Stratta fa 190 anni. Storia e glorie della caffetteria torinese gioiello di piazza San Carlo dove Cavour lasciò una fortuna
Aperta a Torino nel 1836, fornitore della Real Casa, oggi è proprietà della famiglia Werling. Il «fine tessitore» vi acquistò 29 chili di marron glacés per gli ambasciatori di tutta Europa, in cerca di appoggi per il futuro Regno d’Italia
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Stratta fa 190 anni. Storia e glorie della caffetteria torinese gioiello di piazza San Carlo dove Cavour lasciò una fortuna
di Rosalba GragliaAperta a Torino nel 1836, fornitore della Real Casa, oggi è proprietà della famiglia Werling. Il «fine tessitore» vi acquistò 29 chili di marron glacés per gli ambasciatori di tutta Europa, in cerca di appoggi per il futuro Regno d’Italia
È il 1836 quando i maestri confettieri Stratta e Reina aprono sotto i portici di piazza San Carlo la loro bottega, all’interno del settecentesco Palazzo Solaro del Borgo, attualmente di proprietà della Società del Whist-Accademia Filarmonica e uno dei pochi esempi ancora intatti di arredamento d’interni dell’Ottocento. Una ventina di anni dopo il locale prenderà il nome di Fratelli Stratta, diventando una delle caffetterie più belle d’Europa, nonché uno dei primi negozi torinesi a richiedere l’installazione dell’illuminazione a gas all’esterno.
Aperta due anni prima dell’inaugurazione del monumento a Emanuele Filiberto, ‘L Caval ‘d bronz, opera di Carlo Marocchetti, che arriva nel 1838, la confetteria Stratta compie 190 anni e li celebra con un dolce dedicato (ancora segreta la ricetta, sarà in vendita sino a fine 2026) e una nuova caramella, scelta fortemente identitaria. Abbiamo chiesto a Monica Werling, la «Signora di Stratta» di raccontarci una storia lunga quasi due secoli.
Werling non è esattamente un cognome piemontese…
Da dove arriva la famiglia che oggi gestisce Stratta?
«Mio nonno Willy Werling è arrivato da Zurigo a inizi ‘900, gestiva qui il famoso Maglificio Romano di proprietà di sua moglie Francesca. Ma la storia di Stratta rimanda inizialmente all’altro ramo della famiglia, quello materno, e a Oreste Monzeglio, che conosce quella che sarebbe diventata mia nonna Luisa in piazza Vittorio, durante una parata mussoliniana negli anni Venti. Si innamorano, si sposano, e mettono su famiglia. Mia zia Adriana nasce nel 1935 a Torino, poi i nonni decidono di lasciare l’Italia per cercar fortuna in Venezuela, dove conoscono altri piemontesi che hanno scelto di emigrare. A Caracas aprono la caffetteria-gastronomia Las Flores che ha un grande successo. Mia mamma Rosa e la sua gemella Irma nascono a Caracas, nel 1941. Adriana, Rosa e Irma sono le tre donne forti che hanno guidato Stratta ed è da loro che io ho imparato tutto».
Che ricordi ha la sua mamma Rosa Monzeglio di quegli anni venezuelani?
«Mia mamma mi ha raccontato spesso della loro casa, avveniristica. Mio nonno voleva regalare a mia nonna una grande casa, erano i primi anni 50. Villa Monzeglio — che i nonni chiamavano Villa Olari, dalle iniziali dei loro nomi: Oreste, Luisa, Adriana, Rosa, Irma — è stata progettata da un architetto italiano, Antonio Montini, ed era all’avanguardia per l’epoca, letteralmente sospesa su una collina ripida e in pendenza a Bello Monte. Nel 2005 è stata dichiarata bene culturale dello Stato ed è attualmente utilizzata per scopi amministrativi, ma è stata un po’ modificata, peccato».
E come si arriva a Stratta?
«Nel 1958 i nonni decidono di tornare in Italia. E mio nonno cerca qualcosa di interessante da acquistare per continuare l’attività iniziata in Venezuela. Passando in piazza San Carlo vede che la caffetteria Stratta, all’epoca proprietà della contessa Giordano, è in vendita. È un locale già famoso, riconosciuto come Fornitore della Real Casa, dove Cavour faceva ordinazioni per cifre da capogiro, ha ricevuto diplomi, onorificenze, medaglie: è l’investimento giusto. E così inizia la storia della mia famiglia da Stratta. Poi la mia mamma Rosa sposa Sergio Werling, e con la gemella Irma e la sorella maggiore Adriana si dedica totalmente a Stratta. Le tre sorelle sono state l’anima di un’azienda tutta al femminile».
Oggi è lei ad avere le redini della caffetteria, mentre suo fratello Dario gestisce il settore banqueting ed eventi con la figlia Rebecca e il nipote Filippo. E la storia continua ad essere una storia di famiglia, ormai arrivata alla quarta generazione. Ma Monica Werling aveva un sogno diverso nel cassetto?
«Avrei voluto insegnare, scrivere… Dopo il liceo sono andata a Londra, poi sono tornata per laurearmi, in lingue. La tesi me l’ha assegnata il professor Paolo Bertinetti, docente di lingua e letteratura inglese, mi ha scritto il nome e il contatto di una scrittrice indiana che viveva Londra dicendomi “le piacerà”. Era Anita Desai, con cui sono sempre rimasta in contatto, è venuta anche a trovarmi qui. Ora ha quasi 90 anni e vive negli Stati Uniti come la figlia Kiran, anche lei scrittrice. Mi sono laureata con 110 e lode e dignità di stampa, ma non saprò mai come avrebbe potuto essere la mia “altra vita”: ho subito scelto Stratta».
La scelta giusta, nessun rimpianto?
«Un lavoro che mi ha impegnato molto e mi ha dato e continua a darmi molte soddisfazioni. Anche mio figlio Matteo ha la mia stessa passione: si è laureato, è stato all’estero, ma ha sempre sognato di occuparsi di Stratta, ha grandi progetti, anche di portare Stratta all’estero, forse in Francia, ma è ancora tutto da definire. Però con la sua passione trasmette entusiasmo a tutti. Mia figlia Sofia ora lavora a Madrid, ma chissà, in futuro... Siamo una famiglia molto unita, abbiamo sempre abitato tutti insieme nella casa in collina che aveva fatto costruire mio nonno, una sola cucina per tutti... La zia Adriana che non si è mai sposata, zia Irma che ha avuto tre figli, ed è mancata troppo presto, nel 2009, noi...».
Una storia con una forte identità familiare che adesso sarà celebrata con un dolce e soprattutto una nuova caramella. Perché proprio una caramella?
«Le caramelle sono la specialità di Stratta fin dalle origini, ancora oggi sono realizzate a mano, e hanno inaugurato lo stile delle caramelle incartate, avvolte da un foglietto di carta stampata “a farfalla”. Le proponiamo in oltre trenta gusti, confezionate da una macchina semi-automatica del 1933. E ora arriverà il gusto “190”, una sorpresa. A mia madre è piaciuta molto l’idea, lei oggi è la custode della storia di Stratta».
Ma come si concilia la tradizione con la contemporaneità?
«Con il rispetto per il passato e la ricerca continua della qualità delle materie prime. Lo abbiamo fatto con le caramelle, i bonbon, con i marron glacés, con la Torta Adri dedicata a zia Adriana, con il cioccolatino Gioie di Cavour che è diventato un po’ un simbolo. Il nostro obiettivo è mantenere l’identità: non a caso i prodotti Stratta a Torino si trovano solo qui da noi in piazza San Carlo. E ci piacerebbe allestire uno spazio museale, in cui esporre i nostri piccoli tesori, come le note spese di Cavour: è passata alla storia l’ordinazione di ventinove chili di marron glacés, diciotto di sorbetto, trentasette di frutta caramellata e paste secche, confetture e meringhette, per la cifra esorbitante di 2.547 lire e 60 centesimi. Era un tentativo di cercare appoggi per il futuro Regno d’Italia prendendo per la gola gli ambasciatori d’Europa invitati a corte. In fondo abbiamo lavorato anche per l’Unità d’Italia, abbiamo festeggiato anche noi i 150 anni. Ed è con quello stesso spirito di “fornitori della Real Casa” che guardiamo ai 190 anni e al futuro».
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27 agosto 2026
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