Se i cervelli in fuga negli Usa cambiano rotta
Oltre diecimila dottorati in scienze, tecnologia, ingegneria, matematica e nei settori della salute hanno lasciato il loro incarico entro il 2025 dopo i tagli annunciati da Trump
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Se i cervelli in fuga negli Usa cambiano rotta
Giovanni Caprara | 2 febbraio 2026Oltre diecimila dottorati in scienze, tecnologia, ingegneria, matematica e nei settori della salute hanno lasciato il loro incarico entro il 2025 dopo i tagli annunciati da Trump
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Il vento politico contro la scienza negli Stati Uniti comincia a materializzarsi in conti precisi indicando anche dove guardano i ricercatori per il loro futuro. Sono 10.109 i dottorati in scienze, tecnologia, ingegneria e matematica (le materie STEM) e nei settori della salute che finora hanno lasciato il loro incarico entro il 2025 dopo i tagli annunciati dal presidente Donald Trump. L’esodo è stato calcolato dalla rivista americana Science esaminando i dati sull’occupazione pubblicati dalla Casa Bianca valutando l’impatto sulle 14 agenzie di ricerca degli States: dai National Institutes of Health alla Nasa.
Le uscite maggiori hanno coinvolto la ricerca sanitaria, l’energia e l’ambiente. Ma il processo che ha impoverito complessivamente del 17% la popolazione dei dottorati, continua prospettando l’aggravamento della situazione riducendo le capacità degli Usa sulla scena mondiale. L’allarme lanciato dal mondo scientifico è stato solo in parte raccolto dal Congresso che ha cancellato alcune pesanti riduzioni di finanziamento richieste da Trump come quelle riguardanti i National Institutes of Health.
La fuga verso altre nazioni è in varie direzioni: Cina, Australia, Canada ed Europa, ma con diverse opportunità e alcuni dubbi. Pechino ha attivato un nuovo tipo di visto per scienziati interessati. L’Ue ha investito 500 milioni di euro per attrarre cervelli statunitensi i quali manifestano preferenze tenendo conto anche delle iniziative nazionali, italiane comprese. I Paesi nordici come la Danimarca sono maggiormente considerati assieme alla Germania dove la rete degli istituti Max Planck appare un saldo approdo. Altri Paesi come la Gran Bretagna sono poco considerati per i bassi stipendi o per la non rosea situazione economica come la Francia. In Europa spaventa la mancanza di stabilità e l’assenza di una strategia che garantisca il domani e che si traduce in una perdita di opportunità che l’ottusità della politica americana sta offrendo.
2 febbraio 2026
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