Letteratura, tra architettura e misteri il romanzo del veneziano Salvatore Russo: «I noir ti inchiodano alla verità»
Corriere della Sera - Cultura

Letteratura, tra architettura e misteri il romanzo del veneziano Salvatore Russo: «I noir ti inchiodano alla verità»

Venerdì 28 agosto 2026
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Russo, docente all’Università Iuav di Venezia, due lauree in Architettura e in Ingegneria, per molto tempo impegnato con l’Unesco in Siria, Libano, Iraq, Nepal è al suo secondo romanzo pubblicato con Gaspari editore

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Letteratura, tra architettura e misteri il romanzo del veneziano Salvatore Russo: «I noir ti inchiodano alla verità»

di Francesca Visentin

Russo, docente all’Università Iuav di Venezia, due lauree in Architettura e in Ingegneria, per molto tempo impegnato con l’Unesco in Siria, Libano, Iraq, Nepal è al suo secondo romanzo pubblicato con Gaspari editore

Il commissario Ario Costa è bizzarro, ma infallibile. E al fiuto dell’investigatore allergico alle gerarchie, alterna una grande passione per l’architettura. È il personaggio nato dalla penna del veneziano Salvatore Russo, nel nuovo romanzo crime Sangue all’ombra del Colosseo (Gaspari, 325 pagine, 21, 50 euro). Russo, docente all’Università Iuav di Venezia, due lauree in Architettura e in Ingegneria, per molto tempo impegnato con l’Unesco in Siria, Libano, Iraq, Nepal, all’attività accademica e umanitaria affianca la passione per la scrittura. Per Gaspari Editore aveva già pubblicato il giallo L’ordine degli sciacalli. In questo nuovo crime, il poliziotto Ario Costa, che a Roma Sud dirige lo scalcinato commissariato della zona residenziale di Tor Carbone, indaga sul brutale omicidio di una donna. Contemporaneamente scompare sua figlia adottiva, adolescente. L’inchiesta, già molto complessa, diventa ancora più dolorosa quando, dopo la scomparsa della figlia, Ario Costa scopre un collegamento tra l’omicidio e la sua famiglia. Con scrittura veloce, asciutta, molto cinematografica, Russo costruisce una storia crime avvincente e ben congegnata.

Professor Russo, da ingegnere e architetto a scrittore noir, com’è nata la passione?
«Scrivo da sempre, ben prima delle due lauree che ho preso. E l’attrazione per crime e noir per me è molto forte, lo considero il genere narrativo che più di ogni altro costringe a arrivare a una verità finale. Il mio obiettivo è costruire personaggi onesti, eticamente retti con la vocazione per la verità. In un Paese più relazionale che meritocratico, in qualsiasi ambito, mi sembra un obiettivo importante...».

Perché ha ambientato il romanzo a Roma e non a Venezia, la sua città?

«Venezia è già luogo di tanti romanzi, è una città difficile, trovo sia condizionante per ambientare un’indagine. Roma a mio parere ha meno vincoli, è un territorio più libero per costruire un personaggio e una storia. Ario Costa è un poliziotto sui generis, crea empatia, eccezionale investigatore, ma nello stesso tempo architetto mancato, in ogni cosa che vede e che fa mette questa passione per architettura e arte, che sono poi i mondi che io conosco meglio».

Per la narrazione ha scelto un linguaggio estremamente curato, essenziale, conciso.
«Ho una cura maniacale per il linguaggio e la scelta delle parole, che nasce dal mondo accademico in cui mi sono formato, ma anche dalla mia concretezza come persona. E poi leggo moltissimo».

A quali scrittori o scrittrici crime si ispira?

«Mi sono formato leggendo Leonardo Sciascia, John Grisham, Carlo Lucarelli e Giancarlo De Cataldo. Ma anche tanti scrittori sudamericani che nulla hanno a che fare con il crime».

Quanto c’è di lei in Ario Costa, il protagonista del romanzo?
«Molto. Credo per uno scrittore o scrittrice sia inevitabile parlare di sé nei romanzi che scrive. Ario Costa resterà sempre un mancato architetto con la passione di Bramante. Volevo mettere arte e bellezza nell’animo di quest’uomo tormentato, l’ho fatto attraverso quello che con la mia professione conosco meglio».

C’è un messaggio che vorrebbe arrivasse a chi legge il romanzo?

«Nella storia c’è una donna ammazzata e un’altra giovane donna che non riesce a comunicare con il padre e scompare. Volevo mettere al centro il tema della violenza contro le donne. Fa riflettere il recente femminicidio della veneziana di Camponogara che aveva denunciato l’ex otto volte, senza che le forze dell’ordine intervenissero. Il pericolo, la ferocia sono sempre negli insospettabili della porta accanto o dentro le mura di casa. Ma volevo anche tratteggiare il ritratto di una donna di grande generosità e umanità, giudicata però attraverso stereotipi, non per quello che realmente è. E parlare del tema delle adozioni in Italia».

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