La scoperta: ecco dov'è la borgata fantasma di Pierpaolo Pasolini
In «Una vita violenta», romanzo del 1959, lo scrittore e regista scriveva di una località immaginaria: la «Piccola Shangai»: «la Lettura» l'ha scovata sulla riva dell'Aniene
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La scoperta: ecco dov'è la borgata fantasma di Pierpaolo Pasolini
di Giuseppe PollicelliIn «Una vita violenta», romanzo del 1959, lo scrittore e regista scriveva di una località immaginaria: la «Piccola Shangai»: «la Lettura» l'ha scovata sulla riva dell'Aniene
Pierpaolo Pasolini (1922-1975) nel 1950 (foto Federico Garolla)
«Tommaso, Lello, il Zucabbo e gli altri ragazzini che abitavano nel villaggetto di baracche sulla Via dei Monti di Pietralata, come sempre dopo mangiato, arrivarono davanti alla scuola almeno una mezzoretta prima». Già nelle righe iniziali di Una vita violenta - pubblicato da Livio Garzanti nell’aprile del 1959 dopo il successo riscosso (e le polemiche suscitate, con tanto di processo per oscenità chiusosi con una piena assoluzione) dal precedente Ragazzi di vita, uscito nel 1955 - Pier Paolo Pasolini menziona l’agglomerato di tuguri abusivi in cui vivono il protagonista del suo secondo romanzo di ambientazione romana, appunto il dodicenne Tommaso Puzzilli, e alcuni amici di quest’ultimo. Da allora, dunque da 67 anni (anche perché, evidentemente, non è mai stato chiesto a Pasolini, quando questi era in vita, di specificarne l’ubicazione), nessuno ha mai saputo indicare dove stesse di preciso questo luogo che appartiene di diritto alla categoria dei siti celebri della letteratura italiana del Novecento. Nessuno fino a oggi.
Al termine di lunghe ricerche, difatti, chi scrive è riuscito a identificare il punto esatto in cui il villaggetto di baracche, chiamato nel romanzo Piccola Shangai (Pasolini usa questa grafia in luogo della corretta «Shanghai»), si trovava. Nella finzione, beninteso, perché nella realtà, come vedremo, tale villaggio non è mai esistito, in accordo con ciò che di Pasolini scrisse Valerio Magrelli sul dorso romano del «Corriere della Sera» il 9 ottobre 2005: «È lui che trasforma la borgata in una leggenda, le baracche sull’Aniene nella “piccola Shangai”». Quel «mucchio di catapecchie», nondimeno, Pasolini lo aveva collocato in una sede precisa e questa sede l’abbiamo infine individuata. Le informazioni principali che, in Una vita violenta (finalista dell’edizione del 1959 del Premio Strega, vinta da Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa), Pasolini fornisce riguardo alla Piccola Shangai sono due: si trovava nella zona di Pietralata, nella parte nord-est di Roma (Pietralata, oggi ventunesimo quartiere della Capitale, si estende, da ovest verso est, tra la via Nomentana e la via Tiburtina); era vicinissima all’Aniene, praticamente su una sua sponda, tanto che il villaggetto, al termine del romanzo, finisce spazzato via da una delle esondazioni - frequenti all’epoca - del secondo fiume romano.
La mappa della borgata fantasma pubblicata nella #Lettura 769
Ancora nel 2013, il fotografo Ruggero Passeri, autore in quell’anno di una mostra sui luoghi di Una vita violenta curata da Maria Ida Gaeta e allestita a Roma presso la Casa delle Letterature, dichiarerà che non è più possibile comprendere dove la Piccola Shangai si trovasse: «La baraccopoli non è neppure più individuabile: probabilmente costeggiava le rive dell’Aniene, poco prima di Monte Sacro, ma non ce n’è traccia nemmeno nella memoria della gente di quartiere». Ruggeri aveva ragione: la Piccola Shangai era situata su una riva dell’Aniene e poco prima di Monte Sacro (quindi molto più vicino alla Nomentana che non alla Tiburtina), quartiere confinante con Pietralata. Quanto al fatto - che possiamo personalmente confermare - che tra i residenti storici di quell’area non sopravvivano ricordi né del villaggetto di baracche né del nome Piccola Shangai, esso non fa che attestare come la Piccola Shangai sia un parto dell’immaginazione di Pasolini. Il quale, del resto, potrebbe avere scelto di non riferirsi, in Una vita violenta, né a un luogo né a individui reali (diversamente da quanto fatto nel suo romanzo precedente) poiché non tutte le persone citate in Ragazzi di vita si dimostrarono entusiaste di essere comparse nel libro con i loro nomi o soprannomi veri (il Riccetto, Marcello, Agnolo e via elencando).
Dietro al canneto, che la nasconde alla vista, c'è la spianata su cui in «Una vita violenta» sorge la Piccola Shangai. Quasi di fronte vi è l'ex cloaca che sversava nell'Aniene i liquami del Policlinico «Umberto I»
Troverebbe in questo modo una spiegazione l’avvertenza che Pasolini inserì al termine di Una vita violenta: «I riferimenti a singole persone, fatti e luoghi reali qui descritti sono frutto di invenzione: tuttavia vorrei che fosse ben chiaro al lettore che quanto ha letto in questo romanzo è, nella sostanza, accaduto realmente e continua regolarmente a accadere». E si chiarirebbe anche la denominazione «Piccola Shangai», per elaborare la quale, con ogni evidenza, Pasolini si ispirò alla borgata di Tor Marancia (situata a sud-est di Roma), che per l’appunto era popolarmente chiamata Shangai in ragione del suo sovraffollamento e delle misere condizioni di vita dei suoi abitanti. A rendere difficoltosa l’individuazione del villaggetto di baracche sull’Aniene, in ogni caso, ha contribuito Pasolini stesso, il quale era accuratissimo nella descrizione fisica dei luoghi, ma non sempre altrettanto preciso nel nominarli e nel contestualizzarli. Ecco un paio di esempi. Nel riferire sul settimanale «Vie nuove» del 12 aprile 1962 come fosse improvvisamente germinata in lui l’idea di scrivere Una vita violenta, Pasolini racconta: «La trama di Una vita violenta mi si è fulmineamente delineata una sera del ’53 o ’54, quando stavo finendo di scrivere Ragazzi di vita. C’è un punto della Tiburtina, all’altezza di Pietralata, e poco prima di Tiburtino III e Ponte Mammolo (dove allora abitavo), che si chiama il «Forte». Vi si vedono una caserma, un bar, una fabbrica, un deposito di pullman, delle baracche e, dietro, un’altura, un montarozzo spelacchiato e infernale, il Monte del Pecoraro».
Il ponte metallico sull'Aniene: la Piccola Shangai era sulla sponda opposta del fiume, a sinistra rispetto alla foto
Ebbene, Pasolini aveva già parlato di questo Forte all’inizio del quarto capitolo di Ragazzi di vita, chiamandolo «Forte di Pietralata»: «L’autobus si fermò al Forte di Pietralata; dal bar ancora aperto un riflesso di luce radeva la crosta d’asfalto della Tiburtina…». Il Forte in questione, tuttavia, non si chiama Forte di Pietralata bensì Forte Tiburtino (o Forte Tiburtina), in quanto si trova su via Tiburtina (di fronte a via di Pietralata); il Forte di Pietralata esiste e non è lontano da quello citato da Pasolini, ma è un altro edificio e, diversamente dal Forte Tiburtino, sorge - come segnala il suo nome - all’interno del quartiere di Pietralata. Sempre su «Vie nuove», qualche tempo prima (il 24 maggio 1958), Pasolini aveva scritto: «In fondo alla Casilina, poco prima del Quadraro, c’è un acquedotto, sotto i cui archi passa la strada. A sinistra c’è un resto di porta barocca, e una stupenda fontana. Si sale, e si entra in una specie di budello: da una parte l’enorme muraglione dell’acquedotto, dall’altra una ferrovia, tra argini fetidi e immondezzai». Qui Pasolini sta descrivendo l’inizio di via del Mandrione, però (a parte il menzionare un’inesistente porta barocca: a essere tardo barocca è la fontana, mentre la porta è semplicemente un arco del cinquecentesco Acquedotto Felice) sbaglia clamorosamente nell’indicarne l’imbocco, che non è su via Casilina ma su via Tuscolana.
La traversa senza nome di via di Pietralata al termine della quale si trova il ponte metallico sull'Aniene
Questi errori, più frequenti di quanto si possa immaginare, rendono comprensibile come mai Pasolini abbia aperto Una vita violenta con un’inesattezza: non è vero, infatti, che il villaggetto di baracche - cioè la Piccola Shangai - stesse su via dei Monti di Pietralata; stava invece (nella fantasia di Pasolini) su via di Pietralata, arteria lungo la quale il fiume Aniene scorre. Via dei Monti di Pietralata è, di via di Pietralata, una lunga traversa, la cui conclusione - ossia il punto in cui incrocia via di Pietralata - dista circa 500 metri (andando verso la Nomentana) da dove, in Una vita violenta, la Piccola Shangai è posta. Per comprendere le ragioni di questo sbaglio bisogna tenere presente anche un altro fatto: fino almeno a tutti gli anni Cinquanta, la maggior parte della gente chiamava via di Pietralata quasi esclusivamente il tratto della suddetta strada che andava dall’omonima borgata ufficiale (fatta costruire dal regime fascista a partire dal 1935 e set, tra gli altri, del film con Anna Magnani L’onorevole Angelina, diretto da Luigi Zampa nel 1947) a via Tiburtina. Ed è esattamente la stessa cosa che, a più riprese, fa Pasolini in Una vita violenta. Evidentemente, il segmento di via di Pietralata che va dalla borgata storica a via Nomentana (segmento che all’epoca era sostanzialmente aperta campagna) veniva, nei suoi diversi tratti, chiamato di volta in volta con un toponimo differente: ecco perché, dovendo indicare l’ubicazione della Piccola Shangai (che pur era su via di Pietralata), Pasolini parla di via dei Monti di Pietralata, ossia cita la traversa più vicina al punto di via di Pietralata in cui il villaggetto di baracche era situato.
L'ex cloaca del Policlinico «Umberto I», di epoca fascista, sotto il cui arco sormontato da fasci littori scorre il Fosso di Pietralata, un affluente del fiume Aniente
Per arrivare a comprendere in quale punto esattamente la Piccola Shangai sorgesse, la prima delle acquisizioni decisive è stata quella di individuare la posizione del ponte sull’Aniene presso il quale Tommaso e i suoi amici si recano, nel corso del romanzo, quando devono fare ritorno a casa. Anche qui Pasolini non si rivela di grande aiuto: opera anzi una sorta di sabotaggio ai danni del lettore in quanto, in Una vita violenta, chiama nel medesimo modo, cioè «ponte sull’Aniene», tre ponti diversi: uno è il Ponte Tazio, che si trova lungo la via Nomentana e conduce al quartiere Monte Sacro (essendo stato realizzato nel 1922, Pasolini lo definisce anche «ponte nuovo sull’Aniene»); un altro è il Ponte Mammolo su via Tiburtina (quello risalente al 1871, non quello antico, di età repubblicana, di cui oggi rimangono solo ruderi); il terzo è quello che ci interessa e che Pasolini, la prima volta in cui ne parla (siamo al principio di Una vita violenta e Tommaso e Lello, presumibilmente pluriripetenti essendo dodicenni, stanno tornando dalla scuola elementare «Vittorio Veneto» di via Pomona, nel cuore della borgata ufficiale), descrive così: «Sotto il pilone del ponte dell’acquedotto, c’era Tommasino. Ancora non se n’era andato a casa, e stava lì a aspettare con la borsa a tracolla. “A Tomà, mbè?” gli fece Lello, passandogli avanti e arrembandosi per primo su per la scaletta di ferro lungo il pilone» (a pagina 12 della prima edizione di Una vita violenta, da cui sono tratte anche le successive citazioni dal romanzo).
In verità, il ponte è sì abbastanza vicino all’acquedotto che costeggia via di Pietralata (si tratta dell’Acquedotto Vergine, parzialmente interrato), ma di certo non merita la definizione di «ponte dell’acquedotto». Infatti un ponte sull’Aniene fornito di una «scaletta di ferro lungo il pilone» esiste e, invisibile allo sguardo di chi transiti per via di Pietralata all’altezza dell’Acquedotto Vergine, sta alla fine di una stradina senza nome - neppure tanto corta - che è, di fatto, una traversa di via di Pietralata e che conduce fino all’Aniene. Lì, appunto, ci si imbatte in questo ponticello metallico tuttora dotato di una scaletta di ferro. Tale ponte non è attualmente attraversabile e comunque la scala per salirci, oltre a essere circondata da un muro, è situata, non sappiamo da quanto tempo, all’interno di una proprietà privata. Se lo si potesse percorrere, si giungerebbe sull’altra sponda del fiume, in mezzo alla rigogliosa vegetazione della Riserva Naturale Valle dell’Aniene, precisamente all’altezza di via Monte Nevoso e pertanto, ormai, nel quartiere di Monte Sacro.
È questo, senza discussioni, «il ponte dell’acquedotto, sopra l’Aniene che scorreva via gelato e buio» descritto da Pasolini (pagina 147). E, senza discussioni, Tommaso, Lello e gli altri, per raggiungere il villaggetto di baracche, il ponte (e quindi l’Aniene) lo attraversano, come dimostrano i seguenti brani di Una vita violenta (i corsivi sono nostri): «Lello se ne andava avanti per il ponte come fosse il capo, senza nemmeno voltarsi a guardare lo schiavo che gli trottava appresso. “Che, c’hai prescia, a Lè?” faceva Tommaso, dietro, con faccia malandrina. “Li mortacci tua!”. Ma Lello già era occupato a scendere giù per l’altro pilone: saltò sul trifoglio, e si mise a correre per il viottolo in mezzo al canneto» (pagine 12 e 13); «(Tommaso) passò il ponte dell’Acquedotto, trottò per le montagnole tutte inguazzate e belle verdi, e arrivò alla Piccola Shangai» (pagina 27); «La Piccola Shangai, in fondo alla scesa fangosa con qualche fratta sventrata, non si distingueva nemmeno, tanto era grigia e disordinata, nel pantano. Si appiattiva lì, come inguattata, a una curva della strada, che seguiva una curva del fiume: un affossamento, già tutto in ombra, ormai, mentre, sull’altra riva, la distesa dei campi, con qualche casetta qua e là, verso Ponte Mammolo, era immersa in una strana luce giallognola, come investita da qualche fila di riflettori lontani» (pagina 147); «Chiacchierando chiacchierando erano arrivati sul ponte dell’acquedotto, erano scesi lungo il canneto e erano arrivati sulla spiaggetta» (pagina 302).
Abbiamo insomma la certezza, visto che Tommaso e i suoi amici attraversano il ponte per tornare a casa e dato che «la distesa dei campi, con qualche casetta qua e là, verso Ponte Mammolo» è sull’altra riva del fiume rispetto a Monte Sacro, che la Piccola Shangai fosse non sul «lato Pietralata» dell’Aniene bensì sul «lato Monte Sacro». Ma dove di preciso? Valutando scrupolosamente le parole di Pasolini e confrontandole con la visione dall’alto, permessa da Google Earth, della riva dell’Aniene a cui il ponte conduce, è possibile capirlo. Si legga con attenzione il seguente brano di Una vita violenta (anche qui i corsivi sono nostri): «Ma l’altro, senza pensarlo per niente, se la filava di corsa; e solo come Tommaso fu ben distaccato, ricominciò ad andare più piano e a camminare giocando tra le canne e le frasche dei salci. Appena poi Tommaso gli rifù di nuovo alle tacche, si rimise a correre, per la scesa dei campi, che salivano verso l’alto coi filari dei broccoli già spuntati, tra qualche alberuccio. Lo staccò un’altra volta, e un’altra volta, sull’altopiano, riandò al passo. Ma stavolta gli ficcò di lasciarsi riprendere da Tommasino, che sudava come una fontanella: e scesero appaiati giù per le gobbe, verso il mucchio di catapecchie lì sotto dove abitavano, sulla strada tra Pietralata e Montesacro, poco prima del punto dove la cloaca del Policlinico sbocca nell’Aniene» (pagina 13).
L’osservazione dall’alto dell’area alla sinistra del ponte metallico dà la possibilità di verificare come lì, effettivamente, vi siano un viottolo (una porzione dell’attuale dorsale dell’Aniene), un canneto e una spianata, quella che Pasolini definisce in modo altisonante «altopiano». Spianata in fondo alla quale sorgeva la Piccola Shangai. Non solo. Quasi di fronte alla spianata (oggi completamente celata alla vista, per chi osservi da via di Pietralata, dalle imponenti dimensioni assunte dal canneto) c’è una struttura in mattoni di epoca fascista sotto il cui arco, sovrastato da fasci littori, passa un affluente dell’Aniene noto come Fosso di Pietralata (che proprio in quel punto termina il suo corso e che in passato scaricava realmente nell’Aniene i rifiuti del Policlinico «Umberto I», distante cinque chilometri); struttura che corrisponde in tutto e per tutto alla «cloaca» di cui parla Pasolini. Detto tutto questo, a definitiva riprova che la Piccola Shangai è un luogo realistico ma non reale, in almeno un paio di circostanze Pasolini, per esigenze narrative, non si fa scrupolo di trasferire il villaggetto di baracche sull’altra sponda dell’Aniene, quella che sta dalla parte di via di Pietralata. In barba a ogni verosimiglianza, giacché trenta e più baracche su quella stretta striscia di terreno non avrebbero mai potuto starci («Invece nello spiazzo centrale della Piccola Shangai, ch’era formato in tutto da una trentina di baracche, un po’ di legno un po’ di mattoni, c’era solo qualche ragazzino che giocava e qualche vecchia che chiacchierava, coi piedi nel fango», pagina 148), Pasolini compie la spregiudicata operazione quando deve narrare situazioni che sarebbero state incompatibili con l’attraversamento del ponte metallico sull’Aniene.
Una di queste sequenze, in cui lo scrittore s’inventa di sana pianta un ponticello e un fossato, è la tragica morte di Toto, uno dei due fratelli più piccoli di Tommaso, investito dall’autobus 211 (linea tuttora attiva): «Così uscì fuori dal cortiletto, tra le altre baracche, passò il ponticello sul fossato che divideva il villaggio di baracche dalla strada, e si mise a giocare dove si trovava. Mentre correva appresso alla palletta, al trotto, arrivò da dietro la curva per Montesacro l’auto: non fece in tempo a frenare, e l’intuzzò col paraurti, buttandolo lungo sul fosso. Toto andò a battere con la capoccetta contro una pietra appozzata nella fanga, e restò lì fermo» (pagina 202, la «curva per Montesacro» non è altro che un tratto di via di Pietralata). La seconda sequenza, molto lunga, è quella in cui Tommaso, nelle pagine conclusive del romanzo, si unisce ai pompieri nel tentativo di soccorrere una donna abitante alla Piccola Shangai dallo straripamento dell’Aniene: sequenza nella quale, inopinatamente, non si fa alcun accenno al ponte metallico e alla necessità di attraversarlo per raggiungere le baracche.
Al netto di queste licenze pasoliniane, il mistero che durava dal 1959 è comunque finalmente risolto. La Piccola Shangai di Una vita violenta si trovava senza dubbio sulla riva dell’Aniene che fronteggia la ex cloaca del Policlinico, là dove il fiume fa una curva a U; riva opposta a via di Pietralata e perciò situata, da un punto di vista amministrativo, nel quartiere di Monte Sacro. È lì che Tommasino Puzzilli abitava ed è lì che, divenuto ormai un giovane adulto provvisto di una coscienza politica, cercando di salvare gli abitanti della Piccola Shangai dalle impetuose acque dell’Aniene aggraverà le sue condizioni di salute, fino a morire di tubercolosi in quel Policlinico «Umberto I» che sversava liquami davanti a casa sua: «Come Tommaso rifù nel suo lettino, gli sembrò quasi di stare un po’ meglio. In fondo in fondo ancora non l’avevano benedetto; da qualche ora la tosse gli si era fermata, e aveva pure chiesto alla madre un po’ di quella marsala che gli aveva portato Irene. Ma poi, come diventò notte, si sentì peggio, sempre di più: gli prese un nuovo intaso di sangue, tossì, tossì, senza più rifiatare, e addio Tommaso» (pagina 382). (ha collaborato Patrizia Luzzi)
26 agosto 2026
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