«Giuda non era il traditore, tutti noi lo siamo un po'»: Ettore Bassi ribalta la storia che credevamo di conoscere
Nel monologo scritto e diretto da Leonardo Petrillo, il “traditore” reclama la sua verità e interroga le coscienze
Milano Cortina, oggi accensione del braciere e inaugurazione: la diretta
I tuoi preferiti
Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.
Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccediHai salvato un nuovo articolo
Trovi tutti gli articoli salvati nella tua nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.
«Giuda non era il traditore, tutti noi lo siamo un po'»: Ettore Bassi ribalta la storia che credevamo di conoscere
di Francesca AngeleriNel monologo scritto e diretto da Leonardo Petrillo, il “traditore” reclama la sua verità e interroga le coscienze
Troppo facile, dare tutta la colpa a Giuda. «La Storia è stata raccontata da uomini che avevano i loro motivi per far sì che ci fosse un capro espiatorio. In questo spettacolo “il mostro” reclama le sue ragioni, le manifesta e, alla fine, il pubblico ne esce quasi sollevato». Ettore Bassi è il protagonista di Stand up for Giuda -da domani (mercoledì 4 febbraio) a domenica alle Fonderie Limone-, pièce scritta e diretta da Leonardo Petrillo in cui si ripercorrono, in una luce assolutamente nuova, i passaggi fondamentali della vita del «grande traditore» che qui si ribella alla coscienza collettiva. Bassi, molto intenso, sale in scena nelle vesti di un attore: «Chi tradisce? Se guardiamo noi stessi, forse vedremo che traditori lo siamo un po’ tutti».
Bassi, lei è credente?
«Credo che questo mondo sia stato generato da un’energia d’amore divina, ma non in un dio con la barba e il bastone. Credo a Gesù come a un uomo straordinario venuto a raccontare il senso della vita. Ma non prego nessuno affinché mi dia questo o quello. Agisco secondo una dinamica di accoglienza e di manifestazione dell’energia interiore».
Come attiva quell’energia senza pregare?
«Con la consapevolezza, con l’ascolto dell’interiorità, cercando il senso profondo delle cose. Con l’attenzione alla bellezza, con un senso di comunione e non di separazione. Di abbondanza e non di carenza».
È dura…
«Viviamo un periodo oscuro che incarna la manifestazione del male che, in qualche modo, sente arrivare l’ora della sua disfatta e quindi è particolarmente acceso. È un segno positivo, significa che sta lanciando gli ultimi disperati segnali di sopravvivenza. È molto faticoso, ma bisogna sopportare con distacco e guardare a tutto con una prospettiva più ampia».
Andare a teatro nutre l’anima?
«È fondamentale. Se ci facciamo caso, nella Storia, ogni volta che si scatenava il “male”, una delle prime cose a essere colpita era proprio il teatro. Chi detiene il potere vuole controllare il palcoscenico perché risveglia le coscienze».
Ne parla con una enfasi che pare andare oltre il fare il proprio mestiere. È così?
«Si può fare l’artista per se stessi e basta oppure per il prossimo. Ed è fondamentale, a un certo punto, sapere da che parte stare, significa prendere delle scelte. Il teatro è la casa dell’anima e della bellezza, la casa della riflessione e della conoscenza di sé. È indispensabile ed è per questo che non viene insegnato a scuola».
Cosa manca alla scuola?
«È diventata un parcheggio per poveri ragazzi ipnotizzati da cose inutili. L’hanno resa una fabbrica di “specialisti”, sono rarissimi gli insegnanti che hanno un approccio diverso, dobbiamo appellarci alla loro grandezza: sono coltivatori di anime».
Cosa ci dice Stan up for Giuda?
«Che il senso del giudizio e del pregiudizio sono una condanna. In primo luogo per chi lo esercita, poi, anche per chi lo subisce».
La verità di Giuda è chiarificatrice?
«È consuetudine considerare Giuda il traditore. Giuda ha innescato il processo per la salvezza dell’umanità, fu completamente travisato. Lo spettacolo vuole riabilitarlo, ridargli dignità, guardando in faccia la realtà. Mentre oggi la realtà è qualcosa che semplicemente viene ripetuta da più persone».
Giuda amava Gesù?
«Disperatamente. Per questo si è impiccato. Giuda incarna dei valori che sono sempre più rari: l’adesione totale a una scelta, l’affidabilità, la fiducia, l’amore…è un personaggio molto attuale e ci stimola a sviluppare senso critico, a guardare oltre lo scontato».
I Vangeli non ci hanno offerto spiragli diversi su Giuda.
«Giovanni era accanito contro di lui. Pietro era uno zelota, un ribelle che lottava per liberare Israele, neppure Marco e Luca erano apostoli. La storia ha preso la piega che le serviva».
Vai a tutte le notizie di Torino
Iscriviti alla newsletter di Corriere Torino
4 febbraio 2026
© RIPRODUZIONE RISERVATA
I cani Berla e Rhum ritrovano 26 kg di marijuana e 344 kg di hashish a Leinì
Il sequestro dei carabinieri. La droga era in panetti termosaldati
LA PRIMA PAGINA DI OGGI