Quando l’interesse per un altro è un campanello d’allarme
La posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Paola e Franco
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Quando l’interesse per un altro è un campanello d’allarme
di Candida MorvilloLa posta del cuore del Corrmezz, le lettere di Paola e Franco
Gentile Candida, ho 55 anni e una vita «a posto»: marito, figli grandi, casa, routine. Ma da qualche mese ho una cosa fuori posto: io. Ho iniziato palestra e c’è un uomo (coetaneo, niente ventenne da cliché) che mi guarda con interesse e leggerezza. Non mi fa solo sentire desiderata: mi fa sentire di nuovo curiosa. E questa curiosità mi spaventa. Non ho tradito. Ma mi scopro a scegliere vestiti pensando a lui, a sorridere da sola, a sperare di incontrarlo. Mio marito è un uomo corretto. Io non voglio diventare la donna che distrugge tutto per un colpo di testa, un’illusione di felicità. Ma non voglio nemmeno passare i prossimi vent’anni in modalità «si tira avanti». Come capisco se è un capriccio o il mio destino è un altro?
Paola
Cara Paola, la differenza tra capriccio e destino è semplice: il capriccio ti distrae, il destino capovolge il mondo conosciuto e lo scuote in modo tale che non si possa far finta di nulla e nulla è più come prima. E a te l’uomo della palestra non sta «facendo battere il cuore»: ti sta facendo venire curiosità, domande, fantasie. Non mi fisserei su di lui, ma su di te. Chiediti: che cosa ho smesso di pretendere nella mia vita? Che cosa ho smesso di concedermi? Il punto è che spesso non ci innamoriamo di qualcuno: ci innamoriamo della versione di noi che ricompare quando qualcuno ci accende. Adesso, hai tre strade. Uno: trasformi la palestra in un romanzo segreto. È la più eccitante e la più pericolosa. Due: tagli netto e fai finta di niente. È la più «ammodo» e la più triste. Tre: usi questo scossone per rimettere energia dove serve davvero. Non tanto arrovellandoti sulla tua relazione, ma facendo cose piccole e concrete per smuovere il rapporto con tuo marito. Per esempio: una sera a settimana, un progetto vostro, una gita, un gioco, qualcosa che rompa l’inerzia. Se scegli la terza, l’uomo in palestra ridimensionerà la sua aura da «destino» e tornerà a essere ciò che è: un campanello d’allarme. E quel campanello, quando suona, segnala che c’è qualcosa da verificare, non che bisogna istantaneamente lanciarsi nel vuoto.
Non sei geloso di tua moglie ma della vecchia versione di te
Cara Candida, ho 62 anni. Da quando sono andato in pensione, mi sento inutile. Pensavo: finalmente respiro. Invece, mi sveglio senza scopo e mi viene una tristezza che non so dove mettere. Mia moglie, all’inizio, sembrava contenta di avermi in casa. Poi, a poco a poco, mi tratta come un soprammobile che intralcia: «Stai attento», «non fare disordine», «non metterti lì», «lascia, faccio io». E io, che non ho più una scrivania e un cartellino da timbrare, mi ritrovo a chiedere il permesso anche per aprire un cassetto. Allora esco, giro, torno, e mi sento un ospite nella mia vita. Il problema è che ho iniziato a essere geloso. Non di un uomo: del tempo che lei non mi dà. Ha le amiche, la palestra, i pranzi, le commissioni, perfino il parrucchiere che sembra una gita. Io mi ritrovo a controllare l’orologio come un adolescente e poi mi odio per questo. Quando torna, faccio battute acide, mi offendo se non mi racconta tutto. Litighiamo per sciocchezze: una tazza lasciata nel lavello, un telecomando, una finestra aperta. Ma sotto c’è una cosa più brutta: ho paura di non servire più a nessuno. Ho paura che lei, vedendomi così, si stanchi. E ho paura che si accorga che senza il lavoro io non sono granché. Come faccio a non scaricare sul mio matrimonio la paura di essere diventato irrilevante?
Franco
Caro Franco, tu non sei geloso di tua moglie: sei geloso della versione di te che avevi prima, quella che usciva di casa «necessaria» e tornava con un ruolo addosso. Il lavoro ti dava struttura, scuse, identità, persino un certo rispetto automatico. Ora, quella cornice è sparita e tu stai chiedendo a tua moglie di sostituirla, di confermarti, di farti sentire importante. Ma una moglie non è l’equivalente di un cartellino da timbrare e una casa non è un ufficio: se entri nel suo tempo come se dovessi farle «il controllo qualità», lei ti percepisce come un intruso. E tu, più ti senti intruso, più diventi appiccicoso e sospettoso. È un circolo vizioso comune: la pensione non è una vacanza, è un cambio di pelle. La soluzione quindi non è controllare dove va lei. È decidere dove vai tu. Perché il punto non è riempire le giornate: è ridarti un posto nel mondo che non dipenda dall’umore di tua moglie. Fai una cosa concreta, da uomo pratico: datti un’agenda come se lavorassi. Due o tre mattine fisse a settimana dedicate a qualcosa che ti renda «utile» lontano da tua moglie: volontariato, un corso, una piccola attività, anche aiutare qualcuno che ha bisogno, un impegno più che un passatempo. Il corpo e la testa hanno bisogno di fare, non di aspettare. Poi cambia linguaggio. Quando lei rientra, non chiederle «dove sei stata?» come se dovesse giustificarsi. Chiedile «com’è andata?», «ti sei divertita?», «ti ha fatto bene?». Sembra un dettaglio, ma è la differenza tra gelosia e interesse, tra paura e amore. E poi raccontale di te, perché a quel punto anche tu avrai qualcosa da raccontare, da mettere in comune, qualcosa su cui confrontarvi. Essere una coppia significa portare arricchimento di riflessioni e di esperienze l’uno all’altro, altrimenti si è coinquilini, che è un’altra cosa. La sfida della pensione è tornare a riempire la vita di senso e il terzo tempo del matrimonio è l’avventura di condividere insieme la ridefinizione del proprio ruolo e delle proprie priorità.
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