Erri De Luca ritorna sui Sentieri degli Dei di Agerola
Giovedì 27 agosto lo scrittore è protagonista di «Parole da difendere» all’Anfiteatro di via Carbonara nell’ambito della quindicesima edizione del Festival. Un incontro senza un tema tra memoria, Mediterraneo e impegno
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Erri De Luca ritorna sui Sentieri degli Dei di Agerola
di Carmine AymoneGiovedì 27 agosto lo scrittore è protagonista di «Parole da difendere» all’Anfiteatro di via Carbonara nell’ambito della quindicesima edizione del Festival. Un incontro senza un tema tra memoria, Mediterraneo e impegno
«Ho il privilegio di essere cittadino onorario di Agerola. Torno in questo luogo di adozione da scrittore, a raccontare storie». Domani, giovedì 27 agosto, alle 21, lo scrittore napoletano sarà all’Anfiteatro di via Carbonara per “Parole da difendere”, uno degli appuntamenti della quindicesima edizione di Agerola Sui Sentieri degli Dei. Un titolo che è già una dichiarazione d’intenti: non una lezione né una presentazione, ma una conversazione aperta, affidata alle domande del pubblico e ai temi che attraversano il nostro tempo, dalla memoria al Mediterraneo, dalla montagna alle trasformazioni della società.
Non ci sarà così un unico argomento a fare da binario all’incontro: saranno le domande, le suggestioni e le inquietudini dell’attualità a orientare il racconto. Una formula che lascia spazio alla parola pensata e a quella improvvisa, alla memoria personale e alla riflessione pubblica.
De Luca attraverserà così territori diversi ma intimamente collegati: la letteratura e la memoria, il Mediterraneo e la montagna, i mutamenti della società e la responsabilità individuale. Al centro, soprattutto, ci sarà la parola, non considerata soltanto come strumento dello scrittore, ma come patrimonio civile. Difenderne il significato, in un'epoca nella quale termini e concetti vengono spesso consumati dall’uso rapido e dalla comunicazione incessante, significa anche difendere la possibilità di comprendere ciò che accade.
Il ritorno ad Agerola consolida un dialogo che non si esaurisce in una singola serata. Già nell’agosto del 2025 Erri De Luca aveva incontrato il pubblico del Festival con“Andare fuori tema”, scegliendo anche allora di sottrarsi a una traccia rigidamente definita. Una scelta coerente con una scrittura che tende a mettere in relazione esperienze apparentemente lontane e a cercare, nelle parole, il punto di contatto tra dimensione privata e storia collettiva.
Nato a Napoli nel 1950, De Luca ha costruito nel corso dei decenni un percorso letterario difficilmente riconducibile a un solo genere. Romanzi, racconti, poesie, teatro, traduzioni e interventi civili compongono un’opera nella quale la letteratura dialoga costantemente con l’esperienza vissuta. L’esordio narrativo arriva nel 1989 con Non ora, non qui, dopo anni segnati dal lavoro operaio e dalla militanza politica.
A quella stagione appartengono esperienze che hanno contribuito a definire la sua figura pubblica e intellettuale: il volontariato, la partecipazione ai convogli umanitari durante la guerra nell’ex Jugoslavia, lo studio dell’ebraico antico e una pratica assidua dell’alpinismo. Sono percorsi differenti, ma accomunati da una stessa attenzione verso il limite, la responsabilità e il rapporto dell’individuo con la storia.
Anche il legame con Agerola si è formato progressivamente, attraverso le numerose partecipazioni al Festival e un rapporto sempre più stretto con il territorio della Costiera Amalfitana. Nel 2024 quel legame ha trovato una forma istituzionale nel conferimento della cittadinanza onoraria, riconoscimento che ha dato un significato ulteriore a una frequentazione ormai consolidata.
E proprio il paesaggio di Agerola, sospeso tra la montagna e il mare, sembra offrire una cornice naturale alla riflessione di De Luca. Il Sentiero degli Dei, che attraversa questo territorio, diventa quasi una metafora di quel suo modo di procedere: un percorso che non segue necessariamente la linea più breve, che invita a cambiare prospettiva e a osservare da una quota diversa ciò che si credeva già conosciuto.
“Parole da difendere” si annuncia dunque come un incontro più che come una semplice presentazione. Un’occasione per ascoltare uno scrittore confrontarsi con il presente senza rinunciare alla memoria e senza separare la letteratura dalla vita. Perché, nel tempo della comunicazione istantanea, tornare a interrogare le parole significa anche chiedersi quanto ancora siamo capaci di ascoltarle, comprenderle e attribuire loro un peso.
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