Lella Costa al Donizetti con Lisistrata: «Testo ancora richiestissimo, è lo specchio di un mondo pieno di guerre»
La commedia di Aristofane da sabato 7 febbraio al 15 febbraio. L'attrice: «Il teatro vive di repliche. E un privilegio, perché consente agli artisti di approfondire un’opera e a uno spettacolo di crescere»
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Lella Costa al Donizetti con Lisistrata: «Testo ancora richiestissimo, è lo specchio di un mondo pieno di guerre»
di Federico FumagalliLa commedia di Aristofane da sabato 7 febbraio al 15 febbraio. L'attrice: «Il teatro vive di repliche. E un privilegio, perché consente agli artisti di approfondire un’opera e a uno spettacolo di crescere»
Lella Costa in «Lisistrata» (Foto Serena Serrani)
Quando «Lisistrata» non abiterà più qui — nei teatri, che la ospitano da 2.500 anni — vorrà dire che «sarà finalmente giunto il regno fantastico e utopico della pace». Muove da un paradosso il pensiero di Serena Sinigaglia, che dirige Lella Costa nel nuovo allestimento di «Lisistrata», da sabato 7 febbraio al 15 febbraio al Donizetti. La commedia di Aristofane, in cui lo sciopero dal sesso delle donne ateniesi è la chiave per fare cessare la guerra agli uomini, «mi porta a una considerazione che, me ne rendo conto, è un po’ buffa — dice la regista —. Sarebbe bello se questo testo del V Secolo a.C., smettesse di avere così tanto successo. Il fatto che sia ancora richiestissimo, è specchio di un mondo pieno di guerre». Classico fra i classici, «Lisistrata» è di agghiacciante attualità.
Dopo il successo della scorsa estate al Teatro Greco di Siracusa, «Lisistrata» inizia da Bergamo la sua tournée. È un nuovo debutto?
«Di fatto, la versione indoor rappresenta uno spettacolo nuovo. Sempre nel massimo rispetto filologico del testo e preservando lo spirito dell’allestimento estivo, è stato necessario un adattamento drammaturgico corposo. A Siracusa avevamo a disposizione più di quaranta attori, uno spazio da cinquemila spettatori, un palcoscenico di cento metri. Ora le dimensioni diventano ovviamente più contenute, gli interpreti si sono ridotti a sette. Ma non rinuncio al coro».
Il palcoscenico del Donizetti, comunque ampio, vi aiuterà a prendere le misure. A Bergamo le recite saranno addirittura 9, senza pausa.
«La proposta di Fondazione Teatro Donizetti va quasi controcorrente, in questi tempi di ipertrofia produttiva dove la cultura si consuma in un soffio. Il teatro vive di repliche. Farne tante rappresenta una manna per noi operatori. E un privilegio, perché consente agli artisti di approfondire un’opera e a uno spettacolo di crescere».
Il pubblico ringrazia.
«Per noi, uno spettacolo esiste soltanto quando arriva all’altra metà del nostro cielo: il pubblico».
L’altra sua metà professionale è Lella Costa, con cui condivide anche la direzione artistica del Teatro Carcano di Milano. La grande attrice, di impegno civico e morale, pare perfetta per il ruolo di Lisistrata. Conferma?
«Poco da dire, è un’attrice di vibrante presenza. Interpreta con compostezza, eleganza e nitore la tragicità di un personaggio che si assume il compito di difendere la vita, lasciando che il circo lo facciano gli altri. Lella è Lisistrata in potenza. Lo dimostra la sua vita professionale, votata all’impegno verso i più fragili, alla costruzione di ponti e non di barriere».
Filippo Del Corno firma le musiche. Il suo è un cognome pesante, quando si parla di Antica Grecia.
«Lavorare con Filippo è stato bellissimo, lo stimo tanto. Avendo fatto studi classici, poi, stravedevo per suo padre (Dario Del Corno, celebre grecista, ndr). Per me, rappresenta un’ulteriore emozione».
Crede che «Lisistrata» sia uno spettacolo femminile?
«Gli antichi ci insegnano a guardare l’assoluto. Mentre la contemporaneità è relativa, i classici aiutano a vedere l’universo in maniera più ampia. . Aristofane invita a rendersi conto di come in ogni essere umano esista sia un principio maschile sia un principio femminile. Il primo è belligerante, il secondo è prettamente creativo. In dati assoluti, quindi, essere uomini o donne non conta. Sul piano storico, invece, non lo dica a me, la lotta di genere è sacrosanta. Dovrà passare ancora un sacco di tempo prima che la parità possa dirsi conquistata».
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