Non iperboli, cose misurabili.
16 settembre 2026
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