«Taxy Driver», una premonizione americana
Il taxista interpretato da Robert De Niro è rimasto tra noi. Perché le democrazie stanno lasciando indietro quelli come lui. A quel punto, qualcuno che li raccoglie e li incita si trova. Oggi passerebbe ore su Tik Tok e si sfogherebbe su X. Per chi voterebbe, non c’è neppure bisogno di scriverlo
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«Taxy Driver», una premonizione americana
Beppe Severgnini | 7 febbraio 2026Il taxista interpretato da Robert De Niro è rimasto tra noi. Perché le democrazie stanno lasciando indietro quelli come lui. A quel punto, qualcuno che li raccoglie e li incita si trova. Oggi passerebbe ore su Tik Tok e si sfogherebbe su X. Per chi voterebbe, non c’è neppure bisogno di scriverlo
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Il film Taxi Driver compie cinquant’anni: è uscito nel febbraio 1976. Chi non lo ricorda è molto giovane o molto smemorato. La deriva del taxista che s’inventa vigilante e fa le prove allo specchio («You talking to me?, dici a me?») ha consacrato Robert De Niro e segnato un’epoca.
New York stava attraversando il momento peggiore. Ci ho messo piede qualche mese dopo, nell’estate 1977 — prima volta in America — e la ricordo: puzza, sporco, prostituzione, droga. Ma a vent’anni si dimentica in fretta. Il viaggio in California con gli amici, a bordo di una motorhome, ha sovrapposto in fretta la musica dei Fleetwood Mac all’immondizia di Manhattan.
Ma il taxista di Robert De Niro non si dimentica facilmente. Travis Bickle, armato e disturbato, è una premonizione. Succede che un film anticipi il futuro.Taxi Driver di Martin Scorsese si iscrive a un club che comprende American Beauty di Sam Mendes, Minority Report di Steven Spielberg, Il complotto contro l’America dal romanzo di Philip Roth, Her con Joaquim Phoenix e Scarlett Johansson, The Circle con Tom Hanks ed Emma Watson, dal libro di Dave Eggars.
Nessun racconto distopico, nel caso di Taxi Driver. Ma un’intuizione: ossessioni personali e disagio sociale, combinati, possono creare mostri. «Vengono fuori gli animali più strani la notte», biascica Travis mentre guida il suo taxi giallo sotto la pioggia. Vengono fuori gli animali più strani anche nel buio della democrazia, come stiamo vedendo. «Più pensi di sentirti male e più stai male», sospira il protagonista. Il suo interesse per le armi è malsano, il suo rapporto con le donne appare disturbato. Leggo su The Economist: «Oggi Travis troverebbe consolazione in qualche sito della destra alternativa e nei forum incel» (involuntary celibate, celibi involontari, maschi pieni di risentimento e misoginia).
Ecco perché il taxista di Robert De Niro è rimasto tra noi. Perché le democrazie — gli Stati Uniti d’America, per ora, rientrano nella categoria — stanno lasciando indietro quelli come lui. A quel punto, qualcuno che li raccoglie e li incita si trova. Oggi Travis Bickle passerebbe ore su Tik Tok e si sfogherebbe su X. Per chi voterebbe, non c’è neppure bisogno di scriverlo.
7 febbraio 2026
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