La Giostra «negata»: il sogno spezzato del teatro dei Quartieri Spagnoli
Lo spazio chiuso da 7 anni, dopo un triennio di vivaci attività culturali, è ormai in stato di degrado. L'appello firmato dagli artisti napoletani, da Isa Danieli a Patrizio Rispo, da Marco D'Amore a Francesco Di Leva, Pappi Corsicato e Cristina Donadio
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La Giostra «negata»: il sogno spezzato del teatro dei Quartieri Spagnoli
di Marco MolinoLo spazio chiuso da 7 anni, dopo un triennio di vivaci attività culturali, è ormai in stato di degrado. L'appello firmato dagli artisti napoletani, da Isa Danieli a Patrizio Rispo, da Marco D'Amore a Francesco Di Leva, Pappi Corsicato e Cristina Donadio
La Giostra oggi
Le luci dei camerini sono spente e gli specchi riflettono le ombre delle sedie vuote. Eppure negli armadi sono ancora allineati i costumi di scena, pronti per quel nuovo spettacolo che il Teatro La Giostra ai Quartieri Spagnoli, chiuso da quasi sette anni, non può più allestire.
Gli abiti, le scarpe, i cappelli, le strutture della scenografia, gli strumenti musicali e audiovisivi: è rimasto tutto lì, nel silenzio e nella polvere, un sogno interrotto bruscamente dall’amministrazione comunale di Napoli nel maggio del 2019 per un presunto «mancato pagamento dei canoni di locazione».
Le voci, le risate, la gioia di imparare e la sinergia artistica confinate nell’oblio da un pesante catenaccio. E adesso ai volontari che avevano rianimato questo luogo abbandonato con l’energia dell’aggregazione e della creatività (e con notevoli risorse personali) è stato intimato di sgomberare al più presto gli ambienti da quei manufatti che in realtà sono pezzi di vita, pena la totale distruzione, nonostante sia ancora in corso il giudizio civile innanzi alla Corte d’Appello di Napoli.
L’associazione La Giostra fu fondata trent’anni fa dalle sorelle Valeria e Maria Tavassi, ex insegnanti e operatrici teatrali, per promuovere attività laboratoriali e spettacoli dal vivo con le scuole. Nel 2016 il Comune offrì al sodalizio l’uso transitorio dei locali di via Speranzella 81 con l’obiettivo di rifunzionalizzare un bene pubblico in disuso (era un’officina Enel) e restituirlo alla collettività.
Le idee e l’entusiasmo per questa nuova opportunità alimentarono la radicale riqualificazione del sito, a cominciare dalla sanificazione da blatte e topi e dalla rimozione dei rifiuti. Le pareti furono ridipinte, il pavimento fu ricoperto con un tavolato di legno per farne un palco, intorno al quale si montarono imponenti strutture per la movimentazione delle scenografie. Nacque un teatro di cento posti impegnato in produzioni indipendenti e attività di formazione con i giovani del quartiere, punto di riferimento e luogo di sperimentazione per attori, registi e autori innovativi, associazioni multietniche.
Uno spazio pubblico vivo e stimolante che animò tre stagioni con successo di spettatori e critica. Solo tre stagioni. Nel maggio del 2019, contraddicendo l’iniziale disponibilità, l’amministrazione comunale decise infatti la repentina chiusura dell’immobile, senza dare neanche il tempo agli occupanti di recuperate costumi e attrezzi di scena. Fu l’inizio di un contenzioso dall’esito tutt’ora incerto. Nel frattempo La Giostra ha ricevuto la solidarietà del mondo dello spettacolo con un appello firmato da tantissimi artisti tra cui Isa Danieli, Marco D’Amore, Pappi Corsicato, Cristina Donadio, Nunzia Schiano, Patrizio Rispo e Francesco Di Leva.
«Siamo pervase da un senso d’impotenza di fronte alla sordità delle istituzioni pronte a mandare al macero un patrimonio che non ha solo un valore materiale, ma è anche il mondo dei tanti che hanno lavorato per il successo di questo progetto», spiega Valeria Tavassi, che con la sorella Maria e il sostegno degli operatori del Ciap (Consorzio Indipendente di Associazioni di Produzione culturale) si batte instancabilmente affinché questo sogno di arte, cultura e socialità possa riaccendere le luci di via Speranzella 81.
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