Morto Slava «Sal» Veder, il fotografo premio Pulitzer che immortalò la gioia del ritorno dal Vietnam
Corriere della Sera - Cultura

Morto Slava «Sal» Veder, il fotografo premio Pulitzer che immortalò la gioia del ritorno dal Vietnam

Giovedì 27 agosto 2026
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Il fotografo vincitore del prestigioso premio è noto soprattutto per l'iconico scatto «Burst of Joy». Aveva 99 anni

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Morto Slava «Sal» Veder, il fotografo premio Pulitzer che immortalò la gioia del ritorno dal Vietnam

di Silvia Morosi

Il fotografo vincitore del prestigioso premio è noto soprattutto per l'iconico scatto «Burst of Joy». Aveva 99 anni

«Burst of Joy» di Slava "Sal" Veder (Ap)

A renderlo celebre nel mondo della fotografia è stato soprattutto «uno scoppio di gioia». Slava "Sal" Veder, il fotografo dell'Associated Press che nel 1973 realizzò «Burst of Joy», una delle immagini più celebri della storia del fotogiornalismo americano, è morto nel sonno il 22 agosto all'età di 99 anni nella sua casa di  El Dorado, vicino a Sacramento, in California, a otto giorni dal centesimo compleanno. A confermare la notizia è stata la famiglia: «Era un giornalista nell'anima, per lui non era solo una professione. Era davvero la sua passione», ha detto la figlia Kathleen. E ha aggiunto: «L'Ap era davvero casa per lui, perché sapevano apprezzare ciò che aveva da offrire». Lascia tre figli, otto nipoti e dodici pronipoti.

Il suo iconico scatto, premiato con il Pulitzer nel 1974 nella categoria "Feature photography" (raccontato qui), ritrae il tenente colonnello dell'aeronautica americana Robert L. Stirm mentre torna in America dopo cinque anni trascorsi come prigioniero di guerra in Vietnam. Ad accoglierlo presso la Base Aerea di Travis, in California, i quattro figli, a braccia aperte e con il volto segnato dall'emozione. La ragazza che gli corre incontro in primo piano è la figlia 15enne, Lorrie. È il 17 marzo del 1973: Stirm era stato catturato il 27 ottobre del 1967 e detenuto in diversi campi, tra cui il famigerato «Hanoi Hilton», il nome ironico dato dai prigionieri di guerra americani alla prigione di Hỏa Lò. Qui sopportò la fame, la tortura e 281 giorni in isolamento, condividendo anche alcuni giorni in cella con il futuro uomo politico John McCain. Tre giorni dopo la sua liberazione, poté fare ritorno a casa, dove lo aspettava appunto la famiglia. 

Veder aveva 46 anni quando fu inviato alla base aerea per documentare il rientro di Stirm e degli altri prigionieri. Una curiosità? Presso la base utilizzò una camera oscura realizzata in modo artigianale nel bagno delle donne per sviluppare rapidamente sei immagini. Tra queste c'era anche quella destinata a diventare «Burst of Joy». Uno degli elementi più potenti dello scatto - messo in luce negli anni da tutti i critici - è che Stirm viene ripreso di spalle e non mostra il volto: un particolare che ha permesso che la sua figura diventasse il simbolo universale di tutti i padri e reduci che tornano a casa. Quello che lo scatto non racconta, però, è che al momento della liberazione un cappellano consegnò al colonnello una lettera della moglie Loretta (che nella foto è parte della scena, ndr), che gli comunicava la fine del matrimonio. La coppia avrebbe divorziato l'anno successivo e Stirm sarebbe scomparso nel 2025. «Si poteva intuire, anche da lontano, cosa provassero. Era evidente a tutti, sui loro volti, nel modo in cui si erano messi a correre. C'era anche un'ondata di emozioni da parte della folla», ha raccontato Veder al Guardiannel 2015, parlando del suo scatto.

Dick Fosbury salta oltre l'asticella del salto in alto durante le selezioni per le Olimpiadi di Città del Messico del 16 settembre 1968 a South Lake Tahoe, California (Foto AP/Sal Veder, Archivio)

Sara Jane Moore viene condotta all'edificio federale di San Francisco, il 15 dicembre 1975, per un'udienza speciale volta a stabilire se il giudice della Corte distrettuale degli Stati Uniti Samuel Conti accetterà la sua dichiarazione di colpevolezza per il tentato omicidio del presidente Ford (Foto AP/Sal Veder, archivio)

Nato il 30 agosto 1926 a Berkeley, in California, Veder era l'unico figlio di Ivan e Anka Veder, emigrati dalla Russia e stabilitisi negli Usa con i nomi di John e Ann. Prima di dedicarsi alla fotografia lavorò come cronista sportivo e redattore, fino all'ingresso nell'Ap nel 1961 come fotografo, prima a Sacramento e poi a San Francisco, dove si trovava quando realizzò la fotografia che gli avrebbe fatto vincere il Pulitzer. Nel corso della sua lunga carriera immortalò tra gli altri Ronald Reagan quando era governatore della California; le proteste nei campus contro la guerra in Vietnam; il processo per la rapina della giornalista ef ereditiera Patty Hearst; gli omicidi del sindaco di San Francisco George Moscone e del supervisore Harvey Milk, assassinati da Dan White. Si ritirò dalla professione nel 1993.

A ricordarlo sono anche stati diversi amici ed ex colleghi, che hanno ricordato il suo impegno per insegnare la professione ai più giovani: «Mi ha incoraggiato ad approfondire e a capire qual è la vera storia», ha detto Eric Risberg, un fotografo dell'Associated Press in pensione, che lavorava con lui a San Francisco, descrivendolo come «un ottimo mentore e insegnante».

Due dipendenti di una compagnia idrica ispezionano i danni, come si vede in questa foto d'archivio dell'ottobre 1991, il giorno dopo l'incendio che ha devastato le colline di Oakland, in California (Foto AP/Slava J. Veder/Archivio)

 Dorothy Schert Ferger, addetta alle comunicazioni dell'ambasciata statunitense, con il suo cane, mentre scende da un elicottero dei Marines presso la base aerea di U-Tapao in Thailandia, il 12 aprile 1975, dopo l'evacuazione da Phnom Penh (AP Photo/Sal Veder)

Un giovane colorante per le ferite riportate dopo che la polizia ha aperto il fuoco contro alcuni manifestanti che lanciavano pietre all'Università della California a Berkeley, il 15 maggio 1969. (AP Photo/Sal Veder)

27 agosto 2026 ( modifica il 27 agosto 2026 | 11:43)

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