Da Edith Wharton al Times, Brescia come rappresentazione nello sguardo degli altri
Corriere della Sera - Cultura

Da Edith Wharton al Times, Brescia come rappresentazione nello sguardo degli altri

Mercoledì 26 agosto 2026
2 visualizzazioni

Quest'estate prestigiose testate straniere hanno dedicato alla città ampi reportage. Ma non è una novità: viaggiatori e giornalisti la raccontano da oltre trecento anni. Nel tempo, oltre a Brescia è cambiato anche il modo di guardarla. E non sempre ci si ricorda che in questi casi «non è facile capire quanto l'occhio riceva e quanto, invece, vi metta del proprio»

Del Vecchio, dalla gestione «distante» di Milleri al debito personale (da 1,3 miliardi): come si è arrivati allo strappo con Essilux

I tuoi preferiti

Salva questo articolo e leggilo quando vuoi. Il servizio è dedicato agli utenti registrati.

Non hai un account? Registrati in 1 minutoAccedi

Hai salvato un nuovo articolo

Trovi tutti gli articoli salvati nella tua area personale nella sezione preferiti e sull'app Corriere News.

Da Edith Wharton al Times, Brescia come rappresentazione nello sguardo degli altri

di Pietro Keller Cassetti

Quest'estate prestigiose testate straniere hanno dedicato alla città ampi reportage. Ma non è una novità: viaggiatori e giornalisti la raccontano da oltre trecento anni. Nel tempo, oltre a Brescia è cambiato anche il modo di guardarla. E non sempre ci si ricorda che in questi casi «non è facile capire quanto l'occhio riceva e quanto, invece, vi metta del proprio»

Il grande poeta francese Theopile Gautier arriva a Brescia una notte d’agosto del 1850. Vi resta circa un’ora, il tempo di cambiare i cavalli. Immersi nell’oscurità, i profili delle case gli appaiono alti e svettanti; dalle fontane si beve con grande piacere l’acqua fresca, dice, e ciò basta perché la città sia giudicata positivamente, anche se «de Brescia nous ne pouvons rien dire, sinon que les maisons, vaguement ébauchées dans l’ombre»...

Di giorno, quando l’illuminazione assiste il viaggiatore, i contorni della città assumono una ancora più solida nitidezza e, puntualmente, si guadagnano l’entusiasmo del forestiero. Da trecento anni circa, Brescia viene periodicamente «riscoperta» da turisti ammirati: nelle ultime settimane anche il The Guardian e il The times, prestigiosi tabloid britannici, le hanno dedicato due reportage – realizzati in collaborazione con l’ente di promozione turistica Visit Brescia - in cui la città viene definita «la meravigliosa alternativa a Milano fuori dai radar» e «la gemma nascosta della Lombardia, tutto ciò che si desidera dall’Italia in un unico luogo».

Nel 1905 Edith Wharton, la celebre autrice de «L’età dell’innocenza«, pubblica il libro di viaggi «Italian backgrounds». In esso applica a Brescia una curiosa teoria: nel visitare una città, «l’irrompere delle impressioni e dei ricordi è talvolta così travolgente che l’osservazione si perde nella pura sensazione». Accade cioè che ad ogni luogo corrisponda un substrato di conoscenze e di concezioni pregresse; e che esse orientino – evocando immagini e idee, come ciò che il nome dei Guermantes faceva baluginare nella mente di Proust – la nostra percezione di esso.

La scrittrice Edith Wharton (1862-1937)

L’idea immaginativa di Brescia nel tempo si è evoluta insieme alla città e ai suoi osservatori. Lo scrittore James Boswell arriva il 24 luglio 1765. Durante la permanenza rilegge le parole di Joseph Addison, il padre del giornalismo moderno: Brescia consiste, essenzialmente, nelle sue ferriere e nella sua produzione di armi. Così Boswell dice che, da quando è arrivato in città, «iron has run in my head», «non ho avuto altro per la testa che il ferro». Ancora vent’anni fa, in un articolo del 2005 di Andrew Purvis, il Guardian descriveva Brescia a partire dalla sua vocazione industriale.

Poi sono cambiati i punti d’osservazione e con essi è cambiata l’immagine della città: oggi le testate straniere ne valorizzano soprattutto la stratificazione storica, il patrimonio artistico e culinario, le strade più curiose e meno battute. I giornalisti partono dal Carmine, intrigati dal «labirinto di strade colorate costellate di bar e ristoranti».

Le lenti sono diverse rispetto a quelle di una visita tradizionale incentrata solo sulle tappe «imperdibili»; il filtro, però, rimane. Curiosamente, Wharton ritiene che le città italiane vadano lette – o, più precisamente, osservate – come un quadro religioso del Rinascimento: il primo piano è soprattutto convenzionale, con scene e personaggi «imposti» dalla tradizione; è dietro, sullo sfondo, che il pittore esprime sé stesso e il suo tempo. E’ la logica da «gemma nascosta», così invalsa nel giornalismo da viaggio: l’unica differenza col turismo convenzionale è che «foreground and background have changed places» – primo piano e sfondo si sono scambiati di posto.

L’entusiastica descrizione di Lovere, cittadina sulle sponde del Sebino, è una delle pagine più famose scritte da Lady Mary Montagu durante la sua permanenza in Italia. Ma secondo Wharton, che raggiunge a sua volta il luogo dopo aver attraversato la Val Camonica, quella Lovere così «beautifully romantic» corrisponde anch’essa ad una distorta trasposizione immaginativa. E’ inevitabile: le cose esistono oltre e al di fuori del nostro sguardo, ma per coglierle non possiamo che fare affidamento su di esso, e sugli aspetti cangianti delle sue prospettive. E’ giusto allora rallegrarsi delle recensioni prestigiose che giungono dall’estero; ma rammentandosi che, come diceva la Wharton, «non è mai facile capire quanto l’occhio riceva e quanto, invece, vi metta del proprio». 

Vai a tutte le notizie di Brescia

Iscriviti alla newsletter di Corriere Brescia

26 agosto 2026 ( modifica il 26 agosto 2026 | 22:33)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Parco Tarello, un mese dopo l'intervento della Loggia I clochard fanno il bucato alla fontanella e stendono i vestiti sulla siepe

Le persone senza fissa dimora utilizzano la siepe ad "altezza uomo" per far asciugare le coperte e gli indumenti sotto il sole

LA PRIMA PAGINA DI OGGI

Condividi questo articolo