La storia di Mario Papini, ancora campione di biliardo a 86 anni: una vita con la stecca al tavolo verde
Un libro racconta la vita dell'86enne fiorentino che è ancora uno dei giocatori di biliardo più forti: «Quando ero giovane ho battuto anche Lo Scuro»
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La storia di Mario Papini, ancora campione di biliardo a 86 anni: una vita con la stecca al tavolo verde
di Jacopo StorniUn libro racconta la vita dell'86enne fiorentino che è ancora uno dei giocatori di biliardo più forti: «Quando ero giovane ho battuto anche Lo Scuro»
A 86 anni, ogni mattina va alla casa del popolo di Tavarnuzze con la sua stecca. Torna per pranzo e poi riesce, stessa direzione. Dedica ogni giorno, da sempre, al gioco del biliardo.
Lui si chiama Mario Papini, è stato (ed è ancora) tra i migliori giocatori di biliardo d’Italia, nonostante l’età. Qualche estate fa, su 128, al torneo over 65 di Saint-Vincent in Valle d’Aosta, è arrivato secondo. Rarissimo che un over 80 arrivi in finale. E Mario, fiorentino doc e residente alle Due Strade, c’è riuscito. Una vita sul panno verde, dove ha sfidato anche Lo Scuro.
Adesso la sua vita è diventata un libro, Se questo sport volesse vincere, uscito per le edizioni Masso delle Fate e curato da Lorenza Massaini. Il testo è un viaggio appassionato nella storia e nell’anima del biliardo italiano.
Attraverso ricordi, incontri e competizioni, Papini racconta oltre settant’anni al tavolo verde. «Ho iniziato a 16 anni, quando frequentavo l’istituto tecnico — racconta Mario — Mio padre, Roberto giocava, ma a me era vietato: uscivo di nascosto per andare nelle sale. All’epoca il mondo del biliardo era visto molto male, tra malaffari, scommesse e trucchi, si diceva che rovinasse le famiglie. Io però volevo giocare e, con gli anni, anche lui ha smesso di opporsi, vedendo che stavo diventando bravo».
Andava a giocare al Gambrinus di Firenze, ricorda ancora quell’atmosfera fumosa e vitale. Quei colpi di biliardo con la sigaretta in bocca. Mario ha partecipato a tornei nazionali e internazionali. Per il biliardo ha fatto follie, mettendo a rischio il suo matrimonio con Anna: «Il biliardo ha fatto saltare più di un matrimonio: anch’io, a 35 anni, ho rischiato. Per andare ai tornei ho raccontato parecchie bugie: dicevo che ero a Grosseto e magari mi trovavo in Sardegna. Anna mi rimproverava sempre: “Sei un ballista!”. Alla fine però si è arresa e siamo riusciti a resistere».
E poi i ricordi sullo Scuro, Marcello Lotti, anche lui fiorentino. «È stato il rivale di tutta la carriera. Abitava a Peretola e faceva il postino, poi dagli anni Sessanta si trasformò nel Campionissimo del biliardo. La sua fama crebbe grazie al film di Nuti, un appassionato: sono stato anche a casa sua. Con lo Scuro non correva buon sangue finché siamo stati in attività. Conservo ancora una VHS di una finale a Borgo San Lorenzo: vinco all’ultimo colpo, un tiro quasi impossibile, e mi scappa un urlo rabbioso, “muori cane”, uno sfogo dettato dall’adrenalina. Ma quella rivalità è stata decisiva: senza di lui sarei rimasto uno fra tanti».
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