Il «libro nero» di Human Rights
Il rapporto 2026 dell’organizzazione non governativa fondata nel 1978 è dominato dall’«ondata autoritaria» scatenata dall’uomo che ha «minimizzato» le responsabilità di Mosca in Ucraina. Il mondo che Trump vuole costruire ci sta abituando a questi paradossi
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Il «libro nero» di Human Rights
Paolo Lepri | 6 febbraio 2026Il rapporto 2026 dell’organizzazione non governativa fondata nel 1978 è dominato dall’«ondata autoritaria» scatenata dall’uomo che ha «minimizzato» le responsabilità di Mosca in Ucraina. Il mondo che Trump vuole costruire ci sta abituando a questi paradossi
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L’ordine internazionale? «Sta crollando», dice Philippe Bolopion, direttore esecutivo di Human Rights Watch. Non è certo sorprendente che il rapporto 2026 dell’organizzazione non governativa fondata nel 1978 per controllare l’applicazione in Unione Sovietica degli accordi di Helsinki (tappa fondamentale del processo conclusosi con il crollo dei regimi comunisti in Europa) sia dominato, come si legge, dall’«ondata autoritaria» scatenata dall’uomo che ha «minimizzato» le responsabilità di Mosca in Ucraina. Il mondo che Trump vuole costruire ci sta abituando a questi paradossi. Le pagine «americane» del rapporto sono dieci su 529 , gli Stati esaminati oltre 100, ma la trentaseiesima edizione di questo «libro nero» inquietante (presentato mercoledì a Washington) sottolinea fin dall’inizio che «insieme agli sforzi di lunga data di Cina e Russia per indebolire l’ordine globale basato su regole, le azioni dell’amministrazione Trump hanno enormi ripercussioni a livello mondiale».
«Gli Stati Uniti, la Cina e la Russia restano avversari strategici, ma quando si tratta di aggirare il diritto internazionale si incontrano», afferma Bolopion. «È impressionante vedere — osserva in un’intervista a Le Monde — che la Corte Penale Internazionale è attualmente sotto sanzioni da parte di Mosca e di Washington». Guardando inoltre a quanto avviene all’interno degli Stati Uniti, il direttore esecutivo di Human Rights Watch (laureato in scienze politiche all’ateneo di Bordeaux e in giornalismo al centro universitario di Strasburgo, corrispondente a Washington del quotidiano francese prima di entrare a lavorare nell’organizzazione umanitaria basata a New York per la quale ha viaggiato in tutte le principali aree di crisi mondiali) ricorda che «The Donald», in poco più di un anno alla Casa Bianca, «ha attaccato le basi del sistema democratico americano colpendo tutto quello che può limitare il suo potere». Si tratta di fatti evidenti.
Forse bisogna riflettere, però, su quanto Bolopion aggiunge subito dopo: «La democrazia non muore mai con un grande frastuono, ma poco a poco, a causa di un gran numero di decisioni che la indeboliscono gradualmente fino a un punto di non ritorno». Anche in questo caso, quindi, «minimizzare» è profondamente sbagliato.
6 febbraio 2026
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