Il banco di prova dei Giochi
Olimpiadi Milano-Cortina. Ci sono in ballo il profilo politico generale, il peso nazionale della città, le capacità organizzative, l’immagine stessa dell’Italia, che si tormenta prima dei grandi eventi e poi (in genere) è all’altezza delle sfide
Milano Cortina, oggi accensione del braciere e inaugurazione: la diretta
Il banco di prova dei Giochi
Venanzio Postiglione | 4 febbraio 2026Olimpiadi Milano-Cortina. Ci sono in ballo il profilo politico generale, il peso nazionale della città, le capacità organizzative, l’immagine stessa dell’Italia, che si tormenta prima dei grandi eventi e poi (in genere) è all’altezza delle sfide
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Certo. I geni hanno (anche) il dono della profezia. Dino Buzzati amava sia Milano che Cortina: in città pensava alle sue montagne, nei boschi aveva nostalgia delle strade. Nel 1952, tra un nuovo romanzo e un articolo sul Corriere, si mise a dipingere piazza Duomo. Solo che le guglie, salendo verso l’alto, diventavano le vette delle Dolomiti, il sagrato appariva come un prato verde e le macchine erano covoni di fieno. La pace cercata in vita l’aveva trovata nel quadro: un po’ Milano e un po’ Cortina. Insieme, ecco.
Arrivano i capi di Stato, domani sera l’inaugurazione. Le Olimpiadi Invernali sono qui tra noi. I tedofori si scambiano la torcia nelle vie d’Italia: seri e divertiti, allo stesso tempo. A parte i selfie, è lo stesso rito dell’ottavo secolo avanti Cristo: gli antichi Greci inventarono la democrazia, il teatro, la politica e anche i Giochi. All’epoca si fermavano le guerre, adesso è già tanto che si celebri l’Olimpiade. Chi ha già vinto sono i volontari, che stanno battendo pure il freddo e la pioggia: complimenti, sempre. Chi deve giocare, e cavarsela, sono Milano, le regioni del Nord, il Paese tutto. Un banco di prova collettivo. Per la sicurezza, ma non solo.
Qui sono in ballo il profilo politico generale, il peso nazionale della città, le capacità organizzative, l’immagine stessa dell’Italia, che si tormenta prima dei grandi eventi e poi (in genere) è all’altezza delle sfide.
Nel mondo senza pace, senza senno, nel mondo della forza e delle caverne, l’Olimpiade è l’oasi che (quasi) tutti aspettiamo, è la normalità che ora è diventata eccezione. Vedremo le regole e il rispetto delle regole, addirittura, e le armi più pericolose saranno un paio di sci. Lo spirito dei Giochi diventa uno strappo del tempo, un pianeta parallelo: che possa contagiare i grandi leader, nella città di Sant’Ambrogio, è solo un’ipotesi, ma intanto è qualcosa. La gara del cinismo, per cui andrà tutto male e ben ci sta, può prendersi anche qualche giorno di tregua. Olimpica.
Milano arriva con un cruccio e una certezza. Il cruccio è la stagione, non semplice, per cui i grattacieli, lo sviluppo, il benessere hanno favorito pochi e non tanti, hanno ingigantito la capacità di attrarre ma non quella di dare una mano: temi reali e sentiti. La certezza è che, diciamolo, perché è vero, quando l’Italia ha bisogno di decollare si affida a Milano. Al suo talento, al suo ruolo europeo. La prima Expo si inaugurò qui, il 5 maggio 1881, e portò settemila espositori e un milione di visitatori, raccontando al mondo che l’Italia era entrata nella modernità. Il titolo del Corriere fu un po’ enfatico, onestamente, ma dava l’idea di una comunità cittadina e nazionale sulla stessa barca: «Evviva Milano!». A raccontare l’evento, scese in campo Edmondo De Amicis.
APPROFONDISCI CON IL PODCASTScrivere che, oggi, le leadership al governo e all’opposizione capiscono e riconoscono il valore di Milano per l’Italia sarebbe una bugia. Criticare la città è più che legittimo, lasciarla sola è un clamoroso, inconcepibile, autogol nazionale. Non solo. Il sistema dei Giochi diffusi, che partono dallo stadio di San Siro e arrivano a Cortina, attraversando le regioni, è un modello per la crescita stessa del Paese. Che ha bisogno del dialogo, dell’intreccio, della sintonia dei territori come l’aria. Un tempo, prima di baciare i generali, la politica «nordista» si occupava di questo. L’Olimpiade che comincia può diventare un modello nuovo, sportivo, produttivo, anche politico, con Milano al centro, oppure può restare un grande spettacolo, più o meno riuscito, con alcune opere incompiute, molto traffico, un po’ di disagi, una serie di gare emozionanti e tanti campioni da portare in trionfo. L’autonomia vera e nobile, sul campo, o l’autonomia con il cappello in mano. Il tema non è mai Roma ladrona, quello è cabaret, ma è Roma indifferente.
Evento chiama corteo. Sabato, per le vie di Milano, sfilerà la protesta contro i Giochi. Poiché l’epoca è difficile, e nulla è scontato, bisogna ripetere che il diritto di manifestare è intoccabile, come dicono la civiltà e la Costituzione. Ma pacificamente. Perché assaltare gli agenti e spaccare tutto è una vergogna e un reato grave. Sacra la libertà di protestare, sacro il rispetto della legalità. Le opposte propagande non aiutano il clima generale e neppure il lavoro fondamentale delle forze dell’ordine. Due millenni e mezzo fa il poeta Pindaro, «il cigno», convocò acqua, oro, fuoco e sole per esaltare l’eccellenza dei Giochi olimpici, capaci di «oscurare ogni altro vertice di ricchezza». Non facile mostrarsi all’altezza di cotanto codice genetico. Ma, insomma, neppure tradirlo del tutto.
4 febbraio 2026 ( modifica il 5 febbraio 2026 | 09:49)
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