«L'Epistolario di Giovanni Comisso»: le lettere alla madre, gli scambi con gli autori e i direttori di giornali e riviste
Mille documenti nel libro a cura di Giacomo Carlesso con cinquecento inediti
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«L'Epistolario di Giovanni Comisso»: le lettere alla madre, gli scambi con gli autori e i direttori di giornali e riviste
di Pierluigi PanzaMille documenti nel libro a cura di Giacomo Carlesso con cinquecento inediti
«L’Epistolario di Giovanni Comisso» (De Gruyter), a cura di Giacomo Carlesso, si rivela uno strumento fondamentale poiché fornisce informazioni sulla formazione dello scrittore e sul processo creativo. Sono trascritti circa mille documenti (oltre cinquecento inediti) ricavati dai carteggi: la maggior parte proviene dal Fondo Comisso, ora alla Biblioteca comunale; altri dal Vieusseux, dalla Fondazione Corriere della Sera, Cini e varie private. Si tratta di un enorme volume che supera gli altri parziali epistolari (come Vita nel tempo a cura di Nico Naldini) da consultare insieme alle dodici lettere ricevute dallo scrittore da Eugenio Montale, Giuseppe Antonio Borgese, Leonardo Sinisgalli, Gianfranco Contini, Carlo Emilio Gadda, Giuseppe Prezzolini e Tono Zancanaro pubblicate nel 1988 sulla rivista «Eidos». L’epistolario è organizzato in due categorie: da un lato i familiari; dall’altro conoscenti, scrittori, direttori di periodici e altri interlocutori tra i quali Ugo Ojetti, Giacomo Debenedetti, Pietro Pancrazi, Giuseppe De Robertis, Giuseppe Prezzolini, Diego Valeri, Gian Francesco Malipiero, Aldo Borelli e altri. In generale si rilevano due aspetti. Nel corso degli anni Comisso ricorre alle sue lettere come fonte per articoli e libri; inoltre, appare aver coscienza dell’importanza delle stesse tanto che nel 1966 matura l’idea di radunare la propria corrispondenza.
Battaglie vere e immaginate
Il carteggio con i genitori contiene appassionati racconti di battaglie vere e immaginate, tranche de vie, richiesta di libri (Machiavelli, L’Arte della guerra; Apollinaire, Il poeta assassinato…) e rassicurazioni: «In grande parte della corrispondenza sempre dichiaro – scrive lo stesso Comisso - di stare molto bene e di divertirmi, certamente per dare tranquillità ai genitori». Le missive alla madre offrono un resoconto dei suoi numerosi viaggi, per piacere e per lavoro come inviato di giornali. La casa di campagna di Zero Branco emerge come rifugio dalla borghesia trevigiana. Molte lettere degli anni Quaranta sono sul sofferto rapporto con Guido Bottegal, che non si esaurisce sul piano umano, ma si estende anche a quello artistico.
Il riconoscimento
Tra i primi corrispondenti della società culturale troviamo Arturo Martini, Tito Antonio Spagnol, giornalista di Vittorio Veneto che lo introduce alla rivistaLa Voce e Arturo Onofri, di cui legge il saggio su Myricae di Pascoli.
Nella nota di un taccuino del 1919, Comisso parla già di Rimbaud: «Le lluminations sono forse più note in Italia che in Francia, ma certo sono più capite là che qui. Pensavo intensamente a Rimbaud siccome a noi ormai Gabriele D’Annunzio dista indietro da Rimbaud quanto Numa Pompilio da Augusto»… e dire che lo aveva seguito a Fiume! Eppure, scrive Carlesso, i documenti «rivelano da un lato il rifiuto del Vate come modello stilistico; mentre, dall’altro […] il riconoscimento in D’Annunzio di un’autorità politica e culturale degna di considerazione».
La marginalizzazione
L’autorevolezza riconosciuta a D’Annunzio è confermata da una lettera a Onofri del 1921, in cui Comisso si impegna a portare una copia di Arioso al Vate (chiamato «Gabriele»), in occasione di un incontro a Gardone: «Gli parlerò di te come un fedele». Alla metà degli anni Venti risale una prima lettera sulla Recherche: è stato De Pisis a indirizzarlo su Proust. Dalle lettere emerge anche l’aiuto fornito da Ojetti al percorso giornalistico di Comisso: lo promuove sulle riviste Pegaso e Pan e favorisce il suo passaggio dalla Gazzetta del Popolo al Corriere della Sera. L’Archivio della Fondazione Corriere contiene numerose lettere sui viaggi di Comisso per il quotidiano, nonché lamentele sull’uscita dei pezzi, come da tradizione. Nel volume sono inclusi gli scambi epistolari con alcuni direttori dei molti giornali sui quali scrisse Comisso. Intenso il suo sostegno a Berto e Parise, ma già all’inizio degli anni Cinquanta – prima delle corrispondenze sui suoi ultimi viaggi -, avverte la marginalizzazione della letteratura nel sistema dei media. Era veramente in anticipo sui tempi!
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