Le vane parole di chi amava l'Italia
Antonio Cederna, del quale ricorrono 30 anni dalla morte, aveva capito prima tante cose. Per dirne una: «Paghiamo mille miliardi l’anno i guasti causati dal dissesto idrogeologico...»
Le vane parole di chi amava l'Italia
Gian Antonio Stella | 25 agosto 2026Antonio Cederna, del quale ricorrono 30 anni dalla morte, aveva capito prima tante cose. Per dirne una: «Paghiamo mille miliardi l’anno i guasti causati dal dissesto idrogeologico...»
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A che servono i profeti, se non vengono ascoltati o sono addirittura zittiti con fastidio? Antonio Cederna (nella foto), del quale domani ricorrono 30 anni dalla morte, aveva capito prima tante cose. Per dirne una: «Paghiamo mille miliardi l’anno i guasti causati dal dissesto idrogeologico». Era il 13 ottobre del 1976, prima della catastrofe in Val di Stava, delle alluvioni in Valtellina, in Piemonte o in Garfagnana, dell’apocalisse di Sarno, dei disastri a Ischia o Niscemi... Erano, quei mille miliardi di lire di allora, l’equivalente di quasi 6 miliardi e mezzo di euro di oggi.
Cinquant’anni sono passati. E l’Italia in questo mezzo secolo ha speso intervenendo «dopo» sui disastri idrogeologici perfino più dei 50 mila miliardi di lire dell’epoca stimati da Cederna. Eppure chi ha governato il Paese, a destra e a sinistra, non ha mai ascoltato gli ammonimenti che arrivavano da chi più ha amato, disperatamente amato, l’Italia.
Basti rileggere, in quel lontano articolo di allora, quando ancora non c’era stata l’impetuosa spinta tecnologica di questi ultimi anni, l’invito avveniristico a «promuovere l’impiego di fonti alternative, dall’energia geotermica che potrebbe soddisfare un 20% del fabbisogno a quella solare che potrebbe soddisfare un altro 20%, per il riscaldamento domestico».
O il monito lanciato ancora sul Corriere nel giugno 1980, dieci anni prima del rapporto drammatico dell’Onu sul Climate Change («Gli effetti più gravi provocheranno migrazioni di massa: milioni di individui saranno sradicati dai Paesi di origine dall’erosione costiera, dalle inondazioni e dai disastri nelle coltivazioni agricole. Molte aree in cui arriveranno gli emigrati avranno servizi sanitari e di altro genere insufficienti per accogliere i nuovi arrivati. Epidemie scoppieranno nei campi profughi e si propagheranno alle comunità circostanti») sull’«aumento nell’atmosfera dell’anidride carbonica con conseguenti minacce di gravi alterazioni climatiche» dalla «distruzione delle foreste tropicali (e degli esseri umani che le abitano) al ritmo di 5-6 milioni di ettari l’anno» all’«intossicazione ambientale da metalli pesanti». Parole generose e illuminanti.
Ma vane. Per non dire delle ripetute denunce contro le energie fossili. Nel 1975, stando ai dati dell’International Energy Agency, venivano bruciati nel mondo 3,3 miliardi di tonnellate di carbone, nel 2000 ben 4,7 miliardi, nel 2025 addirittura 8,8. Quasi il triplo. I sordi non vogliono sentire.
25 agosto 2026
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