Fenice, il debutto della direttrice d'orchestra Elena Maschio: «Basta meravigliarsi della presenza delle donne in questo ruolo, è una cosa normale. Venezi? No comment, siamo persone diverse»
Corriere della Sera - Cultura

Fenice, il debutto della direttrice d'orchestra Elena Maschio: «Basta meravigliarsi della presenza delle donne in questo ruolo, è una cosa normale. Venezi? No comment, siamo persone diverse»

Mercoledì 26 agosto 2026
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Elisabetta Maschio di Montebelluna (Treviso), che debutta con l’Orchestra del Teatro La Fenice in un doppio concerto, il 4 settembre al Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso e il 4 ottobre al Teatro Toniolo di Mestre

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Fenice, il debutto della direttrice d'orchestra Elena Maschio: «Basta meravigliarsi della presenza delle donne in questo ruolo, è una cosa normale. Venezi? No comment, siamo persone diverse»

di Francesca Visentin

Elisabetta Maschio di Montebelluna (Treviso), che debutta con l’Orchestra del Teatro La Fenice in un doppio concerto, il 4 settembre al Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso e il 4 ottobre al Teatro Toniolo di Mestre

Elisabetta Maschio

Rigore e impegno. È il mantra della direttrice d’orchestra Elisabetta Maschio di Montebelluna (Treviso), che debutta con l’Orchestra del Teatro La Fenice in un doppio concerto, il 4 settembre al Teatro Comunale Mario Del Monaco di Treviso e il 4 ottobre al Teatro Toniolo di Mestre, nell’omaggio a Giuseppe Sinopoli per gli 80 anni dalla nascita e i 25 anni dalla morte. «Debutto» nel suo caso fa sorridere, visti i 40 anni di carriera e il ricco curriculum, ma è la prima volta che Maschio lavora con l’Orchestra della Fenice. Un ruolo che arriva quando ancora non si sono placate le polemiche sulla nomina di Beatrice Venezi e la successiva frattura tra Venezi e la Fenice.

Direttrice Maschio, la preoccupa arrivare a La Fenice subito dopo il «caso Venezi»?
«Sulla vicenda Venezi la mia linea è sempre stata «no comment». Non è che andiamo accomunate solo perché entrambe donne. Siamo artiste diverse. Sono un’altra persona rispetto a Venezi, faccio altre scelte, non possono assimilarci. Sono timida e riservata, non ho mai puntato sull’apparire, l’esposizione (anche mediatica) fa solo perdere concentrazione e tempo. Nella musica bisogna studiare tanto e questo è sempre stato il mio unico faro. Nonostante la timidezza, il podio per me è un posto comodo, dove mi sento a mio agio, dove porto preparazione, sicurezza delle scelte musicali e tecnica».

Quando sale sul podio, qual è l’emozione?
«Musicista e direttrice d’orchestra sono professioni intellettuali, ma devono essere sostenute da nervi d’acciaio. Quando metto piede sul podio mi chiedo sempre: sono degna di farlo? Mi sono preparata a dovere? Le risposte arrivano dai miei oltre 30 anni di studio con coscienza e serietà».

Ha scelto la linea dello studio e del basso profilo?
«Lo studio viene prima di tutto, non solo lo studio della musica. In generale è importante spaziare, informarsi, approfondire anche materie collaterali, filosofia e poesia, che diventano nutrimento e arricchimento. Il mio carattere, poi, mi porta a preoccuparmi di fare, non di apparire».

Le sue radici, il Veneto, Montebelluna, cosa le hanno insegnato?
«Sono figlia della concretezza tipica della provincia veneta. Sono molto legata ai luoghi belli e dolci delle mie origini, dove voglio sempre tornare, mi hanno dato la semplicità e la serenità. Mi commuovo pensando a mio padre, medico, quando gli dissi che volevo sia iscrivermi a Medicina, sia fare il Conservatorio, rispose: “Non puoi fare bene due cose così impegnative, scegli quello che davvero ti piace di più”. Mi ha insegnato la libertà di scegliere e seguire i miei sogni, guardarsi dentro, scoprire la verità di ciò che vogliamo. Conoscere sé stessi è fondamentale, da lì si parte per ottenere risultati».

Le dispiace essere stata chiamata a dirigere fuori da Venezia e non dentro al Teatro La Fenice?
«No. Lavorare con professori e professoresse dell’Orchestra della Fenice per me è così interessante, stimolante e emozionante, che li dirigerei anche in un mercato, sopra una cassetta della frutta...»

Con l’Orchestra della Fenice porta in scena l’Ouverture dal Don Giovanni, la sinfonia Haffner di Mozart, Beethoven, l’Idillio di Sigfrido di Wagner. Ha scelto lei il programma?
«Non l’ho scelto io, ma la sorte ha voluto che sarebbe stata proprio la mia scelta. È un programma meraviglioso, uno dei repertori che amo di più e che ho eseguito spesso».

È ancora difficile in Italia essere donna a dirigere un’orchestra?
«Si continua a dire sempre “la prima donna”, ma la prima direzione d’orchestra in assoluto risale al 1930 e in Italia nel 1905, dunque oltre cent’anni fa. Basta con questa narrazione della “prima donna”. Bisogna iniziare a giudicare il valore artistico, non primati fittizi».

C’è sessismo nel mondo della musica?

«Il podio è un business e, come in ogni professione, buone relazioni personali aiutano sempre...»

Cosa pensa di alcune sue colleghe che vogliono essere chiamate «direttore»?
«Il linguaggio è lo specchio dell’evoluzione della società, è anche rivoluzione. A me piace molto il termine spagnolo directora».

Consigli a una ragazza che vuole diventare direttrice d’orchestra?
«Studiare, studiare, studiare. Ma verificare anche di avere l’attitudine».

Lei dirige anche il sistema nazionale delle Orchestre e dei Cori Giovanili in Italia.
«La commemorazione di Giuseppe Sinopoli coincide con un momento importante per il sistema nazionale delle Orchestre e dei Cori Giovanili e Infantili. Sinopoli è stato il primo a creare un ponte con El Sistema di José Antonio Abreu in Venezuela. Per celebrarne la figura stiamo organizzando concerti, incontri e percorsi formativi».

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26 agosto 2026

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