«Metadietro», lo spettacolo dei Leoni d'oro della Biennale arriva a Rovereto: «Critica alla società»
Lo spettatore è coinvolto fisicamente, trascinato dentro lo spettacolo stesso: «Un teatro che non salva, ma colpisce»
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«Metadietro», lo spettacolo dei Leoni d'oro della Biennale arriva a Rovereto: «Critica alla società»
di Sara SantoliniLo spettatore è coinvolto fisicamente, trascinato dentro lo spettacolo stesso: «Un teatro che non salva, ma colpisce»
Un ammiraglio blu elettrico tenta di governare la rotta, mentre intorno a lui si accumulano ossessioni economiche, automatismi mentali, derive collettive. È «Metadietro», ultimo spettacolo di Antonio Rezza e Flavia Mastrella, in scena domani e sabato 7 febbraio 2026 all’Auditorium Melotti di Rovereto per la Stagione Regionale Contemporanea. Rezza e Mastrella non raccontano storie: le smontano. Da oltre trent’anni il loro teatro agisce come un dispositivo critico che espone, senza mediazioni, le storture del presente. In «Metadietro» questa operazione si fa ancora più radicale, muovendosi lungo il confine tra farsa, invettiva e visione. Il dialogo iniziale - «Cosa vedi? Te da dietro» - è già una dichiarazione di poetica: la prospettiva è limitata, parziale, deformata, eppure è proprio da quella cecità condivisa che emerge un ritratto severo e implacabile del nostro stare al mondo.
Gesti e voce accelerano fino allo sfinimento
In scena, Antonio Rezza attraversa lo spazio come un corpo fuori scala: voce e gesti si contraddicono, si inceppano, accelerano fino allo sfinimento. Accanto e dietro di lui, Daniele Cavaioli diventa contrappunto fisico e mentale, una presenza che segue, asseconda, resiste. Il risultato è una sequenza apparentemente caotica di situazioni, numeri, ossessioni verbali, che però restituisce con precisione una realtà attraversata da violenze sottili, ipocrisie morali, buoni propositi e sentimenti usati come alibi. Il bersaglio non è mai unico: cadono insieme i potenti e i servili, le ideologie rassicuranti, le retoriche dell’emergenza, l’idea stessa di un pubblico innocente.
Lo spettatore è coinvolto
Anche lo spettatore è infatti chiamato in causa, coinvolto fisicamente e simbolicamente, trascinato dentro un meccanismo che non concede distanza né protezione: questo è un teatro che non salva, ma colpisce. Al centro dello spettacolo aleggia l’idea dell’ammutinamento come necessità e non scelta: per questo non è una vera colpa - suggeriscono Rezza e Mastrella - ma la conseguenza inevitabile di un divario sempre più ampio tra visioni dell’esistenza. L’ammutinamento così non rappresenta un atto di ribellione gratuita, ma un gesto indispensabile alla sopravvivenza.Fondamentale il lavoro di Flavia Mastrella sugli spazi: gli elementi scenici di Metadietro - grandi vele mobili che diventano nave, razzo, barca - sono strutture essenziali e potenti, capaci di mutare funzione e significato sotto gli occhi del pubblico. Il fondale digitale, attraversato da colori netti e profondi, amplifica la sensazione di trovarsi in un luogo instabile, dove il virtuale si fa materia e la tecnologia diventa ambiente ostile. Premiati con il Leone d’Oro alla carriera alla Biennale Teatro di Venezia nel 2018, Rezza e Mastrella riaffermano con Metadietro la loro poetica: non cercano consenso, ma portano in scena la necessità che l’umanità ha di comprendere sé stessa, a costo di risultare disturbanti.
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5 febbraio 2026
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