Arte Fiera 2026, Padovani e Pasotti (P420): «A Bologna il mercato dell’arte è specchio della città; non urla, ma è costante»
I galleristi: «I nostri radar cercano di captare segnali da artisti in grado di trasformare l’esperienza personale in universale»
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Arte Fiera 2026, Padovani e Pasotti (P420): «A Bologna il mercato dell’arte è specchio della città; non urla, ma è costante»
di Fernando PelleranoI galleristi: «I nostri radar cercano di captare segnali da artisti in grado di trasformare l’esperienza personale in universale»
Fabrizio Padovani e Alessandro Pasotti della P420, come definireste la vostra galleria?
«Un dispositivo di visione. Il nome P420 è una dichiarazione d’intenti: si ispira al Pantone420, un grigio ideale, neutro, lo sfondo perfetto per qualsiasi cosa ci capiti sopra. Non siamo protagonisti, ma supporto. Concepiamo la galleria come uno spazio di approfondimento culturale, inclusivo, multidisciplinare».
Quali sono le linee guida, i campi di indagine e d’interesse?
«Da un lato lavoriamo per riportare alla luce figure fondamentali ma trascurate del panorama artistico internazionale (Irma Blank, Laura Grisi, Ana Lupas, Stephen Rosenthal), dall’altro direttamente con talenti mid-career ed emergenti. I nostri radar cercano di captare segnali da artisti in grado di trasformare l’esperienza personale in universale».
Cosa pensate del sistema dell’arte a Bologna, fra pubblico e privato? Dove si colloca nel panorama italiano?
«Bologna è ricettiva, accogliente e inclusiva ma allo stesso tempo rischia di perdere spinta e necessita di continue iniezioni di energia. Bene ha fatto Balbi al Mambo, ma il sistema pubblico fa quello che può con le risorse che ha e i privati negli ultimi anni hanno dato un grandissimo contributo. Molto stanno facendo le gallerie. Crediamo molto nel potenziale della città».
Più in generale come sta il mercato dell’arte in Italia e quindi a Bologna?
«È maturo, colto, riflessivo. L’instabilità politica e macroeconomica non lo ha favorito, ma ci sono solidi segnali di ripresa, anche sostenuti dall’abbassamento dell’Iva sulle opere d’arte, una rivoluzione. A Bologna il mercato è lo specchio della città: non urla, ma è costante. La media dimensione lo rende addirittura amichevole».
Cosa vi aspettate attende dalla prossima Arte Fiera con un nuovo direttore artistico e cosa da Art City?
«Massima stima e fiducia nei confronti di Davide Ferri. Quando è stato nominato l’ho sentito (parla Padovani, ndr) e mi ha detto: “Sai, so da dove cominciare: dal titolo». «Dal titolo?”, risposi impaurito. E invece… “Cosa sarà” è perfetto. Va ricordato anche il lavoro precedente di Simone Menegoi, insieme a Enea Righi. Art City ormai è un asset imprescindibile».
Sarete presenti con i vostri progetti?
«Presenteremo progetti ambiziosi su entrambi i fronti. In galleria la personale di Ana Lupas dal titolo “Armature”, una prima in uno spazio privato per lei. In fiera avremo due stand distinti: nella Main Section con un progetto collettivo, nella sezione Fotografia e Dintorni un focus su Goran Trbuljak».
Qual è il ruolo della galleria nel sistema dell’arte di oggi?
«Contribuire a scegliere e mettere ordine. Orientare».
Il mercato quindi dove e chi lo fa? Fiere, aste, gallerie, internet, collezionisti con le loro fondazioni?
«Il mercato è diventato ibrido. In fiera e online raggiungiamo i collezionisti in tutto il mondo. La validazione però avviene ancora attraverso il lavoro curatoriale e i collezionisti che vengono in galleria dicono sempre: Oh yes, Bologna is fantastic!».
Bologna è ancora attrattiva per il mondo dell’arte? Può migliorare e come?
«Sì, è attrattiva perché è un’esperienza che va oltre l’arte. Se riuscissimo tutti insieme, enti istituzionali e privati a fare più sinergia, potremmo esserlo ancora di più».
Tutto cambia in fretta, vale anche per i collezionisti?
«Certo, perché cambia la galleria con le sue proposte e cambiano le persone interessate».
Che cosa significa per voi lavorare a livello internazionale?
«Significa tutto, l’80% del nostro fatturato è all’estero, ma a noi interessa affermarci come realtà a Bologna: viaggiamo molto, ma le radici sono qui».
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5 febbraio 2026
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