I Giochi e l’ultimo treno per Yuma
Corriere della Sera - Cultura

I Giochi e l’ultimo treno per Yuma

Martedì 3 febbraio 2026
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I grandi eventi sportivi sono l’ultimo vagone dove caricare alla rinfusa un po’ di cantieri multimilionari. Ecco che nel calderone olimpico delle opere fatte, incompiute e manco avviate il conto parla chiaro: delle 98 opere previste dal Piano olimpico, solo 40 saranno pronte per i Giochi mentre 58 arriveranno in ritardo o non sono state neppure progettate

Milano Cortina, oggi accensione del braciere e inaugurazione: la diretta 

I Giochi e l’ultimo treno per Yuma

Gian Antonio Stella | 3 febbraio 2026

I grandi eventi sportivi sono l’ultimo vagone dove caricare alla rinfusa un po’ di cantieri multimilionari. Ecco che nel calderone olimpico delle opere fatte, incompiute e manco avviate il conto parla chiaro: delle 98 opere previste dal Piano olimpico, solo 40 saranno pronte per i Giochi mentre 58 arriveranno in ritardo o non sono state neppure progettate

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«La finanziaria», spiegò anni fa Giuliano Amato, «è l’unica legge ad approvazione certa. L’ultimo treno per Yuma. Chi non sale rischia di restare a terra. Di qui le mille spinte per infilarci dentro di tutto, grandi e piccole cose, dalla spesa sanitaria al rafforzamento della Rocca di Orvieto». Altri momenti. Adesso, come precisò mesi fa alla Camera il ministro Andrea Abodi, l’ultimo vagone dove caricare alla rinfusa un po’ di cantieri multimilionari sono i mondiali, gli europei o le olimpiadi invernali. Buone per il tragitto di «opere pubbliche complementari, in piccola parte sportive, che nella consuetudine del nostro Paese vengono pianificate solo perché c’è un grande evento sportivo».

Et voilà, ecco spiegato perché, nel calderone olimpico delle opere fatte, incompiute e manco avviate, come raccontava sul Fatto Giuseppe Pietrobelli, autore del libro Una montagna di soldi sui giochi di Milano-Cortina, «delle 98 opere previste dal Piano olimpico, solo 40 saranno pronte per i Giochi mentre 58 arriveranno in ritardo o non sono state neppure progettate». Di più: queste incompiute valgono «2 miliardi 766 milioni di euro, il 77,92% del totale». Indiscrezioni maliziose? No, conferma Leonardo Ferrante di Libera, l’associazione delle associazioni di Luigi Ciotti che monitora le spese dei Giochi invernali con Open Olympics: «Sono dati che Si.mi.co. ha pubblicato nella piattaforma». Tema: all’estero come fanno senza gli «ultimi treni per Yuma», le «consuetudini» abodiane o le «date catenaccio» teorizzate da Gianni De Michelis per esser «costretti a fare nei tempi fissati le cose che van fatte»?

Detto questo, lunga vita ai nostri atleti. Dio sa quanto l’Italia e gli italiani abbiano bisogno che le Olimpiadi siano un successo. A dispetto della strage di alberi per la pista da bob che doveva essere «leggera» ed è già a 133,6 milioni, dell’«imprescindibile» cabinovia Apollonio Socrepes che doveva portare gli spettatori a veder le gare sulle Tofane ora sospesa in attesa di tempi migliori, dei salassi chiesti per un appartamento nel centro schizzati (copyright Alda Vanzan sul Gazzettino) a 206.875 per 9 giorni, dei 10 euro per un biglietto chiesti allo scolaretto undicenne fatto scendere dal bus, dell’offerta a 26 euro dei ticket d’ingresso alla cerimonia d’apertura messi in origine in vendita a 260, dell’appello al campione Mattia Furlani («No, grazie») di fare il tedoforo con una telefonata fatta due ore prima... Pietra sopra. Per ora. Forza azzurri!

3 febbraio 2026

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