Su cosa si gioca il diritto all’aborto
Il dibattito aperto dal programma del partito di Vannacci. Per restringere l’accesso all’interruzione volontaria della gravidanza non serve abrogare nulla; basta concentrarsi sugli articoli della 194 che parlano della sua prevenzione e del sostegno alla maternità
Su cosa si gioca il diritto all’aborto
Giusi Fasano | 30 agosto 2026Il dibattito aperto dal programma del partito di Vannacci. Per restringere l’accesso all’interruzione volontaria della gravidanza non serve abrogare nulla; basta concentrarsi sugli articoli della 194 che parlano della sua prevenzione e del sostegno alla maternità
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Il generale Vannacci lo dice e lo scrive nel programma del suo Futuro Nazionale: «L’aborto non è un diritto». Ma dice anche che, per carità, non si pensi che lui voglia abolire la legge 194. Anzi, al contrario: viva la 194, purché si sposti il baricentro su due concetti che quel provvedimento contiene, cioè la prevenzione dell’aborto e sostegno alla maternità. E come si fa, secondo i propositi di Futuro Nazionale, a spostare quel baricentro? Per esempio con misure già concesse alle Regioni come l’ingresso delle associazioni antiabortiste nei consultori (legge del 2024), ma anche con iniziative come «mostrare alle madri il proprio figlio e farne ascoltare il battito cardiaco», oppure con il riconoscimento giuridico del concepito come soggetto titolare di interessi tutelati. E ancora: sempre benissimo la 194, ma a patto che si vieti di somministrare la pillola abortiva RU-486 in regime ambulatoriale o domiciliare: ci vuole il ritorno all’obbligo di ricovero. Dopo aver dato per quasi 50 anni protezione giuridica alle donne che vogliono interrompere la gravidanza, dopo aver vissuto di diritti costituzionali fondamentali come il diritto alla salute e all’autodeterminazione della donna, la legge 194 è di nuovo come il trapezista sulla corda.
Ma il punto è che — anche questa volta come è già in passato — non c’è nessuno che dichiara o che vuole apertamente darle uno spintone e farla precipitare. O quantomeno, nessuno fra le persone che potrebbero promuovere un’azione del genere. Lo scenario dell’abrogazione quindi è altamente improbabile. E lo è perché la partita della 194 si gioca su un altro campo: quello della sua applicazione. Siamo in un Paese dove oltre il 73% delle persone sostiene il diritto all’aborto, contro il 13% che lo vorrebbe fuori legge. Un consenso larghissimo. Eppure l’accesso reale (soprattutto in alcune regioni del sud) è un percorso a ostacoli fra altissima percentuale di medici obiettori di coscienza, pressioni dei movimenti pro-vita presenti nei consultori, ostacoli per la pillola abortiva... Quindi sia chiaro: per restringere l’accesso all’interruzione volontaria della gravidanza non serve abrogare nulla; basta concentrarsi sugli articoli della 194 che parlano della sua prevenzione e del sostegno alla maternità. La domanda è: siamo proprio sicuri che sia prevenzione far ascoltare il battito del feto alla madre?
30 agosto 2026
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