Vera Gheno, come il linguaggio modella la realtà: «Ma chi parla non sempre ha lo stesso potere»
Corriere della Sera - Cultura

Vera Gheno, come il linguaggio modella la realtà: «Ma chi parla non sempre ha lo stesso potere»

Venerdì 6 febbraio 2026
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La sociolinguista prima ospite del corso «Storia delle donne 1945 - 2026. Prospettive generative». La responsabilità di scegliere le parole giuste

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Vera Gheno, come il linguaggio modella la realtà: «Ma chi parla non sempre ha lo stesso potere»

di Vanna Toninelli

La sociolinguista prima ospite del corso «Storia delle donne 1945 - 2026. Prospettive generative». La responsabilità di scegliere le parole giuste

«Amo chi sceglie con cura le parole da non dire» è una citazione di Alda Merini che abbonda nella rete. Ieri la sociolinguista Vera Gheno ha spiegato che non si tratta solo di gentilezza, ma di responsabilità. L’ha fatto nel primo incontro del corso «Storia delle donne 1945 - 2026. Prospettive generative», promosso da Fondazione Dalmine, Fondazione Serughetti La Porta, Museo delle storie di Bergamo, Associazione Amici del Museo storico di Bergamo e Clio ’92, Associazione di insegnanti e ricercatori sulla didattica della storia, in collaborazione con l’Ufficio scolastico territoriale di Bergamo.

Gheno, ricercatrice all’Università degli Studi di Firenze e membro del nuovo Comitato Scientifico di Fondazione BergamoScienza, ha spiegato con chiarezza come il linguaggio crei e modelli la realtà stessa. «Come sassi nello stagno: il senso di lavorare sulle parole per creare futuri più equi» era il titolo della sua relazione: lo stagno è quel “brodo” in cui tutti siamo immersi, che ci porta inconsapevolmente a ripetere stereotipi e discriminazioni, alla base della piramide d’odio al cui vertice troviamo i crimini contro chi è diverso.

Sono queste le battaglie che contano? Se lo chiedeva già Michela Murgia in «Stai zitta!». Per Gheno, vent’anni all’Accademia della Crusca, la battaglia va combattuta innanzitutto con se stessi, per scoprire i bias che camminano con le nostre gambe. «Le parole non sono mai neutre, ma cartine di tornasole della nostra società», finendo per riprodurre dinamiche di potere che avvantaggiano i maschi, ma anche i bianchi, i ricchi, chi ha una famiglia tradizionale: insomma, chi è in linea con la maggioranza statistica o con quella più potente. «La lingua la cambia chi parla, ma non tutti coloro che parlano hanno lo stesso potere», ha spiegato.

Se sei giovane, donna e autistica - ossia vivi all’intersezione di tre caratteristiche discriminate -, non importa se riesci a scatenare un movimento globale come Fridays for future, non avrai credibilità, come è accaduto a Greta Thunberg.

Le parole, insomma, hanno a che fare con l’ingiustizia. Quella linguistica, che riduce la Cristoforetti ad Astrosamantha, ma anche quella discorsiva, per cui le tue parole non contano: hai detto no, ma per me è sì. Quella testimoniale per cui l’opinione di chi è parte in causa non vale, mentre dovremmo chiedere proprio alle vittime del razzismo cosa le offende. Quella epistemica – che cancella le donne dalla storia della scienza e della filosofia – e quella ermeneutica, quando non esiste una parola per definire una violenza. «In India le donne stuprate dai mariti non riuscivano a ottenere giustizia, e non per resistenza della polizia: le donne non conoscevano la parola stupro».

Le parole s’imparano a scuola, ma vengono anche legittimate dalle leggi. Il decreto «antimaranza» insinua che chiunque sia uno straniero di seconda generazione e si vesta in un certo modo sia un delinquente. «Abbiamo una corresponsabilità per come scegliamo le parole», anche se si tratta di dire ingegnera o cancelliera. Perché il femminile delle professioni esiste, parola di vocabolari, solo che non ci siamo abituati.

Il corso prosegue con Alberta Giorgi dell’Università degli Studi di Bergamo, Ilenia Picardi dell’Università Federico II di Napoli, Chiara Bonfiglioli dell’Università Ca’ Foscari Venezia e la storica dell’arte Giovanna Brambilla. Sempre dalle 15 alle 17 per i prossimi quattro venerdì consecutivi, in diversi istituti scolastici cittadini. Ingresso gratuito e aperto a tutti, iscrivendosi sul sito di fondazionedalmine.org.

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6 febbraio 2026

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