Veronica Raimo: «Nel mio nuovo libro narro l'ossessione di una donna per un uomo anche dopo la violenza»
La scrittrice a Levico Incontra con «Non scrivere di me», tra violenza e desiderio. «Ho evitato di esagerare con particolari torbidi tipici del true crime. La letteratura è spazio di libertà»
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Veronica Raimo: «Nel mio nuovo libro narro l'ossessione di una donna per un uomo anche dopo la violenza»
di Sara SantoliniLa scrittrice a Levico Incontra con «Non scrivere di me», tra violenza e desiderio. «Ho evitato di esagerare con particolari torbidi tipici del true crime. La letteratura è spazio di libertà»
Veronica Raimo
Veronica Raimo arriva in Trentino-Alto Adige con il romanzo Non scrivere di me (Einaudi): una storia che mette in discussione il modo in cui raccontiamo l’ossessione e la violenza. La scrittrice sarà sabato alle 18 al Parco di Levico Terme per «Levico Incontra» e lunedì, sempre alle 18, alla Nuova Libreria Cappelli di Bolzano.
Non scrivere di me rappresenta un ritorno all’invenzione dopo Niente di vero, romanzo del 2022 con cui Raimo ha raccontato il rapporto con la sua famiglia, libro Premio Strega Giovani e Premio Viareggio-Rèpaci.
In Non scrivere di me Raimo sceglie come protagonista una giovane donna, studentessa di lettere e aspirante scrittrice, che sviluppa per un uomo un’ossessione che non la abbandona nemmeno dopo una violenza. È questa contraddizione a diventare il cuore del romanzo.
Raimo, dopo «Niente di vero» legato alla sua esperienza personale, dove nasce lo spunto per «Non scrivere di me»?
«Sapevo più quello che non volevo fare rispetto a quello che volevo. Dopo Niente di vero, autofiction in cui ho messo me, la mia famiglia e un po’ della mia vita, sentivo il desiderio di tornare a una storia di invenzione: volevo scrivere di un personaggio che non fossi io. La protagonista è una ragazza trentenne, più giovane di me, che condivide però con me un certo ambiente, mi serviva una distanza che la rendesse credibile».
Perché raccontare l’ossessione dal punto di vista di una donna?
«Mi interessava proprio raccontare l’ossessione da un punto di vista femminile, visto che dalle pagine di cronaca arriva spesso il racconto di ossessioni maschili. È l’ossessione di una donna per un uomo che continua anche dopo che quell’uomo l’ha violentata e anche dopo che quell’uomo è morto. Mi interessava capire che cosa fare del desiderio che resta dopo una violenza, soprattutto quando è un sentimento unilaterale».
Come ha raccontato la violenza?
«Ho cercato di mantenere un punto di vista oggettivo rispetto a quanto succede alla protagonista. Era importante non edulcorare nulla, ma anche non esagerare con particolari torbidi, come può fare certo true crime. Volevo raccontare la scena della violenza nelle dinamiche dei movimenti, quasi come se ci fosse una videocamera accesa: mi sembrava importante uscire dalla testa della protagonista e mostrare ciò che le stava accadendo. Il risultato è una scena di stupro narrata, credo, nel modo più neutro possibile».
Non c’è giudizio sulla protagonista. È una scelta precisa?
«Sì. Mi sembrava che mancasse una narrazione di questi sentimenti. Sappiamo che molti casi di violenza contro le donne avvengono all’interno di dinamiche sentimentali: gli artefici sono mariti, fidanzati, ex compagni. Quindi i sentimenti sono intrecciati con paure e ambiguità, per me era importante mostrare come».
Che cosa vorrebbe lasciare a chi legge questo romanzo?
«Non è un romanzo didattico e non c’è un messaggio. Volevo allargare la prospettiva su qualcosa che mi sembrava fosse stato raccontato attraverso una visuale più stretta, fare vedere anche i buchi neri della vittima e le sue contraddizioni, sfaccettarne di più la figura. Raccontare le vittime soltanto in maniera univoca, secondo me, non serve molto alla causa. La letteratura ha uno spazio di libertà e permette di raccontarle anche in una maniera più problematica, non sempre sono figure con cui è facile empatizzare».
Nel finale lascia intravedere una possibilità diversa.
«Sì, c’è un’apertura finale. La protagonista, dopo aver incontrato quell’uomo, ha abbandonato la sua vita, le amicizie e le ambizioni di scrittrice. Continua a fare la cameriera e ha uno sguardo molto cinico verso il mondo. Poi arriva l’incontro con un’altra donna che apre una prospettiva diversa. Non so se sia una vera soluzione, ma permette almeno di intravedere una possibilità concreta di cambiamento».
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28 agosto 2026 ( modifica il 28 agosto 2026 | 17:19)
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