La valle in cui li hanno uccisi
Pubblichiamo in anteprima l'incipit di «Domani uccideranno Daniel» (traduzione di Roberta Bovaia, Guanda, pp. 192, euro 19). Il nuovo romanzo di Aroa Moreno Durán, in libreria dal 4 settembre, ruota intorno alla figura di Xosé Humberto Baena Alonso, chiamato Daniel (in famiglia Pite). Attivista antifranchista nato a Vigo, in Spagna, nel 1950, era militante del Frente Revolucionario Antifascista y Patriota, formazione clandestina di ispirazione maoista. Condannato a morte, venne giustiziato alle 9.30 del 27 settembre 1975 con altri due compagni, meno di due mesi prima della morte del dittatore
Sabato 29 agosto 2026
La valle in cui li hanno uccisi
Pubblichiamo in anteprima l'incipit di «Domani uccideranno Daniel» (traduzione di Roberta Bovaia, Guanda, pp. 192, euro 19). Il nuovo romanzo di Aroa Moreno Durán, in libreria dal 4 settembre, ruota intorno alla figura di Xosé Humberto Baena Alonso, chiamato Daniel (in famiglia Pite). Attivista antifranchista nato a Vigo, in Spagna, nel 1950, era militante del Frente Revolucionario Antifascista y Patriota, formazione clandestina di ispirazione maoista. Condannato a morte, venne giustiziato alle 9.30 del 27 settembre 1975 con altri due compagni, meno di due mesi prima della morte del dittatore
di Aroa Moreno DuránLa vita sparisce da tutte le immagini. Questo è il paesaggio delle mie estati. Pantaloni corti. Croste sulle ginocchia. Sugli aghi di pino che coprono il terreno del giardino di una casa di pietra, una famiglia fa festa. La sangria si raffredda nelle caraffe di vetro piene di ghiaccio. Rosso, arancia e limone. Ricordo facce in un anno imprecisato della mia gioventù. Uno ha uno zaino sulle spalle e scarponcini e io lo seguo. Ha i capelli chiari delle famiglie bene e mi prende per mano. Dice filiamocela. Dice io lo conosco questo posto. Adesso gli escursionisti si riuniscono sulla porta delle cantine. Gli zigomi bruciati dal sole. Sono uomini e donne di montagna. Vengono tutti dalla valle in cui li hanno uccisi.Ma sono sorridenti e non tacciono un attimo. Uno sparo cambia tutto e niente allo stesso tempo. La linea del futuro continua la sua costante avanzata verso l’oscurità. Uno sparo e all’interno di una famiglia muoiono tutti. Perché la carne che si apre non si richiude mai più. Non si ricuce la stoffa strappata.
Tre uomini sono morti davanti al pendio su cui cantavamo da giovani. La canzone che noi pensavamo parlasse proprio di quello. Quando avevamo gli stessi anni di quei tre. A solo pochi metri e poco più di due decenni di distanza. Dove ci siamo accampati e poi staccati dal gruppo. Fu vicino a quell’albero o nell’automobile parcheggiata accanto al cimitero. La memoria non arriva se non viene sollecitata.Questa è la campagna della mia gioventù. Queste sono le mie nuove piante di lavanda. Il mio bosco continentale. La resina del cisto appiccicata alle dita. Queste sono le mie impronte sui sentieri. Ma io non ho mai visto un foro nel petto. Mai una ferita aperta fino all’osso. Non so come sgorga il sangue. Non ho mai rischiato la vita.
Fuori dal bacino di roccia e fiume, il paese ha vissuto ancora per anni indifferente alle loro ultime parole. Shock traumatico. Alla fine, moriamo tutti così. Il cuore si ferma. Smettiamo di respirare. Ma si muore anche quando nessuno volge più lo sguardo indietro.Uno sparo cambia tutto. Un’alba cambia tutto. Per capire tutto, vorrei spiegarmelo.
Daniel
marzo 1973
A Pite piove sul letto. E piove freddo perché, anche se è primavera, è ai piedi della catena montuosa. Piove fuori dalla caserma, sulla terra e sulla roccia, piove come una cortina d’acqua sull’orizzonte notturno. Ma chi se ne importa se le reclute si bagnano,se tutto puzza di muffa, intonaco marcio e fango. Se sono fradici o all’asciutto. Chi presta attenzione a quel colpo di tosse. L’inchiostro della lettera che scrive alla sorella se ne va insieme alle gocce e lui spinge la branda in un altro angolo. Qualcuno si lamenta del rumore. Baena, smettila. Il tempo passa lentissimo, scrive. L’addestramento gli sembra interminabile. È lì da sei mesi e gliene restano altri nove. È convinto che lo trasferiranno altrove. Ha ventitré anni e con il passare dei giorni è sempre più magro,com’è possibile che un uomo come lui perda altro peso? L’uniforme verde gli cade da tutti i lati. Due commilitoni hanno rischiato di finire davanti al tribunale militare, si sono lamentati perché i sottotenenti sono strapagati, racconta. Alla fine, li hanno sbattuti in gattabuia. Non potranno più andare a trovare la famiglia o le fidanzate. Hanno revocato il permesso anche a uno che ha un figlio a Madrid. Il trattamento è disumano, scrive. Si fanno la barba tra di loro e così Pite non vede quei baffi a ferro di cavallo che gli cambiano completamente i connotati e lo induriscono. Certe sere, se si rifiutano di mangiare per protestarecontro il trattamento che ricevono, cenano con la pistola puntata. Ci laviamo in un fiume vicino, racconta, all’aperto. A volte con la soda. Spesso ci obbligano a stare in piedi per tutto il giorno, e crolliamo.
(© Aroa Moreno Durán, 2025; © 2026 Ugo Guanda Editore S.r.l., Via Gherardini 10, Milano)
Nell'immagine: Xosé Humberto Baena Alonso (1950-1975).
Su «la Lettura» #770, oggi disponibile in questa App e solo domani in edicola, il colloquio di Paolo Lepri con Aroa Moreno Durán (Madrid, 1981), in occasione dell'uscita di «Domani uccideranno Daniel» (Guanda, dal 4 settembre).
28 agosto 2026 ( modifica il 28 agosto 2026 | 19:27)
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