Cogito E#go Sum, la mostra che spazia da Cartesio al digitale: 36 artisti sul confine tra umano e intelligenza artificiale
Corriere della Sera - Cultura

Cogito E#go Sum, la mostra che spazia da Cartesio al digitale: 36 artisti sul confine tra umano e intelligenza artificiale

Venerdì 6 febbraio 2026
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L'esposizione sarà ospitata a Trento (a Palazzo Trentini) fino al primo marzo e da luglio a Bolzano nella Galleria Civica

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Cogito E#go Sum, la mostra che spazia da Cartesio al digitale: 36 artisti sul confine tra umano e intelligenza artificiale

di Sara Santolini

L'esposizione sarà ospitata a Trento (a Palazzo Trentini) fino al primo marzo e da luglio a Bolzano nella Galleria Civica

L’opera di Diego Bridi, «Città protetta» esposta nella mostra

C’è una lieve ma decisiva frattura concettuale ad accogliere nelle sale di Palazzo Trentini a Trento, una «sgrammaticatura» solo apparente che diventa chiave di lettura di un intero progetto espositivo. Il «Cogito ergo sum» cartesiano si trasforma in «Cogito E#go Sum», dove la «R» scompare, viene trattenuta graficamente per lasciare spazio a un’identità nuova, legata al mondo digitale. In questa nuova versione non c’è più il pensiero come fondamento dell’esistenza, ma l’ego come centro di un sistema dominato da tecnologia, algoritmi e rappresentazioni virtuali di sé. Un passaggio minimo sul piano grafico, ma radicale sul piano concettuale, che apre a interrogativi profondi sul modo in cui oggi costruiamo e percepiamo la nostra identità. È attorno a questa tensione che si articola l’ottava edizione della Biennale della Fida (Federazione Italiana degli Artisti), inaugurata nelle sale di Palazzo Trentini a Trento. E poi da luglio a Bolzano, nella Galleria Civica.

Il confine tra umano e artificiale

Curata da Barbara Cappello e Nicoletta Tamanini, la rassegna coinvolge trentasei artiste e artisti per confrontarsi con uno dei nodi più delicati del presente: la ridefinizione dell’identità in un’epoca in cui i confini tra umano e artificiale si fanno sempre più labili, trasformandosi da barriere a zone di scambio. La Biennale si configura così come un’indagine critica su uno dei pilastri del pensiero occidentale, messo alla prova dalla rivoluzione digitale e dalla progressiva esternalizzazione del pensiero nei dispositivi tecnologici.
Il percorso espositivo, aperto al pubblico fino all’1 marzo 2026, si sviluppa attraverso linguaggi diversi - dalla pittura all’installazione, dalla fotografia alla videoarte - offrendo una panoramica significativa della ricerca artistica contemporanea in Trentino-Alto Adige. La scelta di una pluralità di linguaggi rispecchia una realtà frammentata, in cui l’identità non si presenta più come un dato unitario e immutabile, ma come il risultato estemporaneo di un processo di continua ridefinizione. Durante l’inaugurazione alla presenza delle istituzioni, è stato ribadito il ruolo dell’arte come strumento di lettura critica del presente, capace di restituire un senso comune all’esperienza individuale di uso e abuso della comunicazione digitale e dei social network.

Eventi collaterali

A rafforzare questa dimensione di ricerca contribuisce il programma di appuntamenti collaterali che accompagna la mostra, trasformandola in un laboratorio: incontri, conferenze e momenti di confronto ampliano il perimetro dell’esposizione, invitando il pubblico a un coinvolgimento attivo. Tra gli appuntamenti in programma, l’incontro del 19 febbraio con Francesco D’Isa, filosofo e artista visivo, che terrà una lectio magistralis sul rapporto tra creatività e intelligenza artificiale. Al centro dell’intervento il tema dell’autorialità nell’era degli algoritmi e la possibilità che i sistemi artificiali sviluppino forme autonome di produzione culturale. Una riflessione che trova riscontro diretto nelle opere esposte, come il video mapping di Stefano Benedetti, incentrato sulla trasformazione dellascrittura: dal gesto fisico e individuale alla sua traduzione in processo digitale, dove il pensiero viene progressivamente delegato alla macchina. La Biennale evita però ogni celebrazione dell’individualismo e propone invece una riflessione sul modo in cui oggi si costruisce l’identità, tra dimensione personale e relazioni sociali. Le opere di artisti come Matteo Boato e Sabina Castelli sollecitano a interrogarsi su cosa significhi esistere in un contesto sempre più mediato dal digitale, dove il pensiero rischia di essere sostituito dall’azione, «digito, dunque sono». Visitabile dal lunedì al sabato, la mostra resterà aperta fino all’1 marzo 2026. Successivamente, a luglio, la Biennale farà tappa alla Galleria Civica di Bolzano, proseguendo il confronto tra ricerca artistica contemporanea e trasformazioni tecnologiche in atto.

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