La lezione di Faber che non avrebbe cacciato nessuno dai suoi concerti
Una ragazza si è scandalizzata per la presenza di Matteo Salvini a un concerto in onore di Fabrizio De Andrè. È scoppiata la polemica...
La lezione di Faber che non avrebbe cacciato nessuno dai suoi concerti
Alessandra Arachi | 25 agosto 2026Una ragazza si è scandalizzata per la presenza di Matteo Salvini a un concerto in onore di Fabrizio De Andrè. È scoppiata la polemica...
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Come avrebbe reagito Fabrizio De Andrè vedendo Matteo Salvini ad un suo concerto? In questi giorni la domanda impazza nei social, polarizza gli animi, accende risposte da ultrà delle curve. Il 9 agosto Salvini era ad un concerto in onore di Faber, Diodato cantava le sue canzoni sul pratone dell’Agnata, la tenuta che De Andrè acquistò con Dori Ghezzi nell’entroterra della Gallura. A un certo punto una ragazza si è scandalizzata della presenza del vicepremier leghista: «Non posso assistere a questo concerto vista la presenza di quell’individuo». Ed è andata via. È scoppiata la polemica.
Ecco la domanda che impazza nei social in questi giorni di agosto. Ma la verità è che quello che dobbiamo chiederci è altro: ha senso farsela questa domanda? Macchina indietro, ad altri giorni di agosto. Al 27 agosto del 1979. Siamo sempre all’Agnata, la bella tenuta di oggi in quel tempo è poco più di un rudere, Fabrizio e Dori si danno da fare per sistemarla, è la casa dove hanno deciso di vivere, lontani da tutto. Da soli. Troppo da soli. I banditi sardi lo sanno che all’Agnata non ci sono nemmeno le porte. Che Faber e Dori non opporrebbero alcuna resistenza se si andasse a prenderli lì. E i banditi all’Agnata sono andati. Il resto è una cronaca che è diventata storia. Dori e Faber portati via in piena notte. Prigionieri 117 giorni sui monti del Supramonte. L’angoscia del rapimento sublimata in un disco tra i più struggenti di De Andrè, in una frase lo smarrimento di quei giorni: «Ora il tempo è un signore distratto un bambino che dorme...».
Fu un tempo sospeso e impaurito quello del rapimento. Ma proprio in quel tempo Fabrizio de Andrè è stato capace di dialogare con i suoi carcerieri. Di capire le loro vite. Di anteporre i loro patimenti ai suoi. Di stabilire che la sua e quella di Dori era una prigionia con un tempo finito, mentre i rapitori sarebbero rimasti prigionieri per sempre delle loro vite. A questo punto: se Faber è arrivato a tali livelli, a perdonare i carcerieri, davvero vogliamo ancora chiederci cosa avrebbe fatto vedendo Salvini, o chiunque altro, spettatore ad un suo concerto?
25 agosto 2026
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