Le indicazioni che non alterano l'armonia di un'opera d'arte
Tante e tanti curatrici e curatori di mostre vedono nelle didascalie un insopportabile ingombro estetico
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Le indicazioni che non alterano l'armonia di un'opera d'arte
Paolo Conti | 27 agosto 2026Tante e tanti curatrici e curatori di mostre vedono nelle didascalie un insopportabile ingombro estetico
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Luigi Prestinenza Puglisi (storico, critico, docente universitario di architettura contemporanea e seguito polemista) in un suo post su Instagram pubblica la foto di due attempati visitatori di una mostra d’arte (siamo alla Biennale, ma è un dettaglio, potremmo essere ovunque) costretti a chinarsi quasi a terra per leggere una didascalia collocata sul pavimento in caratteri graficamente molto ridotti.
Prestinenza Puglisi se la prende con i colleghi architetti, sbagliando forse bersaglio ma il problema è posto.
Tante e tanti curatrici e curatori di mostre d’arte, di architettura, o di fotografia, o di eventi culturali e troppe e troppi direttrici e direttori di musei statali, locali e persino privati vedono nelle didascalie un insopportabile ingombro estetico. Ovvero un obbligo da dover rispettare ma con fastidio: quelle tabelle spesso alterano, secondo il loro gusto, un’armonia da loro stabilita.
Tendono a minimizzarle, a nasconderle, a collocarle sulle pareti una accanto all’altra in gruppo, o a terra, rendendo difficile il collegamento con l’opera di cui si parla.
C’è persino chi tende ad eliminarle, affidando a QR-code la lettura sul proprio cellulare.
Si tratta di un errore immenso e imperdonabile.
La stragrande maggioranza del pubblico (quello dei non addetti ai lavori e che poi viene contato per certificare i traguardi numerici) sceglie una mostra per capire, scoprire, apprendere, collegare quell’avventura culturale alle proprie conoscenze.
La banale, semplice etimologia della parola «mostra» (il verbo latino «monstrare» significa «far vedere chiaramente, rendere evidente agli occhi») rinvia alla meraviglia della trasparenza, del racconto, della spiegazione.
Ma se le didascalie e gli apparati esplicativi sono avari, in caratteri illeggibili, persino difficili da individuare (certe volte occorre una caccia al tesoro per trovarli) allora la scommessa divulgativa (e quindi democratica) di una mostra è già persa in partenza.
27 agosto 2026
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