Mencarelli si misura con il noir: storia di un cadavere nel bosco e dei suoi «presunti familiari»
Esce per Sellerio il nuovo romanzo dell'autore di «Tutto chiede salvezza». Un thriller ambientato in una Latina asfittica e desolata
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Mencarelli si misura con il noir: storia di un cadavere nel bosco e dei suoi «presunti familiari»
di Mirella ArmieroEsce per Sellerio il nuovo romanzo dell'autore di «Tutto chiede salvezza». Un thriller ambientato in una Latina asfittica e desolata
Daniele Mencarelli
La scrittura di Daniele Mencarelli non delude, anche quando si misura con un genere noir da lui finora poco praticato, come nel caso del nuovo, brillante romanzo «Quattro presunti familiari» (Sellerio editore; martedì 3 la presentazione alla Feltrinelli di Napoli). Che poi a dirla tutta, proprio noir non è, sebbene ci sia al centro della vicenda il ritrovamento di un cadavere nel folto di un bosco selvatico e spinoso, in periferia di Latina, metafora di un’Italia desolata e decadente.
È anche un romanzo d’ambiente, dunque. L’atmosfera è asfittica: c’è il mare, è vero, poco lontano. Eppure quel mare nel romanzo lo vedremo poco: una volta è arrabbiato e nero come una bestia incontrollabile e l’altra è calmo e placido, in qualche modo pacificatore: ma non è mai un elemento costante, resta una presenza evanescente, sullo sfondo di esistenze abbastanza misere. A partire da quella del protagonista, l’appuntato dei carabinieri Circosta, trentatré anni di solitudine e incertezze, senza donne, senza amici, poca famiglia. Soprannominato «il metafisico», ma in realtà la sua apparente profondità è l’incapacità di confrontarsi con il prossimo. Tocca a lui occuparsi dei «presunti familiari», ovvero persone che avevano denunciato anni prima la scomparsa di un proprio caro. Dopo il ritrovamento dello scheletro e in attesa della prova del dna per accertarne l’identità, i quattro sono costretti ad aspettare nella claustrofobica pensioncina di Latina sotto la tutela di Circosta. Le loro vite sono state spezzate dalla perdita e i tratti delle loro fisionomie ne sono segnati: la signora Martelli, per esempio, era «impallidita da faccende familiari e televisione». Su di loro gravano rimorsi e rimpianti, che lo scrittore fa sapientemente emergere nel corso della narrazione. L’appuntato Circosta si lascia coinvolgere dai quattro in trepida attesa, ciascuno con le sue debolezze: «Non so perché ma in quel preciso momento anche la loro follia mi apparve comprensibile, anche quella che avevo considerato una mostruosità: la loro corsa ad accaparrarsi il corpo della vittima non mi sembrò più disumana». Porre fine a una vicenda dolorosa, perfino con una sepoltura, può dare sollievo. Ed è proprio questo lavoro di chiaroscuri a dare forza al romanzo di Mencarelli: i suoi personaggi sono contraddittori, ambigui, ma proprio per questo umani. E se ciascuno può trasformarsi in una belva, come il carabiniere Liberati, c’è chi da quel confine verso l’orrore riesce a tornare indietro per risentirsi uomo e così «sprofondare nel futuro».
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2 febbraio 2026 ( modifica il 2 febbraio 2026 | 18:45)
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