Nel sogno mistico dei C.S.I.
Corriere della Sera - Cultura

Nel sogno mistico dei C.S.I.

Venerdì 28 agosto 2026
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Intervista a Michele Rossi che alla partenza del tour-reunion della band «figlia» dei Cccp di Giovanni Lindo Ferretti, ne ripercorre la storia e l’immaginario letterario nel libro «Ho visto un’alba blu»: «Quando il filosofo Mario Enrico Cerrigone definì Blu la canzone mistica più bella mai scritta, mi si è aperto un mondo: ho capito che l’alba blu è l’assoluto che è dentro ciascuno di noi»

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Nel sogno mistico dei C.S.I.

di Caterina Ruggi d'Aragona

Intervista a Michele Rossi che alla partenza del tour-reunion della band «figlia» dei Cccp di Giovanni Lindo Ferretti, ne ripercorre la storia e l’immaginario letterario nel libro «Ho visto un’alba blu»: «Quando il filosofo Mario Enrico Cerrigone definì Blu la canzone mistica più bella mai scritta, mi si è aperto un mondo: ho capito che l’alba blu è l’assoluto che è dentro ciascuno di noi»

I C.S.I. stanno tornando. Venerdì 28 e sabato 29 agosto da Marzabotto parte il tour «In viaggio» che riporta sui palcoscenici la band nata negli anni Novanta dalle ceneri dei Cccp- Fedeli alla linea. Una reunion per il Consorzio di Suonatori Indipendenti che ha tracciato, con le sue dissonanze aspre e taglienti, una linea di demarcazione netta nel panorama rock indipendente italiano. Questa storia di amicizia tra personalità artistiche spiccate e molto diverse — Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, fondatori dei disciolti Cccp; Gianni Maroccolo, Francesco Magnelli e Giorgio Canali, transfughi dai Litfiba; con l’aggiunta decisiva di Ginevra Di Marco — viene ripercorsa dal direttore del Gabinetto Vieusseux di Firenze, Michele Rossi, nel libro Ho visto un’alba blu. Un racconto letterario dei C.S.I. (Baldini e Castoldi) che esce in libreria proprio oggi, alla partenza della reunion. Una coincidenza tempestiva, dopo cinque anni di ricerche, letture, incontri privati con Giovanni Lindo Ferretti, da cui Michele Rossi, già autore di Condotti da fragili desideri - Parole e liturgie dei Cccp-Fedeli alla linea (Baldini + Castoldi), ha tratto particolari inediti sulla storia dei Csi.

«Non faccio lo scrittore, e non sono un critico musicale. Sono un dipendente del Comune di Firenze, con una laurea in Giurisprudenza e una in Lettere Moderne. Nei ritagli di tempo ho sempre continuato a leggere e a fare ricerche. Poi la passione per la lettura si è incastrata con la frequentazione con Massimo Zamboni prima e poi, sempre di più, con Giovanni Lindo Ferretti».

«Ho visto un’alba blu» è al tempo stesso saggio, canzoniere, antologia poetica, biografia, con un punto di osservazione privilegiato.

«C’ero al primo concerto improvvisato dei C.S.I. ad Arezzo Wave il 29 giugno 1994. Da allora non ho mai smesso di seguirli. Dopo il mio libro sui Cccp, ho iniziato a frequentare Zamboni e Ferretti. Per amicizia, ho aiutato Giovanni a portare in giro per i castelli italiani (da Prato a Ravenna, da Arezzo a Reggio Emilia) il suo spettacolo di “teatro barbarico” con i cavalli. Grazie a lui, mi sono innamorato della montagna di Cerreto Alpi, e tre anni fa ho comprato casa vicino a lui. Mia sorella, architetta bravissima, ha trasformato un’ex stalla in una bellissima casa d’artista, dove vado almeno una volta al mese. Altrimenti non avrei potuto scrivere questo libro».

Una biografia in presa diretta.

«Ho scelto sedici testi dei Csi scritti da Ferretti, più un inedito scritto sempre da Giovanni per i suoi spettacoli con i cavalli, con lo scopo di unire le canzoni a frammenti della sua vita. Parlo dei C.S.I., ma mi interessa seguire il percorso di Ferretti, e restituire le cose inedite che lui mi ha raccontato. Non l’ho intervistato: non risponderà mai a domande come cosa significa questo verso? Però a pranzo, o a cena, mi ha dato tanti suggerimenti di lettura in cui ho rintracciato i suoi riferimenti letterari. Ad esempio Eduard Limonov. E un autore che non conoscevo: Trygue Gulbranssen, che ha scritto una saga familiare ambientata in Norvegia, in cui ho ritrovato la frase Ciò che deve accadere accade (brano compreso nell’album Tabula rasa elettrificata del 1997, ndr)».

Tra i riferimenti di Giovanni Lindo Ferretti, lettore accanito, troviamo anche Fenoglio, Pasolini e Zavattini.

«Quando era piccolo, la nonna Maddalena gli diceva di andare a salutare Zavattini, che era a Cerreto Alpi nella casa di sua sorella Tina. Fenoglio è stato suo riferimento non come scrittore della Resistenza, ma per l’esigenza di chiarezza e conoscenza, per l’originalità della prosa, per come parlava del dolore, e delle Langhe. Di Pasolini, poi, gli interessava soprattutto la poesia».

Al centro del suo libro c’è il misticismo di Ferretti.

«Quest’indagine è stata per me l’avventura più entusiasmante. Giovanni aveva partecipato a Modena a un convegno su musica e mistica in cui il moderatore, il filosofo Mario Enrico Cerrigone, definì Blu la canzone mistica più bella mai scritta. Mi si è aperto un mondo. Ho capito che l’alba blu è l’assoluto che è dentro ciascuno di noi, e che il brano inizia con versi che non significano nulla perché le esperienze mistiche non si possono spiegare a parole. L’essenza è nella spiritualità. E Ferretti ha un’aura mistica che mette in soggezione anche i suoi parenti».

Un misticismo passato attraverso il dolore.

«Ha rischiato di morire più volte: nel 1968 per un’ulcera perforante, nel ‘94 per un’ulcera allo stomaco, poi per un tumore ai polmoni. E di recente per un infarto».

Era ricoverato in ospedale quando Silvio Berlusconi vinse le elezioni.

«Votò per il Pds dall’ospedale. Capì che il mondo stava cambiando, e l’Occidente stava finendo. Io ho voluto unire la piccola cronaca alla grande storia, soprattutto quella europea. In sottofondo c’è soprattutto la guerra nell’ex Jugoslavia: da allora, con la capacità di vedere le cose in controluce, i C.S.I. hanno anticipato riflessioni sul mondo attuale».

Cosa pensa Ferretti dell’attuale situazione internazionale?

«Non prende posizione. Non va a votare da tantissimi anni. È pessimista sul futuro dell’umanità. Non crede più nella capacità della politica di cambiare le cose. Ma vivere in alta montagna gli consente di vedere le cose dall’alto, concentrandosi sul mistero che ci avvolge».

C’è un rito nei vostri incontri?

«Il caffè con sambuca, obbligatoria. Giovanni aggiunge anche 3 cucchiaini di zucchero, bianco».

Cosa ha detto del suo libro?

«Non l’ha letto. Gli ho raccontato, mano a mano, tutto ciò che ho scritto. Ma non l’ha letto. È fatto così».

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28 agosto 2026

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