Muse, in mostra gli oggetti iconici dei miti dello sport olimpico: dalla bici di Pogacar alla medaglia di Zanardi
Corriere della Sera - Cultura

Muse, in mostra gli oggetti iconici dei miti dello sport olimpico: dalla bici di Pogacar alla medaglia di Zanardi

Martedì 3 febbraio 2026
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​Visioni oltre il traguardo è l'esposizione interattiva e sperimentale per spiegare l'evoluzione delle performance attraverso l'innovazione tecnologica

Milano Cortina, oggi accensione del braciere e inaugurazione: la diretta 

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Muse, in mostra gli oggetti iconici dei miti dello sport olimpico: dalla bici di Pogacar alla medaglia di Zanardi

di Sara Santolini

​Visioni oltre il traguardo è l'esposizione interattiva e sperimentale per spiegare l'evoluzione delle performance attraverso l'innovazione tecnologica

In mostra al Muse anche la medaglia d’oro paralimpica conquistata a Rio 2016 da Alex Zanardi

La Colnago gialla utilizzata da Tadej Pogacar al Tour de France 2025, l’handbike e la medaglia d’oro paralimpica conquistata a Rio 2016 da Vittorio Podestà insieme a Alex Zanardi, il kayak con cui Daniele Molmenti ha vinto l’oro a Londra 2012: oggetti iconici che diventano chiavi di lettura per capire come innovazione e preparazione incidono sui risultati sportivi. Questo e molto altro al Muse, Museo delle Scienze di Trento, nella mostra Oltre il traguardo. La scienza che muove lo sport (fino al 27 settembre), dedicata al rapporto tra pratica sportiva e ricerca scientifica, nell’ambito delle iniziative per i Giochi olimpici e paralimpici invernali di Milano Cortina 2026. Un racconto articolato di ciò che sta dietro il gesto atletico: studio dei materiali, biomeccanica, fisiologia, preparazione mentale, tecnologia applicata e inclusione.

Come nasce una performance

All’inaugurazione, nei giorni scorsi, anche nomi che hanno fatto la storia dello sport: la campionessa olimpica dello sci di fondo Stefania Belmondo, la voce storica dello sport in televisione Franco Bragagna e la più giovane atleta italiana presente ai Giochi di Parigi 2024, velocista e saltatrice paralimpica, Giuliana Chiara Filippi. L’obiettivo del progetto è offrire sguardi diversi su cosa significa oggi allenarsi, competere e raccontare lo sport. L’idea condivisa è che la prestazione sportiva non è mai solo talento individuale, ma il risultato di un sistema complesso fatto di conoscenza, metodo e strumenti. L’esposizione occupa 500 metri quadrati al secondo piano del Muse, è costruita come un ambiente anche da attraversare e toccare: exhibit interattivi, attrezzature originali, spazi di prova permettono al pubblico di entrare fisicamente nei processi che portano atlete e atleti a livello olimpico. 

Provare per conoscere

Si può sperimentare un campo di sitting volley o una pista di floor curling, osservare da vicino strumenti di allenamento e dispositivi di ricerca, confrontarsi con adattamenti paralimpici come handbike e protesi da gara: l’obiettivo non è stupire, ma rendere comprensibili principi scientifici complessi attraverso l’esperienza diretta. Il progetto espositivo, firmato dallo studio Dotdotdot, si fonda sul principio di accessibilità universale. Spazi aperti, grafica leggibile, disposizione inclusiva di reperti e attività trasformano la visita in un’esperienza fisica, cognitiva e relazionale. Il cuore della mostra è il Playground: un’arena informale ispirata ai campi da gioco, organizzata in cinque aree tematiche (destrezza, velocità, forza, resistenza e pratica sportiva) che richiamano simbolicamente i cerchi olimpici. Accanto alla dimensione sperimentale, il percorso racconta le storie e gli studi che accompagnano le carriere sportive: dall’analisi dei movimenti alla gestione dello sforzo, dalla psicologia della competizione all’evoluzione dei materiali.

Una mostra senza barriere

È un invito esplicito a guardare allo sport come campo di applicazione delle discipline Stem, ma anche come pratica quotidiana di salute e benessere: una sezione è dedicata ai comportamenti virtuosi e agli stili di vita attivi, sottolineando il valore sociale dello sport, oltre l’élite agonistica. Come ha spiegato Robert Burli, mediatore culturale del Muse e curatore della mostra, «la scelta delle discipline privilegia sport radicati nel territorio trentino, come il curling, senza trascurare quelli in cui l’Italia ha ottenuto successi olimpici, mentre per le discipline paralimpiche l’attenzione si concentra soprattutto sul ruolo della tecnologia come strumento di accesso e inclusione, più che come semplice amplificatore della prestazione». Focus di grande importanza, la particolare cura è dedicata all’accessibilità grazie all’assenza di barriere architettoniche, ai sistemi di orientamento per ciechi e ipovedenti, alle mappe tattili, ai video in Lis e in International Sign, e a visite guidate tattili e in lingua dei segni in programma.

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