Chiara Appendino e l'orgoglio per le Olimpiadi mancate: «Giusto non ingabbiare Torino tra costi e disastri ambientali». Ma è andata davvero così?
Corriere della Sera - Cultura

Chiara Appendino e l'orgoglio per le Olimpiadi mancate: «Giusto non ingabbiare Torino tra costi e disastri ambientali». Ma è andata davvero così?

Giovedì 5 febbraio 2026
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Su Fb, l’ex sindaca annuncia un incontro, alle 18,30 nella sede del Movimento, per parlare di «Giochi invernali dietro la finta retorica»

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Chiara Appendino e l'orgoglio per le Olimpiadi mancate: «Giusto non ingabbiare Torino tra costi e disastri ambientali». Ma è andata davvero così?

di Gabriele Ferraris

Su Fb, l’ex sindaca annuncia un incontro, alle 18,30 nella sede del Movimento, per parlare di «Giochi invernali dietro la finta retorica»

Chiara Appendino ha rivendicato il «merito» di avere scongiurato le Olimpiadi a Torino in un post su Fb, annunciando un incontro nella sede del Movimento a Torino, per parlare «di Olimpiadi invernali e della realtà che sta emergendo dietro la finta retorica dei «Giochi a costo zero» (si è tenuto giovedì 5 febbraio). «E lo facciamo — prosegue il post — con l’orgoglio di chi, anni fa, ha scelto di non ingabbiare la città in un evento dall’impatto ambientale devastante e dai costi spropositati che stanno emergendo sempre più chiaramente. La nostra non è mai stata una battaglia ideologica, ma una questione di sostenibilità e responsabilità verso il futuro. Abbiamo scelto di sfidare il mondo per aggiudicarci le ATP Finals di tennis e abbiamo vinto, ospitando un evento quinquennale che non crea buchi di bilancio e porta sul territorio 600 milioni di euro l’anno, e lavoriamo per tenerlo per altri 5 anni. La vera domanda — conclude Appendino — non è chi ha perso le Olimpiadi, come ci veniva detto all’epoca, ma chi sta pagando e chi pagherà, con soldi pubblici, il prezzo del modello di Milano-Cortina 2026». 

Tutto molto bello. Magari anche giusto, dipende dai punti di vista. Eppure qualcosa non mi torna. Se ben ricordo, all’epoca del gran rifiuto una battaglia ideologica ci fu; non tanto di Appendino (che in fondo le Olimpiadi le voleva, a certe condizioni), quanto di alcuni esponenti del suo partito. Un mese fa scrissi per il Corriere un articolo in cui rievocavo la seduta del Consiglio comunale del 12 marzo 2018, allorché «si doveva discutere la mozione del Pd che proponeva di candidare Torino ai Giochi del 2026. Un bis del 2006, però low cost e ambientalista, per venire incontro al pensiero cinquestelle: tant’è che Beppe Grillo, all’epoca padre-padrone del Movimento, si era dichiarato favorevole all’ipotesi». Ma quel giorno, ricordavo, i quattro consiglieri cinquestelle più duri e più puri, No-Giochi senza se e senza ma, non si presentarono in aula: seguirono acceso dibattito, mancò il numero legale e la seduta fu sciolta. 

Proseguendo nella ricostruzione di quel passaggio, sottolineavo che «qualche giorno dopo, senza aspettare un improbabile ok del Consiglio comunale, Appendino mandò al Coni la lettera con la manifestazione d’interesse a organizzare le Olimpiadi 2026. Ma nella seduta consiliare del 19 marzo i ricompattati grillini bocciarono unanimi, con 23 no contro 13 sì delle opposizioni, la mozione pro-Giochi del Pd». La mia ricostruzione, uscita sul Corriere del 9 gennaio scorso, non era piaciuta al consigliere cinquestelle Andrea Russi, che già sedeva in Sala Rossa all’epoca dei fatti. Così l’indomani Russi scrisse al giornale una lettera, regolarmente pubblicata, nella quale affermava: «Torino si candidò ai Giochi Olimpici Invernali 2026. La candidatura fu deliberata e votata dal Consiglio comunale; il dossier venne predisposto e formalmente presentato. Si tratta di un passaggio istituzionale chiaro, che colloca quella scelta all’interno di un percorso politico e amministrativo definito, non di un’ipotesi mai concretizzata», ma, aggiungeva Russi, in seguito «la candidatura venne riorientata dal Coni e dal Governo verso un progetto a tre poli che assegnava a Torino un ruolo marginale... lasciando irrisolta una questione centrale: la copertura dei costi e dei rischi finanziari dell’operazione». Russi si riferisce evidentemente al voto del 19 luglio 2018, quando la maggioranza 5 Stelle approvò un documento che diceva sì alle Olimpiadi «se l’analisi costi benefici verrà fatta non dal Coni ma dal Governo nazionale — o da un ente terzo designato dallo stesso — e a patto che la candidatura non sia in tandem con Milano»: una «sberla sonante in faccia al Coni», lo definì l’allora capogruppo Pd Stefano Lo Russo. E in effetti il Coni decise di escludere Torino dalla candidatura. Secondo Appendino è andata bene così. Forse qualche torinese, guardando la cerimonia d’inaugurazione a Milano, non sarà tanto d’accordo. Già: è sempre questione di punti di vista.

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5 febbraio 2026 ( modifica il 6 febbraio 2026 | 10:00)

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