Mostra del Cinema di Venezia, il direttore Alberto Barbera: «L’Intelligenza artificiale non fa paura, qui l’arte del futuro»
Al Lido l'83esima edizione: «Ci voleva il grande film hollywoodiano ma questa sarà un’edizione più politica, anche se non ideologica»
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Mostra del Cinema di Venezia, il direttore Alberto Barbera: «L’Intelligenza artificiale non fa paura, qui l’arte del futuro»
di Sara D'AscenzoAl Lido l'83esima edizione: «Ci voleva il grande film hollywoodiano ma questa sarà un’edizione più politica, anche se non ideologica»
Il direttore della Mostra del Cinema di Venezia Alberto Barbera
Tre giorni e ci siamo. Alberto Barbera, 76 anni, con l’edizione che comincia al Lido il 2 settembre diventa maggiorenne: sarà infatti la 18esima Mostra del Cinema di Venezia che lo vede alla direzione. Tre dal ‘99 al 2001, quindici dal 2012 a oggi.
Barbera, non manca qualche star da tappeto rosso in questa edizione?
«Certo, in una Mostra con un programma per me estremamente interessante ci voleva quel film hollywoodiano capace di scatenare l’interesse delle folle. Anche se la presenza degli Oasis non è da poco... Ma quel titolo manca perché non c’erano film, magari non erano pronti per poche settimane. Ma non mi sembra una grande assenza, anche a Cannes è andata così: gli studios sono in difficoltà ma noi possiamo stare un anno senza un grande film hollywoodiano. E lo conferma il fatto che la vendita dei biglietti stia andando meglio del solito».
A 37 anni da «Palombella Rossa», rifiutato da Guglielmo Biraghi in concorso, si risana la ferita con Nanni Moretti, che è in gara con «Succederà questa notte». Quanto lavoro c’è stato per averlo?
«(Ride, ndr). Nessuno. Ha fatto tutto lui, come sempre. Gli anni scorsi non avevo neanche mai cercato di convincerlo a non andare a Cannes. Moretti è uno che programma tutto in maniera così radicale, sa quando vuole uscire in sala, sa a quali Festival vuole andare o non andare... Sapevo che stava lavorando a un film ma sarebbe stato un tentativo inutile che poteva al massimo irritarlo. È stata una sorpresa quando mi ha telefonato lui e mi ha chiesto di vedere il film che stava girando. Gli ho detto: “Mi stai facendo un regalo fantastico, saniamo un vulnus terribile di cui la Mostra è responsabile”».
Che linguaggio parlerà questa Mostra?
«Il linguaggio della contemporaneità, anche più del solito. Quello degli ultimi anni è un cinema che affronta le problematiche più scottanti del presente. Da un certo punto di vista, questa è un’edizione più politica, anche se non ideologica: l’approccio è sempre molto autoriale. C’è più la capacità di riflettere sulla complessità che il tentativo di dare spiegazioni semplicistiche. Io avrei voluto trovare anche qualche film più leggero, capace di lavorare sulla fantasia, magari una bella commedia intelligente, ma la maggior parte dei film appartengono alla categoria del reale, come se il cinema d’autore oggi fosse consapevole della gravità dei problemi e non ci fosse né la voglia né la capacità di rivolgersi ad altri temi. Ma rassicuriamo tutti: fuori concorso qualche film più legato ai generi c’è».
C’è l’horror per esempio. E la stagione dimostra che film come «Obsession» e «Backrooms» sono il presente del cinema e forse il futuro.
«I giovani autori possiedono sicuramente questo sguardo, perché hanno l’estetica del pubblico al quale si rivolgono e per questo hanno successo. Oggi si girano horror in maniera molto diversa da come si è fatto finora, dimenticandosi di tutte le convenzioni del passato, con una capacità costante di rinnovamento del cinema che tendiamo a sottovalutare. Le sorprese in questa Mostra saranno parecchie. E vale anche per il cinema italiano: penso all’Estranea di Paolo Strippoli, che è un film di genere ma è capace di affrontare temi interessanti e alti, o al tentativo di Roberto De Paolis con Serpenti, che è completamente estraneo alla tradizione del cinema italino, anche se parte da un problema molto attuale: il femminicidio».
La sezione virtual reality compie già dieci anni.
«Siamo stati il primo Festival al mondo a proiettare un lungometraggio con la realtà virtuale: era modestissimo, ma da lì siamo partiti. L’anno dopo c’era già una selezione più ampia ed è quello che ci ha convinto a dar vita al primo concorso internazionale di realtà immersiva, una forma autonoma di espressione artistica, con modalità completamente diverse dal cinema. Siamo diventati il punto di riferimento a livello mondiale per l’applicazione in ambito artistico di una tecnologia viva in tutti gli altri ambiti. Gli sviluppi recenti, con visori più leggeri, permetteranno una fruizione collettiva, che era quello che mancava e che finora ha impedito la creazione di un mercato».
Venezia sembra non avere pregiudizi sull’IA: il film su Renzo Rosso «Be Brave» è tutto girato con l’Intelligenza Artificiale.
«Anche in questo caso siamo di fronte a una tecnologia inedita, che avrà un impatto enorme, superiore alle rivoluzioni del passato, come quelle industriali di cui subiamo le conseguenze ancora oggi. L’impatto dell’IA sull’insieme delle attività umane sarà maggiore, ed è difficilissimo fare previsioni precise. Prevalgono i discorsi di preoccupazione e di paura che scatena per le conseguenze sul mondo del lavoro, sui limiti etici. Finora questi discorsi sono stati maggioritari, senza che nessuno abbia cominciato a chiedersi non solo come porre limiti che vanno posti al più presto, ma soprattutto come si possa utilizzare in funzione creativa uno strumento molto superiore a tutte le innovazioni tecnologiche che hanno caratterizzato il cinema finora. Arroccarsi nella pura difesa non serve a nulla. Per questo faremo un convegno internazionale sul tema il 4 alla Misericordia».
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Dopo questa ha davanti altre due Mostre. Desideri?
«Che si possa proseguire col lavoro fatto finora. Le strutture di accoglienza e proiezione erano inadeguate e inefficienti quando sono arrivato: sono state migliorate. Ora stiamo ragionando con la Biennale su altre possibilità logistiche che riguardano il mercato dei film, che è nato nel 2012 come “light market” e ha continuato a crescere. Ogni hanno abbiamo nuove richieste di partecipazione, ma non abbiamo sale a sufficienza. Stiamo valutando come aumentarle. E poi mi auguro di mantenere la capacità di star dietro alle trasformazioni continue del cinema: non è facile».
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30 agosto 2026
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