Trump, il Super Bowl e tre passi indietro
Domenica all’evento sportivo Usa dell’anno il presidente non ci sarà. Lui ama i bagni di folla: l’anno scorso c’era. Ma ora dice no all’evento di Santa Clara, in California. Lo avrebbero frenato i suoi consiglieri: a Santa Clara rischiava di essere accolto da bordate di fischi
Milano Cortina, oggi accensione del braciere e inaugurazione: la diretta
Trump, il Super Bowl e tre passi indietro
Massimo Gaggi | 5 febbraio 2026Domenica all’evento sportivo Usa dell’anno il presidente non ci sarà. Lui ama i bagni di folla: l’anno scorso c’era. Ma ora dice no all’evento di Santa Clara, in California. Lo avrebbero frenato i suoi consiglieri: a Santa Clara rischiava di essere accolto da bordate di fischi
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JD Vance, star politica tra i testimoni dell’inaugurazione olimpica stasera a Milano. Domenica, invece, al Super Bowl, l’evento sportivo Usa dell’anno, Donald Trump non ci sarà. Lui ama i bagni di folla: l’anno scorso c’era, a New Orleans, alla finalissima del football americano. Ma ora dice no all’evento di Santa Clara, in California: «Troppo lontano». Eppure il presidente ama attraversare in lungo e in largo il Paese sull’Air Force One. E allora?
Contrariato dalla scelta di artisti di sinistra, Bad Bunny e i Green Day, per lo show musicale di metà partita? Lui, sobriamente, la definisce «una scelta terribile, semina odio». Ma fino a qualche tempo fa diceva di non sapere chi fossero. Secondo voci raccolte da media inglesi e siti americani alla Casa Bianca, lo avrebbero frenato i suoi consiglieri: a Santa Clara rischiava di essere accolto da bordate di fischi.
L
a California vota democratico ma il pubblico della NFL non è liberal e Trump è un domatore di stadi, oltre che un abile oratore nei comizi. Eppure giorni fa, parlando in Iowa, uno Stato solidamente repubblicano, è stato più volte contestato. Lui ha liquidato i dissidenti come disturbatori prezzolati. Ma la reazione degli altri a suo sostegno è stata meno calda del solito.
Un Trump un po’ diverso. Sempre aggressivo nei comportamenti autoritari e nel tentativo di interferire nel voto di novembre (vorrebbe addirittura «nazionalizzarne» il controllo che la Costituzione affida ai singoli Stati). Ma poi, in difficoltà sull’immigrazione (dopo i fatti di Minneapolis) e sull’economia (prezzi troppo alti mentre gennaio è stato il mese record per i licenziamenti, mai così numerosi dalla Grande Recessione del 2009), flagellato da sondaggi sempre più negativi, mostra un volto diverso dal solito su vari fronti: marcia indietro su Groenlandia e ICE, violando uno dei suoi precetti: mai indietreggiare. Il presidente-showman divenuto famoso licenziando concorrenti del suo programma, The Apprentice, ora non licenzia più nemmeno chi sbaglia nel suo team, a differenza di quanto faceva di continuo nel primo mandato. E, anche se continua a dire spesso cose false, la sensazione è che, dal caso Epstein in poi, nemmeno i suoi fan le prendano più a scatola chiusa.
I guru del tecnoautoritarismo come Curtis Yarvin che lo vorrebbero molto più deciso nella demolizione della democrazia liberale, si dicono delusi: «Pensa troppo delle elezioni».
5 febbraio 2026
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