Vittorio Emanuele III tra Hitler e Mussolini
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Vittorio Emanuele III tra Hitler e Mussolini
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Caro Aldo,
in riferimento alla Giornata Particolare dedicata a Hitler in Italia, non è il caso di rivalutare, almeno un po’, Vittorio Emanuele III, che detestava Hitler, ma che non ha «potuto» fare niente?Tommaso Pennella
Caro Tommaso,
Il fatto che detestasse Hitler non va a merito del re, semmai a suo demerito; perché il sovrano non fece nulla per separare Hitler da Mussolini, a differenza di molti altri che non avevano il suo potere, da Gabriele D’Annunzio a Italo Balbo. Lo stesso Galeazzo Ciano, da sempre filoinglese, non vedeva di buon occhio l’alleanza con i nazisti, che avrebbero poi imposto la sua fucilazione. Tuttavia, caro signor Pennella, sono d’accordo con lei: si è forse fin troppo severi con la figura del re, che non ha difensori. Il Duce è esecrato ma anche molto rimpianto; la monarchia sembra essersi dissolta dalla storia italiana, anche se senza la monarchia sabauda l’Italia unita non esisterebbe. Se fosse stato giudicato fino al 1922, Vittorio Emanuele III potrebbe persino apparire un progressista in confronto al padre, così reazionario: l’uomo di fiducia di Vittorio Emanuele III fu sempre un liberale riformista come Giovanni Giolitti, e anche nel ’22 si sarebbe volentieri affidato a lui per risolvere la crisi. Non fu possibile. Il re ebbe paura. I fascisti avevano ventilato la possibilità di mettere al suo posto il duca d’Aosta, il comandante dell’invitta terza armata, il cugino del re, che provava nei suoi confronti un complesso di inferiorità: il duca era bello, il re era brutto; il duca era un omone, il re era molto piccolo; soprattutto, il duca era fascista. Vittorio Emanuele subì Mussolini, senza amarlo. Mussolini lo trattava dietro le spalle quasi con disprezzo, davanti a Ciano arrivò a definirlo «un frescone» e «una testa di c.». Vittorio Emanuele tuttavia approfittò delle conquiste del fascismo, non disdegnò di diventare re d’Albania e imperatore d’Etiopia; e firmò le ignobili leggi razziali, pur disperandosi, pur ricordando che gli ebrei avevano fatto molto per la dinastia e per l’unità d’Italia, pur cercando di aiutare alcuni amici; ma le firmò.
7 febbraio 2026
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