Le indicazioni che non alterano l'armonia di un'opera d'arte
Corriere della Sera - Cultura

Le indicazioni che non alterano l'armonia di un'opera d'arte

Giovedì 27 agosto 2026
2 visualizzazioni

Tante e tanti curatrici e curatori di mostre vedono nelle didascalie un insopportabile ingombro estetico

Ratko Mladic è morto: il boia di Srebrenica aveva 84 anni, stava scontando l'ergastolo per genocidio

Le indicazioni che non alterano l'armonia di un'opera d'arte

Paolo Conti | 27 agosto 2026

Tante e tanti curatrici e curatori di mostre vedono nelle didascalie un insopportabile ingombro estetico

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Luigi Prestinenza Puglisi (storico, critico, docente universitario di architettura contemporanea e seguito polemista) in un suo post su Instagram pubblica la foto di due attempati visitatori di una mostra d’arte (siamo alla Biennale, ma è un dettaglio, potremmo essere ovunque) costretti a chinarsi quasi a terra per leggere una didascalia collocata sul pavimento in caratteri graficamente molto ridotti.
Prestinenza Puglisi se la prende con i colleghi architetti, sbagliando forse bersaglio ma il problema è posto.
Tante e tanti curatrici e curatori di mostre d’arte, di architettura, o di fotografia, o di eventi culturali e troppe e troppi direttrici e direttori di musei statali, locali e persino privati vedono nelle didascalie un insopportabile ingombro estetico. Ovvero un obbligo da dover rispettare ma con fastidio: quelle tabelle spesso alterano, secondo il loro gusto, un’armonia da loro stabilita.
Tendono a minimizzarle, a nasconderle, a collocarle sulle pareti una accanto all’altra in gruppo, o a terra, rendendo difficile il collegamento con l’opera di cui si parla.

C’è persino chi tende ad eliminarle, affidando a QR-code la lettura sul proprio cellulare.
Si tratta di un errore immenso e imperdonabile.
La stragrande maggioranza del pubblico (quello dei non addetti ai lavori e che poi viene contato per certificare i traguardi numerici) sceglie una mostra per capire, scoprire, apprendere, collegare quell’avventura culturale alle proprie conoscenze.
La banale, semplice etimologia della parola «mostra» (il verbo latino «monstrare» significa «far vedere chiaramente, rendere evidente agli occhi») rinvia alla meraviglia della trasparenza, del racconto, della spiegazione.

Ma se le didascalie e gli apparati esplicativi sono avari, in caratteri illeggibili, persino difficili da individuare (certe volte occorre una caccia al tesoro per trovarli) allora la scommessa divulgativa (e quindi democratica) di una mostra è già persa in partenza.

27 agosto 2026

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Editoriali e commenti di oggi di Paolo Conti

Le indicazioni che non alterano l'armonia di un'opera d'arte

Giovedì 27 agosto 2026 di Massimo Gaggi

Usa, se il postino blocca le schede elettorali

Giovedì 27 agosto 2026 di Ernesto Galli Della Loggia

I limiti del multiculturalismo

Mercoledì 26 agosto 2026 di Paolo Mieli

Il voto in Calabria, un test per Vannacci

Mercoledì 26 agosto 2026 di Danilo Taino

Se Trump minaccia, Xi fa spallucce

Mercoledì 26 agosto 2026 di Vincenzo Trione

Il furto a Messina ci insegna che c'è ancora qualcosa che non ha prezzo

Mercoledì 26 agosto 2026 LEGGI TUTTI

Gli approfondimenti e gli editoriali sui principali temi di attualità, politica, economia e costume curati dalle firme più prestigiose del Corriere della Sera. Scopri opinioni e commenti sui fatti del giorno.

Le Newsletter del Corriere, ogni giorno un nuovo appuntamento con l'informazione

Riceverai direttamente via mail la selezione delle notizie più importanti scelte dalle nostre redazioni.

Iscriviti

Condividi questo articolo