Costretti ad apprezzare la prudenza cinese?
L’economia cinese vale il 20 per cento del prodotto globale, calcolato alla parità dei poteri d’acquisto, rispetto al 15 per cento degli Stati Uniti e al 12 per cento dell’area euro
Costretti ad apprezzare la prudenza cinese?
di Ferruccio de Bortoli | 2 febbraio 2026L’economia cinese vale il 20 per cento del prodotto globale, calcolato alla parità dei poteri d’acquisto, rispetto al 15 per cento degli Stati Uniti e al 12 per cento dell’area euro
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
La posizione creditoria netta sull’estero della Cina è di tre trilioni di dollari. La bilancia commerciale di Pechino non ha sofferto più di tanto i dazi americani, avendo qualche arma di dissuasione (la potenza militare, la disponibilità di materie prime rare, ecc.) che gli alleati europei di Washington purtroppo non hanno. Le esportazioni cinesi, pur calate verso gli Stati Uniti, hanno trovato ampi mercati di sfogo, soprattutto in Europa e questo nonostante alcune restrizioni (che evidentemente non bastano). Il saldo commerciale del 2025 è stato comunque di 1.200 miliardi. Record, nonostante la «faccia feroce» di Trump.
Tutto ciò fa riflettere sulle posizioni di autentico dominio della Cina. Ma il paradosso che viviamo in questa epoca di incertezza è che dobbiamo alla fine persino apprezzare la prudenza di Pechino davanti all’imprevedibilità dell’amministrazione americana. È la tesi dell’articolo di Pierluigi Ciocca e Giangiacomo Nardozzi, dal titolo L’incertezza e l’economia, oggi, pubblicato su Bancaria. L’economia cinese vale il 20 per cento del prodotto globale, calcolato alla parità dei poteri d’acquisto, rispetto al 15 per cento degli Stati Uniti e il 12 per cento dell’area euro (non è poco e chissà perché non ne abbiamo la totale consapevolezza).
La bilancia dei pagamenti cinese è in attivo dalla meta degli anni Novanta (è passata ormai un’era geologica). «La Cina - scrivono Ciocca e Nardozzi, autori peraltro per la Treccani de Il pensiero economico nell’Italia repubblicana - mira chiaramente a soppiantare la primazia americana, ma lo fa gradualmente in forme non plateali, attenta non creare traumi, geopolitici e militari». La stabilità di questi tempi dipende dunque più dalla Cina che dagli Stati Uniti. «Se Pechino lesinasse i crediti agli Stati Uniti il dollaro crollerebbe provocando inflazione e recessione non soltanto in America. Le ripercussioni sarebbero almeno nell’immediato pesanti per la stessa economia cinese, ormai integrata in quella mondiale». Insomma, costretti dalla congiuntura ad apprezzare la prudenza imperialista cinese. L’estremo paradosso di un Occidente diviso e miope sul destino di altri valori, non economici e più importanti.
Iscriviti alle newsletter di L'Economia
Le idee di Ferruccio de Bortoli e Daniele Manca
I fatti e le persone letti attraverso la lente dell'economia.
E non dimenticare le newsletter
L'Economia Opinioni e L'Economia Ore 18
2 febbraio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Ultimi pubblicatiSpread, quella parità (insperata) con la Germania
Giovedì 5 febbraio 2026Il referendum sulla giustizia e il voto, un altro schiaffo ai giovani
Mercoledì 4 febbraio 2026Sostenibilità, è ancora un obiettivo?
Martedì 3 febbraio 2026
La fiaccola che accende l’autostima
Venerdì 6 febbraio 2026 di Lucrezia ReichlinLa spinta italiana all'Europa
Giovedì 5 febbraio 2026 di Elio FranziniAnche il prof faccia autocritica
Giovedì 5 febbraio 2026 di Massimo GaggiTrump, il Super Bowl e tre passi indietro
Giovedì 5 febbraio 2026 di Vani Rao *l'India e l'intelligenza artificiale
Giovedì 5 febbraio 2026 di Venanzio PostiglioneIl banco di prova dei Giochi
Giovedì 5 febbraio 2026 LEGGI TUTTI Frammenti"Economia, politica, società: il punto sulle notizie del giorno a partire dai dettagli che le compongono - frammenti in grado di illuminare la realtà più profonda delle cose".
Frammenti, giorno per giorno.