Studiare Scienze del Turismo: per imparare a valorizzare il patrimonio nel rispetto dell’ambiente e dei territori
Decidere il corso di laurea è una scelta di vita: cosa si studia, quali sono le difficoltà e quali sono gli sbocchi professionali
Studiare Scienze del Turismo: per imparare a valorizzare il patrimonio nel rispetto dellâambiente e dei territori
16 settembre 2026
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Anna Scuttari / CorriereTv
Studiare Turismo significa prima di tutto cambiare prospettiva e cioè osservare la vacanza, che abitualmente è un'esperienza della propria vita, della propria vita quotidiana, e trasformarla in un oggetto di riflessione critica. Significa cioè andare oltre l'esperienza passiva del viaggio e del soggiorno e cercare di
comprendere la complessità dei risvolti economici, giuridici, sociali, ambientali e territoriali che il turismo ha.
Studiare Turismo significa capire sia l'offerta turistica, e quindi tutti gli operatori che prestano dei servizi turistici, che la domanda turistica, e quindi i vacanzieri, i turisti stessi. In altre parole, studiare turismo ha a che fare con la comprensione delle caratteristiche sia delle piccole imprese familiari, dell'alberghiero, della ristorazione, che anche delle logiche di gestione dell'ospitalità , ad esempio nelle grandi catene internazionali.
Significa guardare alle dinamiche di pricing, per esempio, guardare a come vengono applicati i prezzi dinamici nelle grandi piattaforme, ma anche a come si diffondono queste piattaforme nell'intermediazione peer to peer, quindi nelle piccole unità abitative che vengono messe in affitto. Studiare turismo implica quindi comprendere le sfide che il turismo stesso pone, anche, ad esempio le sfide che gli eventi o che le attività sportive possono porre ai territori. Una tra tutte: quella della mobilità , quella dell'accessibilità . Significa osservare i turisti e capirli, capire i loro comportamenti, le preferenze, le esigenze, le abitudini. Quindi significa osservare un fenomeno complesso, cercare di intercettare con azioni anche di marketing e essere capaci di gestire sul territorio certi turisti, cioè quelli che possono essere interessanti e interessati rispetto a una specifica destinazione, evitando così quello che viene chiamato «overtourism».
Il percorso di studi in Scienze del Turismo degli Atenei italiani si presenta come un percorso fortemente interdisciplinare. Ã concepito per formare figure professionali capaci di comprendere un fenomeno complesso, capaci di gestire e valorizzare il turismo in tutte le sue sfaccettature, sia economiche che culturali che anche territoriali.
L'architettura del corso è articolata in tre anni e conferisce un totale di 180 crediti formativi universitari, i cosiddetti CFU, e ruota attorno a quattro pilastri fondamentali che sono: quello economico, aziendale e gestionale che costituisce in sintesi il cuore del percorso. Include insegnamenti quali ad esempio l'economia aziendale, il marketing, il management delle strutture ricettive, ma anche l'economia del turismo, l'organizzazione aziendale.
Poi il pilastro giuridico, che fornisce i principi di diritto, diritto privato, pubblico, del lavoro, legislazioni specifiche del turismo e anche dei beni culturali.
In aggiunta c'è il pilastro legato alla geografia, alla società e alla sociologia del territorio che analizza le dinamiche dei luoghi, con corsi come ad esempio geografia del turismo, sociologia del turismo, ma anche sviluppo locale e sostenibile.
Infine c'è il pilastro storico-artistico e culturale che valorizza il patrimonio, importantissimo per l'Italia, attraverso la storia dell'arte, l'archeologia, la museologia, la promozione della cultura, ma anche degli eventi culturali.
Il piano didattico attribuisce un valore centrale anche all'internazionalizzazione e
alle competenze digitali. à infatti sempre previsto lo studio obbligatorio di almeno due lingue straniere, con un ruolo spesso primario per la lingua inglese, che è lingua franca, e si presta molta attenzione all'acquisizione di abilità informatiche, ad esempio quelle applicate alla comunicazione e alla gestione del turismo.
Molti atenei strutturano l'offerta in specifici curricula, ad esempio Comunicazione del turismo oppure Management e organizzazione del turismo. E il ciclo di studio si completa sempre con dei tirocini e degli stage presso imprese, enti pubblici, aziende turistiche o anche agenzie di promozione.
Le competenze più importanti per chi vuole studiare e poi lavorare nel turismo sono, a mio avviso, sicuramente la curiosità e l'empatia. Quindi da un lato la spinta ad analizzare un luogo, a comprendere a fondo quali sono le dinamiche evolutive di questa destinazione. La capacità di raccontare le originalità , le peculiarità di un luogo e valorizzarle nel rispetto dell'ambiente e delle comunità locali. Ma anche, dall'altra parte, la capacità di mettersi nei panni dell'altro, comprendendo le esigenze di un cliente che esprime magari una lingua diversa, una cultura completamente differente, ma anche semplicemente delle aspettative diverse dalle proprie. Al di là poi delle competenze tecniche di cui abbiamo già fatto menzione poco fa, è molto importante prestare attenzione alla sfera delle competenze personali, delle competenze relazionali e quindi a quell'insieme di abilità trasversali che spaziano dalla capacità di ascolto alla gestione delle relazioni con i colleghi di un team o con il pubblico, all'adattabilità nel gestire i processi, all'interfaccia con il cliente. Ma anche il problem solving e il lavoro di squadra: sono tutti elementi indispensabili che possono servire, e che naturalmente si possono anche sviluppare nel corso degli studi, per coordinare i servizi al turista ed offrire delle esperienze al turista stesso.
Il percorso di studi apre molte strade, sia nel settore privato che in quello pubblico. Principalmente, nel privato, nel management delle strutture ricettive e nella gestione delle imprese turistiche, con ruoli nell'ambito del management operativo, della gestione delle risorse umane, del revenue management, cioè l'ottimizzazione dei prezzi delle vendite, ma anche nella direzione dei servizi di accoglienza. Una seconda strada che si apre per gli studenti laureati è quella del marketing turistico, in particolare quello digitale, con ruoli come il social media manager, o il travel content creator, il travel blogger.
âGli eventi sono un altro elemento importante per l'occupazione, con ruoli che possono spaziare dall'organizzatore di eventi, di fiere, di mostre, di convegni, ma anche di eventi culturali o eventi sportivi. La valorizzazione del territorio e dei beni culturali si traduce con un impiego come destination manager, ad esempio presso enti locali quali le APT, le Pro Loco o altri enti, ma anche si può ambire a professioni quali la guida turistica o l'accompagnatore turistico, sempre naturalmente previo superamento delle abilitazioni previste dalla legge.
La laurea triennale offre quindi una duplice strada: l'ingresso nel mercato del lavoro con queste professioni o, in alternativa, la prosecuzione degli studi attraverso lauree magistrali o anche master di primo di secondo livello.
Le Scienze del Turismo mi hanno insegnato prima di tutto a cambiare continuamente prospettiva, ad avere una mente elastica, una mente multidisciplinare. Ho imparato a guardare la realtà e la vacanza con un occhio quasi critico, un occhio clinico, perché uno stesso luogo può essere un paradiso per i turisti e magari una situazione difficile per i residenti. Può essere un posto in cui è meraviglioso vivere oppure solo un bellissimo luogo da visitare. Ci può essere un business particolarmente redditizio e accanto una strada particolarmente sovraccaricata e quindi comprendere il turismo significa proprio bilanciare e gestire con maestria punti di vista contrapposti ma non inconciliabili. Significa applicare un rigore analitico per capire le situazioni e applicare un senso di responsabilità verso il futuro, per disegnare possibili alternative e sviluppo sostenibile. In questo modo il turismo può davvero essere un volano incredibile per uno sviluppo responsabile dei territori.
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