Corpi e neve tra grafica e visioni: la mostra al Palazzo Mercantile di Bolzano
«Sport invernali nell’arte. Flora, Walde e altri campioni» trasformerà l’antico insediamento commerciale nel perno di un dialogo inaspettato tra impresa atletica e sensibilità estetica del Novecento
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Corpi e neve tra grafica e visioni: la mostra al Palazzo Mercantile di Bolzano
di Silvia M. C. Senette«Sport invernali nell’arte. Flora, Walde e altri campioni» trasformerà l’antico insediamento commerciale nel perno di un dialogo inaspettato tra impresa atletica e sensibilità estetica del Novecento
«Acrobazia 4» di Enrico Pedrotti
A Bolzano nelle sale del PalazzoMercantile la mostra «Sport invernali nell’arte. Flora, Walde e altri campioni» trasformerà l’antico insediamento commerciale nel perno di un dialogo inaspettato tra impresa atletica e sensibilità estetica del Novecento. Un percorso espositivo in cui il corpo si fa calligrafia, il movimento si cristallizza in geometria e la neve si trasforma in spaziometafisico. Da martedì 17 febbraio la mostra, nata da un’intuizione della Società del Museo di Bolzano e della storica casa d’aste Bozner Kunstauktionen apre i battenti. E va oltre la parata di icone dello sport: è un’indagine profonda sul «gesto». L’evento celebra il momento in cui lo sport finisce di essere puroagonismo per farsi «linguaggio universale, espressione dove il corpo diventa forma e il movimento si tramuta in linguaggio». Un’operazione che scava nell’identità del territorio, restituendo a chi guarda una montagna che non è solo scenario, ma esperienza umana e metafora di equilibrio.
Tratti e fisicità
Il baricentro visivo della mostra collettiva è occupato dal tratto inconfondibile di Paul Flora. Il «poeta della penna» affronta sciatori e saltatori con quell’ironia filigranata che ha reso celebre il suo universo visivo. Nelle sue grafiche, la competizione olimpica perde la sua solennità muscolare per riacquistare una dimensione umana, quasi onirica, distante anni luce dalla fredda precisione delle cronachecontemporanee. Flora disegna la fatica con la leggerezza di un notturno veneziano, trasformando la discesa in un racconto satirico e dolcissimo. Accanto alle linee sottili del disegnatore e caricaturista esplode la forza cromatica di Alfons Walde. Il pittore che ha dato un volto e un’anima a Kitzbühel è presente con una selezione che include il celebre «Sciatori nei pressi di una baita» del 1933.
Nelle opere di Walde la neve possiede una fisicità tattile, densa, quasi scultorea, capace di dialogare con le visioni di Max von Esterle e con le geometrie internazionali di maestri del calibro di Victor Vasarely e Lyonel Feininger. Se la serigrafia di Vasarely scompone lo sciatore in pura astrazione ottica, la xilografia di Feininger lo immerge in un villaggio silenzioso che pare uscito da una fiaba espressionista.
Il futurismo e le altre avanguardie
Il ritmo della mostra accelera bruscamente nell’incontro con le avanguardie. Il Futurismo italiano, con la sua ossessione per la velocità e la sfida alla gravità, trova qui una sintesi perfetta. Fortunato Depero e Ivanhoe Gambini trasfigurano la neve in un laboratorio di dinamismo: lo «Sciatore al salto» di Gambini, opera iconica degli anni Trenta, cattura l’istante in cui l’atleta smette di appartenere alla terra per farsi proiettile, incarnando perfettamente il mito del progresso e del superamento del limite. Non mancano le curiosità plastiche, come lo sciatore in ceramica di Tarciso Tosin, modellato per i Giochi di Cortina del 1956, o le acrobazie fotografiche di Enrico Pedrotti, che nel 1934 fissava sulla gelatina d’argento la poesia dei corpi sospesi nel vuoto. Gran parte di questo patrimonio, spesso custodito in riservate collezioni private, torna alla luce grazie alla sinergia tra istituzioni e mecenatismo d’impresa, offrendo una visione d’insieme che attraversa quasi due secoli: dal curling a matita di Jakob Placidus Altmutter, datato inizio Ottocento, fino alle sperimentazioni contemporanee. «Sport invernali nell’arte» è un omaggio ai Giochi 2026, ma anche la dimostrazione di come lo spirito libero della montagna abbia saputo contaminare le menti più brillanti del secolo scorso. Un invito a osservare il paesaggio innevato come uno spazio di armonia in cui, tra una curva e un salto, si nasconde la bellezza stessa dell’esistere.
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