Brescia-Bergamo. Un amore a distanza
Corriere della Sera - Cultura

Brescia-Bergamo. Un amore a distanza

Venerdì 6 febbraio 2026
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Dopo l’anno da Capitale della Cultura sono poche le eredità condivise ed al momento nessun coordinamento né progettualità future tra le due città

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Brescia-Bergamo. Un amore a distanza

di Manuel Colosio

Dopo l’anno da Capitale della Cultura sono poche le eredità condivise ed al momento nessun coordinamento né progettualità future tra le due città

Il teatro Romano, uno dei progetti più ambizioni del »Piano strategico della cultura 2030»

Il fidanzamento tra Brescia e Bergamo, celebrato durante l’anno da Capitale italiana della Cultura, non è diventato un matrimonio. Certo, la relazione prosegue e si trovano alcuni punti di contatto in diversi ambiti: il canale Brescia Musei, Accademia Carrara e Gamec rimane aperto, il festival pianistico tra le due città funziona bene e le due opere condivise ed ereditate dall’esperienza del 2023, il Cammino delle sorelle e la Ciclovia della cultura, sono apprezzate e vive.

Ma c’è poco altro, soprattutto se si guarda al futuro: nessuna progettualità condivisa, come ammettono entrambe le amministrazioni, ed ancora meno si riscontra la volontà di dare vita a un coordinamento stabile tra le due città lombarde.  Non ci ha girato troppo intorno nei giorni scorsi il vicesindaco bergamasco ed assessore alla Cultura Sergio Gandi: «Un ente in più tra i tanti che già ci sono, non so quanto possa essere utile», ha detto al Corriere Bergamo, offrendo come ricetta alternativa quella di coordinarsi solo per «implementare in maniera strutturale le prassi positive dell’una e dell’altra città». Tradotto: restiamo insieme, ma ognuno con le proprie visioni, priorità e piani nei rispettivi territori. 

Quello bresciano si chiama «Piano strategico della Cultura Brescia 2030» e, sostenuto dal bando della Fondazione Cariplo «Emblematici maggiori», intende far decollare il successo di quell’ anno straordinario verso una politica culturale strutturata e continuativa che ruoti attorno ai principi guida di prossimità, partecipazione e sostenibilità ed attraverso cinque cantieri culturali attivati in città.

In cultura Il comune di Brescia investe ben 14 milioni di euro l’anno, pari al 4,35% del proprio bilancio, «ben al di sopra della media nazionale e regionale», ha sottolineato anche ieri la sindaca Castelletti durante l’audizione in commissione Cultura, spiegando come nel 2030 si arriverà addirittura al 4,7%.

Un Piano che spiega bene le differenze che si determinano con Bergamo: a Brescia l’offerta culturale intende partire da proposte che guardano soprattutto al territorio ed ai suoi residenti, proponendo investimenti cospicui per valorizzare le proprie peculiarità, nella speranza che possano essere un volano di attrattività nel futuro. Bergamo, anche solo per i suoi 17 milioni di passeggeri l’anno di Orio al Serio, attrattiva lo è già e l’impegno culturale non può che tenere conto e conformarsi anche alle masse di turisti che la attraversano ogni giorno.

Due condizioni materiali diametralmente opposte, che rendono difficile un’unione capace di candidare Brescia e Bergamo a diventare un polo complementare a Milano, così come ipotizzato nel dossier della Capitale 2023. Le due città possono limitarsi al massimo a condividere metodologie, ma non certo dividersi una torta che soddisfa palati cos’ diversi

Al matrimonio, in questo momento, si preferisce un meno impegnativo fidanzamento, tra l’altro senza avventurarsi nemmeno in convivenze. Ognuno rimane a casa propria: con i propri spazi di autonomia, talvolta, ci si ama anche di più. Può essere. Ma se non ci si ama davvero e si iniziano a percorrere strade diverse, il rischio è che il rapporto si raffreddi, fino a lasciarsi.  

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6 febbraio 2026

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