Dove comincia l'uomo, il nuovo saggio di Telmo Pievani: «Siamo tutti migranti»
Corriere della Sera - Cultura

Dove comincia l'uomo, il nuovo saggio di Telmo Pievani: «Siamo tutti migranti»

Mercoledì 4 febbraio 2026
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Il volume scritto dal filosofo evoluzionista con il medico Giuseppe Remuzzi. «L’evoluzione continua. Abbiamo riempito il mondo di artefatti tecnologici, modificato l’ambiente: le generazioni future dovranno adattarsi»

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Dove comincia l'uomo, il nuovo saggio di Telmo Pievani: «Siamo tutti migranti»

di Francesca Visentin

Il volume scritto dal filosofo evoluzionista con il medico Giuseppe Remuzzi. «L’evoluzione continua. Abbiamo riempito il mondo di artefatti tecnologici, modificato l’ambiente: le generazioni future dovranno adattarsi»

Siamo tutti e tutte migranti, originari dell’Africa. E gli antenati, anche per gli Europei, erano di colore. Queste e molte altre curiosità, che in realtà sono solidi studi scientifici sull’evoluzione, nel libro Dove comincia l’uomo. Ibridi e migranti: una breve storia dell’avventura umana (Solferino) del filosofo evoluzionista Telmo Pievani, scritto con il medico Giuseppe Remuzzi. Venerdì 6 febbraio il volume viene presentato a Padova all’Ex Foro di Prato della Valle, nell’evento organizzato da Rotary Club Padova Est con la collaborazione del Corriere del Veneto, «L’uomo e i cambiamenti climatici» (17.30), modera Giovanni Viafora, caporedattore del Corriere della Sera.

Professor Pievani, la vita dell’umanità inizia in Africa?
«L’umanità inizia con una migrazione, noi nasciamo 300mila anni fa in Africa. Migrando, uscendo dall’Africa ci siamo accorti che non eravamo soli, ma esistevano altre specie umane, ci siamo mescolati: oggi un po’ del dna di tutte queste specie è nel nostro genoma. Siamo migranti figli di migranti, la migrazione è il motore dell’evoluzione e della diversità. I nostri antenati erano tutti di colore, anche in Europa, la genetica ce l’ha confermato. Tutti noi europei abbiamo ancora dal 2 al 4% di percentuale di Neanderthal nel dna».

I migranti del passato all’origine dell’umanità cos’hanno in comune con i migranti di oggi?
«Due sono le somiglianze forti: i percorsi geografici che sono sempre gli stessi e il clima, che è la causa dell’80% dei motivi di chi si sposta per sfuggire agli effetti del cambiamento climatico».

È vero che i sintomi del virus del Covid erano legati anche a una variante genetica di Neanderthal?
«Sì. E’ stata fatta una campionatura di migliaia di pazienti e quella variante era già nel dna con un gene che arrivava dal Neanderthal: chi esprimeva di più quel gene ha avuto sintomi più gravi perché il sistema immunitario ha reagito troppo all’attacco del viru».

La vulnerabilità quindi coincide con la vita?
«Sì. Conviviamo con tanti nemici, gli agenti patogeni. Nel nostro genoma l’8 per cento sono sequenze virali dovute a infezioni a cui sono sopravvissuti i nostri antenati milioni di anni fa».

Il codice genetico è una specie di archivio sedimentato?
«Nel nostro dna solo una piccola percentuale dei geni serve allo sviluppo dell’organismo. Molta parte sono anche rimasugli del passato, che non servono. E poi ci sono ingranaggi “creativi”. Ad esempio il gene della placenta era il gene di un’antica infezione, che poi è stato addomesticato e studiato: nell’evoluzione non si butta via niente, è come un bricolage evolutivo, possono essere riutilizzate anche sequenze virali».

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Tanti dei moderni acciacchi fisici derivano dal fatto che non eravamo programmati per camminare eretti e su due piedi?
«Non siamo nati bipedi, ma quadrupedi, poi riadattati. Ora tutto il peso si scarica sui piedi e sul collo, due parti molto fragili e vulnerabili. E il bacino da bipedi è dovuto diventare molto stretto, questo ha cambiato la sequenza del parto. Le gravidanze duravano molto più di nove mesi, ma stringendosi il bacino, per evitare che la testa dei neonati crescesse troppo e quindi non riuscisse a uscire, le gravidanze si sono interrotte prima: attualmente mettiamo al mondo cuccioli prematuri, con il cervello che cresce di due terzi dopo la nascita. Da quella storia di fragilità legata a un cambiamento dell’evoluzione, è emerso il prodigio del cervello umano com’e oggi e come si sviluppa».

Come sarà il futuro dell’homo sapiens?
«L’evoluzione continua, ma è un processo lento. Abbiamo riempito il mondo di artefatti tecnologici e modificato l’ambiente, le generazioni future dovranno adattarsi, co-evolvere con questo ambiente trasformato da tecnologia e modifiche climatiche. Inoltre il tribalismo geopolitico di ritorno porterà a dinamiche di distruzione molto pericolose. Ma le nuove generazioni sono molto orientate a trovare soluzioni per risolvere i problemi»

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4 febbraio 2026 ( modifica il 4 febbraio 2026 | 15:16)

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