Giuseppe Grazioli dirige la Haydn: «Tutta la musica ha valore se fatta bene: dopo le prove ascolto melodie barocche e il rock»
Tra Wolf-Ferrari e Rota. Due eventi con la soprano Cortolezzis e il baritono Taddia. Autori completamente diversi narrano la creatività musicale del Novecento
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Giuseppe Grazioli dirige la Haydn: «Tutta la musica ha valore se fatta bene: dopo le prove ascolto melodie barocche e il rock»
di Lucia MunaroTra Wolf-Ferrari e Rota. Due eventi con la soprano Cortolezzis e il baritono Taddia. Autori completamente diversi narrano la creatività musicale del Novecento
Due composizioni che abbracciano il Novecento e ne riportano in luce la gaia creatività musicale. Andranno in scena sabato 7 febbraio (ore 20) e domenica (ore 16) al Teatro Comunale di Bolzano, per la stagione operistica della Fondazione Haydn, Il segreto di Susanna di Ermanno Wolf-Ferrari e La notte di un nevrastenico di Nino Rota. L’opera lirica di un atto del compositore italo tedesco Wolf Ferrari, presentata per la prima volta nel 1909 a Monaco di Baviera, ruota intorno al vizio del fumo e ai futili sospetti di un marito geloso. Completa il concerto l’opera breve di Nino Rota, composta nel 1950 sul libretto di Riccardo Bacchelli, che rappresenta musicalmente l’inutile guerra all’insonnia del protagonista. Nei ruoli principali della prima parte della serata, la soprano Sara Cortolezzis (contessa Susanna) e il baritono Danylo Matviienko (conte Gil) e nella seconda parte il baritono Bruno Taddia (il nevrastenico). La regia è affidata a Stefano Vizioli. A dirigere l’Orchestra Haydn insieme ai cantanti sarà la bacchetta del maestro Giuseppe Grazioli.
Maestro Grazioli, due opere e due autori diversi come Wolf Ferrari e Nino Rota a confronto, è possibile?
«Mettere in dialogo due autori diversi in un dittico, come succede in questa serata è sempre interessante. Wolf Ferrari è considerato un compositore che guarda solo al passato, a Mozart e Rossini, e nella sua musica si sente questa nostalgia verso il Settecento come un tempo che non c’è più, ma lo fa con una scrittura e un’orchestrazione modernissime, con un’invenzione continua. È affascinante come un compositore, italiano e tedesco (la madre era italiana e il padre tedesco), sia riuscito a fondere due stili, due linguaggi, due storie musicali diverse, quella italiana e tedesca in qualcosa di assolutamente nuovo>.
E Nino Rota?
«Tutti lo conoscono solo per le colonne sonore dei film di Fellini, mentre ha scritto un’infinità di composizioni orchestrali, musica da camera, concerti per violoncello, per pianoforte, altrettanto di qualità, dove emerge quanto fosse aperto alla musica del suo secolo. Nino Rota era un bambino prodigio, aveva cominciato a scrivere a otto anni, aveva un talento incredibile e sapeva improvvisare in pochi secondi, che il cinema ha poi sfruttato al massimo, purtroppo ci si limita a vederlo come autore per il cinema».
Musicalmente, cosa distingue l’opera di Wolf Ferrari?
«È un’opera che parla del fumo, dell’odore del tabacco e dei profumi che innescano i sospetti del marito, lui immagina che la moglie abbia un’amante fumatore, mentre è lei stessa a fumare segretamente. Wolf Ferrari, che era anche un pittore, riesce magistralmente a evocare nella musica l’evanescenza del profumo e le volute delle nuvole di fumo di una sigaretta, quasi come si dipinge un quadro>.
«Il nevrastenico» di Rota invece?
«Descrive la lotta di un uomo che per dormire in pace in una camera d’albergo, paga anche le due stanze attigue per assicurarsi il silenzio. Purtroppo le stanze saranno comunque occupate e i rumori di un commendatore milanese dai modi bruschi, alloggiato in una e le effusioni amorose di una coppia, in quella accanto, gli impediranno il sonno. Tutti i rimedi, dai medicinali al contare le pecore, messi in atto dal poveretto non avranno risultato. È una farsa musicalmente riuscita. E forse la stanza del nevrastenico, è un po’ la bolla in cui viveva Nino Rota, come mi disse una volta Fellini, che si isolava dal mondo senza lasciarsi influenzare da altri, per creare la sua musica indistinguibile».
Rota ha scritto anche la canzone «Viva la pappa col pomodoro».
«Autori come lui ci insegnano a non fare distinzioni tra i generi e vedere il valore in tutta la musica, dalla canzonetta al jazz, fino alla musica classica, se fatta bene».
Lei quale musica ascolta?
«Dopo le prove, ascolto magari musica barocca oppure un brano rock. Non ho preferenze, ci sono invece autori che non capisco, anche se mi piace ascoltarli. Non potrei mai dirigerli perché non avrei suggerimenti validi per l’orchestra».
3 febbraio 2026 ( modifica il 3 febbraio 2026 | 14:41)
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