Turismo, la vacanza all’aria aperta vale il 27 per cento del giro d’affari in Veneto. «Ora i camping anche nelle città d’arte»
Villaggi e campeggi, il presidente dell’associazione nazionale di categoria Alberto Granzotto: «Ci sono anche piscine riscaldate o addirittura coperte»
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Turismo, la vacanza all’aria aperta vale il 27 per cento del giro d’affari in Veneto. «Ora i camping anche nelle città d’arte»
di Gianni FaveroVillaggi e campeggi, il presidente dell’associazione nazionale di categoria Alberto Granzotto: «Ci sono anche piscine riscaldate o addirittura coperte»
Nella foto piccola il presidente di Federcamping Alberto Granzotto
Gli imprenditori veneti della ricettività en plein air, intendendo con questo campeggi e villaggi turistici, le cui tradizioni hanno radici fin dall’alba degli anni Sessanta, hanno sempre avuto un comandamento non scritto: reinvestire di continuo il più possibile, puntando sulla qualità dei servizi. I risultati hanno ampiamente remunerato gli sforzi. In più la solidità finanziaria maturata nel tempo permette loro di proseguire sulla stessa linea senza ricorrere, al netto di qualche eccezione, a partner esterni.
Oggi non sarebbe sbagliato se questo percorso di crescita li spingesse anche a considerare l’apertura di nuovi campeggi, oltre che al mare, al lago o in montagna, anche nelle vicinanze delle città d’arte. Osservazioni e suggestioni sono del veneziano Alberto Granzotto, riconfermato presidente dell’associazione nazionale di categoria, Faita-Federcamping, articolazione di Confturismo-Confcommercio, sistema che in Italia rappresenta circa 2.600 imprese nelle quali si registrano 74 milioni di pernottamenti per ricavi pari a circa 8 miliardi.
Il giro d’affari in Veneto
Nella nostra regione le presenze turistiche generali nel solo mese di giugno sono poco meno di 10 milioni: grazie ai driver formidabili delle spiagge adriatiche, nei camping e nei villaggi si riversa normalmente il 45% di tutti coloro che trascorrono più di un giorno sulla riviera veneta, mentre il distretto di Lazise, sul lago di Garda, sa attrarre un turista su due. In entrambi i casi la grande maggioranza degli ospiti, fra il 70% e l’80%, è straniera. Per presenze e fatturato il 27% del business turistico veneto è generato da campeggi e villaggi. È un sistema che non ha mai accusato rallentamenti, e chi non lo conosce si lasci innanzitutto alle spalle l’immagine cinematografica del campeggiatore che monta una tenda sotto i pini o allestisce improbabili verandine sulla soglia della roulotte. Nulla (più) di tutto questo, o quasi. «Dopo la pandemia – è il quadro descritto da Granzotto – è emersa una diversa consapevolezza della qualità della vacanza all’aria aperta e sono arrivati ospiti nuovi. Nella settimana di Ferragosto l’occupazione nei campeggi veneti è stata vicina al 95% e, nonostante la richiesta, non mancano strutture che addirittura limano qualche posto letto per ricavare spazi di fascia superiore».
Strutture moderne e di alta qualità
Le strutture più moderne funzionano anche in periodi precedenti o successivi ai mesi estivi: anche fuori stagione si registra un incremento della clientela. «Ci sono aziende con piscine riscaldate o addirittura coperte – prosegue il presidente Faita – altre che hanno posizionato case mobili più vivibili, bagni privati o, se comuni, di profilo molto più elevato. I posti di lavoro sono in aumento, sia quelli diretti che nell’indotto. Le attività di animazione, per esempio, necessitano di professionisti dedicati».
C’è poi il tema degli investitori: il tessuto imprenditoriale locale ce la fa o ha bisogno del supporto di grandi gruppi o di fondi? «C’è senz’altro da considerare la mega operazione di Eraclea di Valle Ossi, un progetto da 200 milioni su 250 ettari per 3 mila piazzole – ricorda Granzotto –, è qualcosa che determinerà un cambiamento epocale. Sono decenni che in Italia non registriamo nel settore la nascita di un’azienda di queste dimensioni.
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Camping in montagna e in città d’arte
L’operazione, pronta per la prossima primavera, è tutta in capo al gruppo fiorentino Human Company. A Cavallino-Treporti opera il colosso francese Sandaya. Ma, tratte le somme, sono operazioni marginali rispetto alla mole di investimenti che continuano ad affrontare le proprietà storiche, che hanno le spalle abbastanza robuste per riuscire a farcela da sole». Turismo balneare e non solo: «Se pensiamo ai viaggiatori di oggi – chiude Granzotto – la montagna ha un potenziale inespresso. E poi c’è un ambito tutto da sviluppare che è quello dei camping nelle vicinanze delle città d’arte. Oltre a Venezia il Veneto è ricco di località con patrimoni e panorami che richiamerebbero flussi davvero interessanti di campeggiatori».
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30 agosto 2026
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